Settembre 21, 2020

Cagliari rischia di perdere memoria e tradizioni_di Ermenegildo Lallai

Le città sono state spesso assimilate alle persone: hanno un carattere, specifiche peculiarità, una storia e, sopratutto, vivono di ricordi così come tutti gli esseri umani. Anche Cagliari ha gueste caratteristiche , ogni cagliaritano è depositario di ricordi della vita cittadina, vissuti direttamente o acguisiti e impreziositi dai racconti dei genitori e dei nonni. Si crea in tal modo una sorta di positiva “staffetta” che lega i cittadini di oggi con quelli dei tempi andati e che fa emergere la straordinaria continuità tra passato e presente che è aM’origine del sentimento di appartenenza che unisce gli abitanti e che alimenta la storia e la vita stessa della città.

Si deve purtroppo riconoscere che questi importanti valori vivono attualmente un periodo di crisi, vengono sempre più “snobbati” da tantissimi giovani che tendono a rapportarsi solo col pre- sente: di conseguenza la memoria dei momenti importanti della vita delle comunità si avvia a diventare lentamente patrimonio quasi esclusivo delle persone di una certa età. I giovani, infatti, pur con le dovute e meritevoli ecce- zioni, forse a causa della imperante e diffusa globalizzazione, sanno molto spesso ben poco della storia cittadina. Tanti ragazzi dei nostri giorni, infatti, hanno come punto di riferimento l’immancabile telefonino, i capi di abbigliamento firmati, i cantanti con re- pertorio molto moderno e le serate in discoteca.

Per i giovani cagliaritani, il legame con la città di origine è spesso limitato al solo parlare con la tipica cadenza isolana e all’uso di battute in campidanese anche se pochissimi, purtroppo, sono in condizione di affrontare una chiacchierata in limbo. Una piacevole eccezione a questa preoccupante tendenza può comunque riscontrarsi a Cagliari nel popolare quartiere di Stampace. La Confraternita del Gonfalone, infatti, che ha come punto di riferimento il culto per Sant’Efisio e l’organizzazione delle feste di gennaio e di maggio dedicate al Santo, comprende molti giovani che garantiscono la continuità nel tempo della fede e di una delle più belle tradizioni religiose dell’intera Sardegna.

Gli stessi incarichi di prestigio di Presidente e Terzo guardiano, sopratutto negli ultimi anni, sono stati assegnati anche a giovani – tali devono essere considerati anche i quarantenni- che, nonostante l’età, possono comunque vantare una lunga militanza nella Associazione della quale conoscono, magari perché tramandata dai genitori, non solo la storia nel suo complesso ma, molto spesso, anche episodi e aneddoti riguardanti i confratelli degli anni passati. Ancora oggi suscita ironia e simpatiche battute la scarsa perizia nello stare a cavallo di alcuni componenti del passato della Guardiania (Is dottoris) che, a maggio, accompagna in frak la Processione del Santo.

Alcuni personaggi vengono ancora oggi ricordati addirittura con il nomignolo col guale erano amichevolmente conosciuti. Uno dei “Dottoris” del secondo dopoguerra, in quanto impiegato del Comune, era chiamato da tutti “Municipiu”. Non si tratta, in verità , di una caratteristica dei soli confratelli di Sant’Efisio, perché anche altri cagliaritani, impiegati comunali, erano conosciuti con tale nomignolo.

Al contrario della preoccupante tendenza dei giovani a ignorare la storia della propria comunità moltissimi cagliaritani, soprattutto quelli di una certa età, vivono tuttora nel ricordo della storia e degli avvenimenti importanti che hanno inciso nella vita dei cittadini: ancora oggi, a distanza di tanti anni dagli eventi, restano ancora vivi i ricordi della tragedia subita dalla città, durante il secondo conflitto mondiale, che ha comportato lutti, la distruzione di migliaia di abitazioni e l’esodo (sfollamento) della popolazione nei paesi deH’interno della Sardegna per sfuggire ai bombardamenti. Di quei dolorosi giorni si ricorda l’assurdo spezzonamento che nella Via Sant’Efisio, davanti all’ingresso della Cripta della Chiesa di Santa Restituta, uccise una grande quantità di persone tra cui il pittore Tarquinio Sini.

