Settembre 21, 2020

Nadia Neri, una dottoressa molto veloce

La medicina e l’atletica, due passioni indivisibili, l’una il sostentamento dell’altra, l’una fatica il diversivo dell’altra”. È il mantra di Nadia Neri, velocista da 110 e lode o, se preferite, dottoressa da 11.87. Il 26 luglio scorso, infatti, l’atleta sassarese in forza al Cus Cagliari ha concluso il suo percorso universitario, andando a laurearsi a pieni voti presso l’Università di Sassari con uno studio pilota riguardante la sclerosi multipla. Troppo facile creare retoriche sull’ennesimo traguardo tagliato da chi, da anni, colonizza con la sua costante presenza il gradino più alto dei podi di tutta l’isola. Più complesso parlare di rinunce, di scelte, come quella che Nadia ha dovuto compiere in quel giorno d’estate. Ma andiamo con ordine. Il suo percorso sportivo è una piccola storia da raccontare. Sì, perché la sprinter sarda classe 1994 ha iniziato la sua carriera da cestista. La sliding door che non ti aspetti arriva con l’ingresso alle scuole medie, quando Nadia (all’epoca residente ad Olbia) viene scelta dal professore di ginnastica per partecipare alla corsa scolastica. È il treno dell’atletica che arriva al momento giusto, o più probabilmente è lei ad andargli incontro al binario corretto: per natura non ha mai amato aspettare e quel giorno, stravincendo quella piccola gara, forse si accorge che il suo spicchio di mondo non era quello su cui aveva poggiato i piedi sino a quel momento. Archivia la parentesi pallacanestro e si tuffa in una dimensione troppo sua per aspettare ancora di essere vissuta.

Nadia Neri si toglie le prime soddisfazioni nell’Atletica Olbia da mezzofondista, guidata dal travolgente entusiasmo dell’allenatrice Gabriella Degortes. Ma è col trasferimento a Cagliari che Nadia, ancora teenager, compie il definitivo salto di qualità. È il tecnico del Cus Cagliari, Pompilio Bargone, ad accorgersi che dietro a quella ragazzina dai risultati altalenanti sulle lunghe distanze, si nasconde in realtà una delle più letali sprinter della storia dell’atletica isolana. Dapprima la inventa quattrocentista, e sul giro della morte Nadia racimola i primi titoli sardi. Poi dimezza la distanza e così ancora, entrando nell’Olimpo delle dieci sarde ad aver mai abbattuto il muro dei 12″ sui 100 metri.

Nel frattempo l’atleta da sette allenamenti a settimana diventa grande e, tra i banchi del Liceo Classico Siotto Pintor, ottiene risultati all’altezza delle prestazioni in pista. Capisce molto in fretta che la sua strada sarà quella della medicina, ma al test d’ingresso subisce un’imprevista mazzata: “A settembre 2013 il mio nome non figurava tra gli ammessi. Ricordo che ero distante quasi tremila posti dall’ammissione e l’avevo vissuta come una vera e propria tragedia, al punto che, pur di dimenticare il trauma, mi ero iscritta a tutt’altro genere di università, convincendomi che sarei diventata un ingegnere chimico. Ancora mi chiedo perché proprio chimico, tra l’altro”.

La svolta a marzo: “Il mio nome aveva improvvisamente scalato la graduatoria: ero tra gli ammessi. Mi ero alzata durante la lezione ed ero corsa fuori dall’aula per ritirarmi da ingegneria. Quel giorno stesso ho fatto le valigie e son partita a Sassari: mi fa ancora male pensare al momento in cui ho salutato mamma, babbo e mio fratello. Stavo partendo piena di interrogativi: nel giro di un’ora stavo lasciando famiglia, amici, allenatore, compagne di squadra e stavo andando incontro a un anno accademico già iniziato da mesi. Avrei dovuto recuperare esami e ore di lezione perse. Eppure io ricordo quella primavera come la più bella della mia vita”. Nadia conosceva il sapore del sacrificio e della fatica e in poco tempo, con una motivazione troppo forte per essere vera, si rimette al passo, recuperando l’arretrato nel giro di un paio di mesi.

I sei anni di università trascorrono rapidi, diventa donna e arriva alla corona d’alloro perfettamente in corso. Ma il destino ha in serbo per lei un ultimo bivio in autostrada, facendo coincidere il giorno della sua laurea con quello dei campionati italiani assoluti, l’obiettivo stagionale che la avrebbe vista protagonista. L’atleta è costretta alla grande rinuncia, guadagnando così l’encomio della commissione di laurea: “Per Neri Nadia c’è una menzione che fa la commissione perché lei, campionessa sarda di atletica, ha rinunciato oggi a partecipare ai Campionati Italiani per coronare questo traguardo.”

II pianto liberatorio è salato come sempre, ma stavolta ha un retrogusto di traguardo che anche lei, cannibale della velocità, forse non aveva mai assaporato.

“Non starà a me giudicare se sarò una brava dottoressa ma prometto che ci metterò sempre impegno, coraggio e soprattutto cuore. Sarò sempre al fianco dei più deboli e insegnerò ai giovani il valore dello sport, della vita e dell’amore verso se stessi e gli altri”. Per gli assoluti appuntamento al 2020, sempre ai blocchi, ma da dottoressa.

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