Settembre 21, 2020

Le donne artiste in Sardegna/1_di Angelo Liberati

Da anni le donne artiste in Sardegna operano a livelli qualitativi alti ma, soprattutto negli ultimi quattro decenni, si vedono costrette a sottoscrivere la nota frase di Arnold Schoenberg: “Se è arte non può essere popolare e se è popolare non può essere arte”. Sono costrette (costretti anche i maschi) a condividere questo giudizio perentorio di Schoenberg perché, nonostante i progressi che si possono riscontrare, la situazione che si registra in Sardegna non si discosta di molto da quella nazionale che, nella grande maggioranza di chi realizza manufatti pittorici, scultorei e visuali, penso anche alla fotografia, vede dominante un modo di fare arte che nulla condivide con il tempo storico, sociale ed artistico che detti operatori si trovano a vivere in diretta. I progressi che pure ci sono, dovuti anche al lavoro di artiste/artisti precedenti, mi riferisco ad operatori che hanno tracciato sentieri, e spesso autostrade, rendendo sempre più praticabile il percorso verso un’arte Non ancorata a modelli figurativi-iconici e figurativi-aniconici inattuali, vengono spesso occultati da una maggioranza di fotografie, dipinti, sculture che riecheggiano modelli figurativi, iconici e aniconici, precedenti le due guerre mondiali.

Marta Fontana (vive a Sadali) – Bisogna solo attendere

A documentare questo stato dell’arte sono sufficienti gli innumerevoli link su Google e Youtube, dove pagine e pagine fanno scorrere sotto gli occhi i dipinti di pittrici/ pittori del fronte iconico-figurativo con bambini al mare, bamboline della nonna, marine e pescatori alla “livornese”, tavolate con ortaggi alla maniera di Cristoforo Munari, pittore del seicento o Gregorio Sciltian pittore del novecento, che pochi conoscono però, preferendo farsi affascinare da pittori russi, spagnoli, statunitensi e inglesi, che nei loro video messaggi, si fanno ritrarre con la manina che impugna il pennello con la punta poggiata sul dipinto che stanno realizzando, a riprova che sanno dipingere il “vero che più vero non si può”, ignorando che artisti come Hopper, Sorolla, Sargent, Fattori e Boldini non avevano la necessità di dimostrare nulla (sarà perché non c’era Youtube?), perché loro erano artisti del loro tempo e nessuno dubitava del loro mestiere.

Virginia Siddi (vive a Carbonia)

Anche nel fronte figurativo-aniconico non si contano le paginate di opere con linee, cerchi, quadrati e rettangoli, sormontati in trasparenza da triangoli rappresentati sopra superfici di vari materiali, ricoperte di tutti i colori, che il negozio di belle arti dietro l’angolo di casa mette a disposizione per pittrici/pittori che hanno sbirciato, e non approfondito, la lezione dei Maestri, da Kandinskij a Burri, passando in alcuni casi attraverso il buco di Fontana o la porta di Marcel Duchamp, non fosse altro perché questi ultimi offrono apparentemente un pass-partout di ingresso all’arte spaziale, materica e concettuale, che come è noto, non è arte per tutti e che invece tutti sanno fare. 0 No? Artiste di riferimento in Sardegna ci sono state e ci sono. Un buon numero si trova tra le nate negli anni trenta, poco nelle generazioni precedenti. Una buona pattuglia di Artiste non legate a stereotipi locali o internazionali si trova nelle generazioni anni quaranta e cinquanta.

Maria Caboni (vive a Cagliari) – Amore e Psiche

Conosco abbastanza quanto si muove nell’universo artistico in Sardegna, ma per evitare dimenticanze involontarie e significative, mi limito a segnalare una manciata di nomi di artiste delle ultime generazioni; presenze più o meno costanti nel panorama espositivo e quasi tutte operanti nell’area aniconica, con le dovute differenze di linguaggio, ma accomunate da una volontà di essere protagoniste e testimoni del proprio tempo.

Josephine Sassu (vive a Banari)

E il fronte iconico? Come per l’arte maschile, anche le donne della figurazione iconica sono abbarbicate alla tradizione figurativa di fine ottocento e primo novecento, con rare eccezioni che forse io ignoro. Una cosa è certa: su entrambi i fronti si sente e si vede la necessità di una maggiore consapevolezza su quanto si propone alla pubblica contemplazione o anche alla pubblica provocazione, per evitare che “contemplazione” e “provocazione” suscitino soltanto noia in chi è informato sulle vicende dell’arte contemporanea, e rifiuto preventivo in chi chiede di essere informato su quanto di buono si produce anche oggi in arte e si ritrova ad osservare quanto già visto nel reparto fai da te dei grandi magazzini.

Anna Saba (vive a Monserrato)

L’arte negli ultimi cento e passa anni, è stata liberata dagli orpelli e avviata verso una dimensione operativa meno costretta da regole superate, ciò non vuol dire che basta andare per strada strappare un manifesto, incollarlo sopra un supporto ed esporlo al pubblico; se non altro, perché lo ha già fatto Mimmo Rotella sessantanni fa. Ovviamente il discorso vale anche per pittori sperimentatori e inventori di nuove forme d’arte, note anche al bar dello sport dai tempi di Coppi e Bartali.

Marina Dessous (vive a Cagliari)

In copertina: opera di Rossana Corti (vive a Cagliari) – Viandante e il suo cuore

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