In quei tragici anni invece, quando sperare nel futuro poteva sembrare una cosa assurda (era emersa l’inopportuna proposta di trasferire la capitale della Sardegna a Sassari), i cagliaritani si impegnarono, con grandi sacrifici e aiutati da amministratori illuminati, a ricostruire pur con scarse risorse e avvalendosi dei bravi artigiani dei centri del Campidano, quanto era stato distrutto e a rendere la città ancora più bella di prima.

Di quegli anni resta nella memoria il lunghissimo flusso e il “vociare” degli operai, quasi tutti muratori, che la mattina presto e la sera in bicicletta transitavano a centinaia per la Via San Benedetto tornando dal lavoro diretti ai vari paesi vicini dell’interland.

In un periodo così difficile gli intellettuali Nicola Valle, Francesco Alziator e Giovanni Lilliu compresero con grande lungimiranza che, alla ricostruzione materiale dei danni subiti dalla città, fosse necessario abbinare una ripresa dell’attività culturale. A tale scopo crearono l’Associazione “Amici del libro” che, dopo aver svolto nel primo periodo l’attività nella Biblioteca Universitaria di Cagliari si trasferì, grazie al Comune di Cagliari e al Sindaco Pietro Leo, nella sede storica del Largo Carlo Felice, nei locali sottostanti il Municipio. Gli Amici del libro, con la loro importante attività, rappresentarono una vera pietra miliare per la ripresa culturale della Sardegna dopo i tristi anni della guerra. Le conferenze, sempre seguite da un numeroso e qualificato uditorio, tenute da importanti studiosi locali e nazionali, hanno avuto per oggetto importanti temi di interesse regionale e nazionale finalizzati a legare, dopo gli anni della guerra, la cultura isolana a quella, più ampia, nazionale. All’Associazione va anche il grande merito di aver fatto conoscere e valorizzare con conferenze e con articoli comparsi nella Rivista “Il Convegno”, diretta da Nicola Valle, tantissimi scrittori, pittori, scultori e le tradizioni popolari della Sardegna.

Nella ricostruzione di Cagliari un ruolo importante ha svolto la GIOC (Gioventù Italiana Operaia Cattolica) che aveva la sua sede nella Chiesa, allora sconsacrata, di Santa Restituta, restituita al culto solo di recente.

La Gioc, fondata da Pinuccio Schirra e dai fratelli D’Angelo, aveva lo scopo di aggregare gli abitanti del quartiere di Stampace, sopratutto i giovani, negli anni in cui le attività di supporto ai giovani e ai cittadini in generale erano estremamente limitate per non dire inesistenti.

Tra le meritorie attività dell’Associazione deve essere ricordata in particolare l’organizzazione del Carnevale, visto come occasione di svago per la città. Nei locali della Chiesa di Santa Restituta improvvisati artigiani riuscivano a creare, con grande fantasia e capacità, carri allegorici , con le tecniche della carta pesta del carnevale di Viareggio, che venivano presentati la domenica e il martedì grasso.

I carri mascherati venivano accompagnati da una allegra banda musicale, composta da tamburi, grancasse e cori (ratantira), che costituiva la colonna sonora del carnevale : con piacere si deve ricordare che da qualche anno, dopo un periodo di silenzio, la ratantira ha ripreso a rallegrare i cagliaritani. Alle sfilate prendevano parte tantissime persone che indossavano le maschere tradizionali come “Sa Gattu” , “sa dira”, “s’acciappa figu”, “su tialu” e i tanti uomini che si travestivano da donne.

Meritano di essere ricordati anche i gruppi di ragazzi che indossando i semplici ed economici vestiti da indiani, ricavati prevalentemente da sacchi, che percorrevano di corsa le strade urlando.

Ma della GIOC si deve anche evidenziare il bellissimo Presepio che veniva allestito annualmente nella Chiesa di Santa Restituta in occasione del Natale, che riproduceva la Processione di Sant’ Efisio con tutti i personaggi in costume sardo. Purtroppo, dopo che l’Associazione ha dovuto lasciare i locali in seguito alla riconsacrazione della Chiesa, non si sa che fine abbia fatto il complesso molto prezioso delle statuine.

Ci si può chiedere se la grande forza che ha spinto i cagliaritani a ricostruire dopo i bombardamenti sia ancora oggi presente. Sicuramente, anche se i tempi e le esigenze sono fortunatamente cambiati, è rimasto, nonostante il difficile momento economico, lo spirito di iniziativa e la volontà di migliorare se stessi, le loro famiglie e sopratutto la Città.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *