Settembre 21, 2020

Come ci sentiamo oggi, dopo 48 anni_di Giorgio Ariu

La tivù era in bianconero, di Stato, e per orari da grandi adunate. Per radio la diceva il Gazzettino sardo. Ninni Carta (ANSA) e Gianni Massa (AGI), senza saperlo, erano i primi blogger: notizie rutilanti per social della prim’ora. In edicola la faceva da padrone L’Unione, La Nuova Sardegna solo a Sassari. Febbraio 1973, Cagliari in rossoblu e ancora con la sbornia dello scudetto prendeva per mano il basket che di Brill luccicava. La domenica era festa no stop tra S.Elia e Palazzetto e ci si risvegliava dopo la serrata del sabato, con la borghesia bottegaia in fuga verso Santa Margherita o in ordine sparso a fare shopping in Continente. Il Cagliaritano emetteva i primi vagiti. E si prendeva subito un “Dito nell’occhio” dal militante rubrichista del quotidiano comunista L’Unità, perché reo di delegare la narrazione dell’arte pittorica nostrana niente meno che a Enrico Endrich. Prime uscite dal pensiero unico, prove di Dialogo (nostalgia degli esordi studenteschi con Sandro Ciotti a prendermi per mano). Cominciò così l’avventura. Con Francesco Masala che fuggiva con il Riso Sardonico dalla “demoniaca” monocoltura della petrolchimica e trovava rifugio nella nostra redazione. Con Agostino Castelli che, lontano ormai dalle violenze cilene, ci consegnava il suo privatissimo Emilio Lussu così come Armando Zucca. E accanto alle grandi firme nasceva la nave scuola del Cagliaritano.

Insieme ai Grandi Paolo Montaldo, Ugo Ugo, Vindice Ribichesu, Luigi Cogodi, Francesco Macis, Gianfranco Macciotta, Giuseppe Podda, Galep, Gianfranco Pintore, Tara Gandhi, Antine Nivola, Giovanni Lilliu, Aldo Congiu, Claude Schmitt, Paolo Fadda, Siro Vannelli, Fernando Pilia, Giorgio Princivalle, Mario Silvetti, Emanuele Sanna, Cosimo Canelles, Raimondo Zucca, Eugenio Barba, Antonio Romagnino, Cenzo Soro, Raniero Massoli Novelli, gli esordienti Sergio Atzeni, Alfredo Franchini, Filippo Peretti, Lello Caravano, Lucio Salis, Nando Mura, Giuseppe Macciotta, Valerio Vargiu, Ignazio Artizzu, Vera Coppa, Maurizio Onnis, il disegnatore Mannelli, Gianfranco Murtas, Carlo Figari, Bruno Cadoni, Maurizio Santoloci, Antonello Angioni, Paolo Latini. Ora che questo giornale di anni ne ha compiuto 48, sempre con lo stesso direttore, il fuoco è rimasto dentro, la voglia di mettersi in gioco, il gusto della sfida, la Cultura del Dialogo non sono venuti meno. Anzi, con la benzina dell’indipendenza (nessun padrone da sempre, nessun socio palese od occulto) ci sembra di vivere momento per momento il Sogno, le emozioni di quel lontano mese di febbraio. In solitaria non abbiamo fatto sconti alla”bistecca al petrolio”, alla mega porcilaia di Suni e Sindia e ad altre scelleratezze della nostra Terra, talvolta raccontata da “omologatori” con le ginocchia sbucciate. Quelli che tengono famiglia, amanti del pensiero unico e sempre pronti a riposizionarsi.

Noi andiamo avanti per la nostra strada, senza scorciatoie, ne’ bus o calessi. Dei social prendiamo il lato buono, la tecnologia che qualche sussulto patisce in questi giorni non farà morire mai il cartaceo. È la storia che conta, oggi dicono il brand, e noi diciamo che vince la congiunzione virtuosa tra le due modalità per arrivare “puliti”, credibili, alla gente.

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