Settembre 21, 2020

Adriana Maria Cammi, una poliziotta davvero speciale_di Fabio Salis

Nella nostra società, ancora troppo spesso impregnata di casi di maschilismo, non è sempre semplice per una donna farsi strada in ambito lavorativo e soprattutto assumere posizioni di comando. Talvolta i pregiudizi non vengono sconfitti con facilità, ma in altre occasioni il buon esempio arriva proprio da coloro che, come le Forze dell’Ordine, rivestono anche un importante ruolo etico. In questo caso è proprio la Sardegna a fare da apripista a livello nazionale.

“Sino a pochi anni fa non avrei mai pensato di poter dirigere un Reparto Mobile e realizzo l’importanza che riveste il superamento di tale limite che ancora esisteva per le donne che, all’interno della Polizia di Stato, avevano già occupato vari ruoli apicali”, così commenta con soddisfazione la Dr.ssa Adriana Maria Cammi, Dirigente del XIII Reparto Mobile “Sardegna” della Polizia di Stato. Ha ricevuto tale nomina dal Capo della Polizia Gabrielli nel luglio del 2018, stabilendo un record che la vede come la prima donna in assoluto a dirigere un Reparto Mobile in

Italia e sdoganando il luogo comune che certi uffici di Polizia siano banditi alle donne in virtù di vecchie concezioni. “Il reparto mobile non è infatti solo forza, ma è anche intelligenza, strategia e organizzazione”, ci tiene a sottolineare.

In servizio all’interno del Corpo di Polizia dal dicembre del 1990, la Cammi ha inizialmente ricoperto il ruolo di Vice Dirigente presso il Compartimento Polizia Ferroviaria di Cagliari. Dal 1996 al 2004 ha diretto diversi uffici della Questura di Cagliari; dal 2000 al 2002 ha ricoperto il ruolo di

“Portavoce Stampa e Responsabile Ufficio Relazioni Esterne e sito web” e di Vice Capo di Gabinetto. Negli anni successivi è stata Dirigente del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica di Cagliari e, fino al 2011, Responsabile della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Cagliari. Nel 2013 è stata promossa a Primo Dirigente della Polizia di Stato, dopo aver lavorato all’interno della Divisione della Polizia Amministrativa Sociale e dell’Immigrazione.

Lei è la prima donna ad esser stata nominata a dirigere un Reparto Mobile in Italia. Un ruolo di grande responsabilità e prestigio, per il quale è riuscita a rompere gli schemi che vedono il Reparto Mobile come un ambiente in cui la componente maschile è nettamente maggioritaria.

“Da un lato mi sento sempre lo stesso funzionario che ha fatto ingresso in Polizia 28 anni fa e che si trova alle prese con una nuova esperienza dirigenziale. Un’esperienza che si aggiunge alle precedenti con le sue peculiarità, ma senza grosse differenze rispetto al passato. Sono lusingata del fatto di essere stata proprio io ad avere avuto la prima dirigenza al femminile di un Reparto Mobile, ma lo considero un normale avvicendamento di incarichi avvenuto, per me, nel momento storico giusto”.

Spesso in Italia si sente parlare di casi di discriminazione di genere all’interno del posto di lavoro. Ci descriva il rapporto che ha con i suoi colleghi.

“Il rapporto con loro, a tutti i livelli, è assolutamente sereno. Non ritengo vi siano differenze sostanziali nei rapporti di lavoro a seconda del fatto che i colleghi siano uomini o donne, lo non ho mai concepito di poter essere discriminata in quanto donna e non ho mai percepito alcun problema nei miei confronti legato alla mia appartenenza di genere, né ora né durante tutta la mia carriera. Da noi contano il merito, le capacità, lo non mi sono mai sentita discriminata per il mio sesso, al massimo ho pensato di non essere abbastanza esperta all’inizio.”

Per guidare un reparto formato da colleghi con tanti anni di esperienza alle spalle bisogna mettere in campo le proprie capacità e l’autorevolezza. Ci racconti come

vive quest’esperienza e quali sono le principali qualità da mettere in gioco.

“Certamente si sente sempre il peso della responsabilità di un ufficio di cui si ha la dirigenza e si cerca di svolgere il compito nel modo migliore possibile. Le qualità che servono credo però siano sempre le stesse in ogni ufficio; occorre avere capacità organizzative, equilibrio, buon senso, capacità di assumere decisioni e capacità di fare squadra. Certo, il personale dell’ufficio che dirigo oggi ha un’esperienza di tecniche di ordine pubblico che è sicuramente superiore alla mia. Ma questo per me non è un problema, bensì una risorsa che, in quanto capo, devo saper far fruttare al meglio e valorizzare”.

Nell’ambito della sicurezza sono numerose le situazioni da dover

gestire quotidianamente, spesso complicate.

“Il mio lavoro attuale consiste nel gestire l’ufficio che organizza, sotto il profilo dell’addestramento e dell’impiego, le squadre che vengono messe a disposizione delle Questure dell’Isola e, talvolta, della Penisola per i servizi di ordine pubblico che si svolgono sotto la direzione dell’Autorità di Pubblica Sicurezza. Mentre quando lavoravo in Questura venivo impiegata dal Questore nella direzione dei servizi di ordine pubblico, attualmente il mio ruolo nella gestione della sicurezza si svolge prevalentemente dietro le quinte”. L’incarico che ricopre richiede numerosi sacrifici e tanto impegno a livello di tempo, anche per cercare

di conciliare gli impegni lavorativi con quelli familiari.

“In ogni lavoro impegnativo si fatica un po’ a conciliare le esigenze di servizio con gli impegni familiari. Ma quando ami quello che fai, sia in ambito lavorativo che in ambito familiare, riesci ad organizzarti e a gestire bene l’uno e l’altro. Sono come tante donne che ogni giorno si trovano a dover far quadrare i conti e le responsabilità familiari con un lavoro intenso e coinvolgente. lo non ho mai avuto problemi, ho lavorato alle volanti fino al settimo mese di gravidanza”.

Dall’alto della sua lunga esperienza in Polizia, ci racconti il percorso che dovrebbe seguire, a suo parere, una giovane donna che desidera entrare nel Corpo.

“In Polizia le donne sono ancora numericamente inferiori rispetto agli

uomini per varie ragioni connesse in parte all’inserimento più tardivo, avvenuto a pieno titolo solo con la Legge 121/1981, ed in parte alle modalità di accesso che spesso passano attraverso le forze militari aperte alle donne in tempi relativamente recenti. Nonostante ciò, la Polizia manifesta una forte apertura alla valorizzazione del ruolo della donna e contempla, al suo interno, molte tipologie di impiego quasi tutte caratterizzate dal contatto con il sociale. Certamente bisogna avere piena consapevolezza dell’impegno che richiede. Peraltro, posso consigliare solo di credere in se stesse. Poi, se sei una persona seria e ti piace quello che fai, il resto viene da sé”.

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