Settembre 21, 2020

Essere cagliaritani_di Ermenegildo Lallai

Essere cagliaritani significa  sentirsi parte della città, vedere tutto quanto ci circonda come parte di noi stessi, muoversi nelle strade come nelle stanze della propria casa, apprezzare e compiacersi per i miglioramenti e  vedere, invece, gli  immancabili aspetti delle cose che non vanno con dispiacere e delusione,  magari con il rammarico di non poter personalmente intervenire per migliorarle.

Il sentimento espresso, in effetti,  non è solo una esclusiva dei cagliaritani: infatti tutti gli uomini restano legati da un grande affetto verso il luogo nel quale sono nati o hanno vissuto. “Un paese”, scriveva Cesare Pavese, “vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.   Tanti poeti cagliaritani hanno espresso il loro amore per la città, basta citare  Luigino Cocco, Mario Licheri, Aquilino Cannas, Franca Ferraris Cornaglia e Paolo de Magistris che con i loro versi hanno espresso non solo il loro grande affetto per la città ma sono anche riusciti ad interpretare mirabilmente  i comuni  sentimenti  dei cagliaritani.

Teresa Mundula Crespellani è riuscita a esprimere, mirabilmente, il suo amore per la città nella poesia “Casteddu mia”

Sceti in Casteddu mi torrat s’allarghi: biu aria de festa insu celu e in su mari chi m’ispirant incantus e poesia, cun s’asulu prus bellu, ierru e stadi O sunt is cantus prenus de armonia chi mi portat su bentu, con suspiru de mutettus cantaus in terra mia chi allirganta su coru e su respiro? Bonaria, Mont’e Urpinu, Tuvixeddu, sa Sedd’e su Tiaulu, Sant’Elia.. Is tramontus chi gosas in Casteddu funt s’arricchesa prus vera chi ci sia! De una parti su celu est totu foga, de s’atera est totu oru e madreperla: sa preghiera a Deus pigat su blu, candu Venere luxit che una stella!!!

Il sentimento che unisce i cagliaritani diventa particolarmente forte quando ci si ritrova lontani dalla città: il sentire la cadenza tipica e strascicata, che spesso in loco viene criticata,  sembra invece, in quelle circostanze, una musica dolce che compie il miracolo di unire.

Per citare un caso personale, anni fa,  durante un concerto tenuto a Caracas dal  gruppo Cuncordia a launeddas,  al termine della suonata de “Sa processioni”  una persona di una certa età si è visibilmente  commossa. Al mio desiderio di sapere che cosa avesse provocato il Suo pianto, quasi a dirotto, con un filo di voce mi ha detto in sardo “ Casteddu e Sant’Efis” e non  riuscì a dire altro. Il suo essere oltremodo laconico mi  sembrò la migliore poesia dell’amore di un cagliaritano per la sua Città.

Foto di copertina di Maurizio Artizzu

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *