Novembre 27, 2020

Menopausa, perché bisogna parlarne_di Claudia Rabellino Becce

Paura, insicurezza, vergogna: così molte di noi vivono ancora la menopausa. In una societa’ che promuove il culto dell’eterna giovinezza e nella quale i canoni di bellezza e perfezione sono dettati da photoshop e filtri di instagram spesso ci si sente inadeguate anche a vent’anni. Facile comprendere, quindi, le difficolta che insorgono nel confrontarsi con quel periodo della vita nel quale, con la fertilita’, sembra perdersi anche la nostra stessa femminilità. Alcuni la chiamano “l’età della trasparenza” perché è così che cominciano a sentirsi molte donne, tra vampate e corpo che cambia: invisibili. 

I dati ci dicono che in Italia otto donne su dieci dichiarano di non aver ricevuto sufficienti informazioni su possibili terapie, rischi per la salute, eventuali check-up necessari per affrontare i profondi cambiamenti che la menopausa porta con sé.

Il problema allora sembra essere anche quello di creare una cultura che, opponendosi a pregiudizi e stereotipi limitanti, ci aiuti a vivere questo momento per quello che è: una fase di passaggio assolutamente naturale da affrontare con positività, con la giusta preparazione e, soprattutto, libere da ogni tabù.

Parlarne è fondamentale: dobbiamo trovare risposte, motivi di ispirazione, condividere esperienze. Insomma, sentirci meno sole e più positive di fronte a questo grande cambiamento che un po’ spaventa ma che alla fine porta con sé nuove e importanti consapevolezze. 

Il parere dell’esperto: a colloquio con il Dott. Marco Palomba, aiuto e professore a contratto di Ostetricia e Ginecologia presso l’Università di Cagliari

Cosa è la menopausa?

Tecnicamente la Menopausa è la mancanza flusso mestruale per un periodo di almeno 12 mesi. E’ preceduta dalla perimenopausa, un arco temporale tra i 12 e i 15 mesi caratterizzato da forte irregolarità mestruale.  Successivamente alla menopausa si parla invece in senso generale di post menopausa o periodo post menopausale. 

Questi tre periodi sono caratterizzati da una sintomatologia tipica, che può essere più o meno marcata e che è conseguenza di modificazioni ormonali (in primis il crollo degli estrogeni dovuto all’esaurimento dell’attività ovarica).

C’è poca informazione sulla menopausa: noi donne chiediamo poco o i medici spiegano poco?

Le fonti di informazione a livello divulgativo che possono dare spunti da approfondire con il proprio medico (parlo anche di magazine femminili seri) ci sono. Il problema è piuttosto una forma di vergogna, di pudore delle donne nell’affrontare questa fase di transizione. Ciò è strettamente legato all’idea della femminilità che si ha culturalmente, soprattutto nei Paesi Latini. Un’idea di femminilità legato alla fecondità. Spesso le donne hanno pudore a chiedere informazioni, ad aprirsi anche con il proprio ginecologo. Certe problematiche legate alla menopausa vengono considerate ineluttabili. Invece si può fare molto sul fronte del ripristinare un livello di qualità della vita soddisfacente.

La medicina deve essere al servizio degli esseri umani per migliorare la qualità della vita. Non deve esserci vergogna nell’affrontare sintomi che, per esempio, possono essere d’intralcio a una vita sessuale serena (es la secchezza vaginale, le perdite urinarie).

L’obiettivo principale deve essere quello di salvaguardare la salute ma anche la femminilità, di avere riguardo al piano medico ma anche a quello psicologico. Il piano medico riguarda il mantenimento della propria integrità fisico-psichica. Di riflesso questa integrità si riflette sulla propria immagine corporea.

Ci sono pregiudizi che vanno rimossi, per esempio il considerare un’espressione di vanità il voler salvaguardare la propria femminilità. Il fatto che la menopausa sia una fase fisiologica non significa che la si debba affrontare in termini passivi.

Pensiamo a problematiche quali quelle legate alle modificazioni dei tessuti connettivi dell’osso e dell’apparato genito urinario (osteoporosi, atrofia genitourinaria con risvolti sulla sessualità). Altri problemi sono vampate, cambiamenti di umore, tendenze depressive, perdita parziale memoria, insonnia, aumento di peso, tutti disturbi molto comuni e molto variabili da donna a donna, ma comunque sempre presenti.

Altri ancora riguardano l’integrità del connettivo cute, connettivo dei capelli, luminosità dei capelli, problemi alle mucose rinofaringee, articolazioni. Tutti questi disturbi che impattano pesantemente sulla qualità della vita possono essere trattati.

Come possono essere trattati i sintomi della menopausa?

Chiariamo innanzitutto che la sintomatologia della menopausa è diversa da donna a donna perché il calo degli ormoni avviene con progressività diversa, quindi sarà sfumato dove c’è una progressione graduale, più forte dove il crollo ormonale è brusco.

Gli approcci sono di due tipi: uno è trattare i singoli sintomi ad uno ad uno (per esempio dove non è possibile o non si vuole l’uso della terapia ormonale), l’altro è contrastarli globalmente con la terapia ormonale sostitutiva.

Questa terapia può essere fatta dalla maggior parte delle donne. Le maggiori controindicazioni si hanno per quelle che hanno una storia di cancro attuale o pregressa e per chi ha problemi o predisposizione alla trombosi venosa profonda. In ogni caso va fatta un’anamnesi personalizzata. 

La TOS tende a mantenere il più possibile uno stato ormonale vicino a quello avuto nell’ultimo decennio, almeno per i primi 10 anni dall’esordio della menopausa. In pratica nella terapia sostitutiva non si somministra qualcosa di “più”, si va semplicemente a sostituire qualcosa (principalmente gli estrogeni) che è venuto meno, ripristinando un equilibrio. E’ un po’ quello che si fa con la somministrazione dell’ormone tiroideo se la tiroide non funziona.

Si parla di rischi legati alla Tos, quali sono?

I timori relativi alla terapia sostitutiva derivano dal fatto che circolano dati derivanti da studi (che in parte sono stati anche superati) secondo i quali vi sarebbe un aumento dell’incidenza del tumore della mammella connesso all’assunzione di estrogeni. In realtà bisogna fare dei distnguo: di quanto aumenta, dopo quanto tempo insorge il rischio e a fronte di quali vantaggi.

Se leggiamo i dati in maniera semplicistica è vero che se si superano i 5 anni di assunzione e nei primi 10 anni vi è un aumento del rischio, ma se si guardano le percentuali e le trasliamo nella vita reale si tratta di un rischio trascurabile (tanto per capire, ipoteticamente se il rischio è del 10% passa al 13%). 

Bisogna invece concentrarsi sul rapporto rischi/benefici o mancati benefici e sulla qualità della vita. Per esempio, chi non fa la terapia sostitutiva ha un’ampia probabilità di sviluppare un’osteoporosi post menopausale, il che non è da sottovalutare.

Anche il mantenimento di una sessualità soddisfacente è un fattore da prendere in considerazione.  Si pensi poi alle caldane che sono manifestazioni vasomotorie di vasodilatazione importantissime, paragonabili a una crisi di panico. 

La Tos inoltre ha una funzione protettiva su alcune neoplasie, per esempio chi la fa è meno esposto al tumore colon retto e decrementa il rischio cardiovascolare di tipo ischemico (ictus, infarto).

Certo la Terapia sostitutiva va personalizzata quanto a dosaggio, tipi di ormoni, modo di assunzione (gel, crema, pillole o altro) anche in base a fattori quali massa corporea, metabolismo, assunzione di altri farmaci. Si deve studiare il singolo profilo per ben calibrarla.

Si parla attualmente di interventi di ginecologia chirurgica estetica, in che cosa consistono?

Ci sono trattamenti di estetica funzionale non chirurgici che servono per avere una sessualità migliore, per esempio quelli che utilizzano laser “Monna Lisa touch” o radiofrequenza con uso di acido ialuronico per il cosiddetto ringiovanimento vaginale. In pratica si ristabiliscono le condizioni (anche di idratazione) della mucosa vaginale proprie dell’età fertile, stimolando la produzione di collagene.

A livello di vulvovagina poi ci sono procedure chirurgiche per correggere prolassi dovuti, per esempio a gravidanze ripetute. In questi casi si ha una ricostruzione estetica dell’anatomia, ma anche funzionale.

Infine, abbiamo interventi puramente estetici come la labioplastica, cioè l’aggiustamento del volume o dell’aspetto delle piccole labbra o il riempimento dei cuscinetti adiposi delle grandi labbra (in Italia non sono così diffusi, lo sono per esempio negli Stai Uniti, ma si sa loro sono trend setter).

Parliamo di prevenzione, quali sono i check up essenziali dei 50 anni?

Le misure antiaging cominciano con la dieta e l’attività fisica, pensiamo che aterosclerosi e deterioramento articolare iniziano a 30 anni.

Con la menopausa cambia la distribuzione del grasso e il rapporto massa magra massa grassa. Alcune affezioni endocrine possono predisporre a prendere più peso (es insulinoresistenza, sindrome metabolica). Perdendo estrogeni ci si allinea su un profilo maschile, più peli, punto vita che sfuma, grasso endoaddominale. Un buon medico che dia indicazioni nutrizionali è fondamentale.

Inoltre, è fondamentale investire in attività non solo fisica, ma anche psicofisica. 

Anche il nostro cervello tende ad invecchiare, quindi è importante continuare a leggere, studiare, imparare una lingua, insomma tenere attività celebrale stimolata come nei decenni precedenti. 

Gli stimoli intellettuali sono fondamentali anche per prevenire forme di deficit cognitivi, di demenza.

Sul fronte check up non può mancare la MOC per valutare il rischio osteoporosi.

Per la prevenzione delle neoplasie più diffuse a quest’età si dovrà fare regolarmente:

  • Pap test 
  • Screening seno (mammografia, ecografia)
  • Visita ginecologica
  • Esame dei nei per melanomi (dopo i 50 il rischio sale molto)
  • Colonscopia (neoplasie colon retto) 

Ciò oltre ad ulteriori indagini ove vi sia familiarità con specifiche patologie o predisposizione genetica accertata con specifici test.

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