Novembre 27, 2020

Pasquale Marica di Sanluri, intellettuale, scrittore, giornalista, fondatore de Il Gremio dei Sardi di Roma_di Antonio Maria Masia

Dice Sardegna, chi dice Marica dice Marica chi dice Sardegna.

(così disse Gavino Gabriel)

Pasquale Marica il 16-2-1949, a 63 anni

La lettura dello scritto di Pasquale Marica: “O Sanluri della mia nostalgia!” pubblicato da Rosanna Pisanu in “Biblioteca della Memoria” e gentilmente segnalatomi dal nostro socio benemerito Giorgio Ariu in facebook, oltre che riempirmi il cuore di gioia, mi offre lo spunto per ricordare ancora una volta il Fondatore de il Gremio dei Sardi di Roma e scrivere qualcosa su di lui, come poeta, giornalista, scrittore, uomo di cultura e valorizzatore di talenti artistici. Ricordarlo anche e soprattutto come innamorato e divulgatore della Sardegna, in ogni occasione e tempo della sua lunga vita.

Come peraltro ho già fatto con il libro “Il Gremio”, edito nel 2015 da Nemapress, sulla vita e storia dell’Associazione dei Sardi di Roma che Pasquale Maria ha fondato nel 1948, di cui non volle essere presidente, ma, per molti anni, ne fu segretario e principale animatore.

A dire il vero dobbiamo parlare di rifondazione dell’Associazione dei Sardi in Roma, nata nel 1910/11 anche con l’apporto di un giovanissimo Pasquale Marica appena approdato in Continente con un ruolo di funzionario al Ministero del Tesoro. Questa prima Associazione, che lo vedeva in prima linea fra gli organizzatori, s’era distinta per aver organizzato nella primavera del 1914 il memorabile congresso della Regione Autonoma della Sardegna a Roma in Castel Sant’Angelo. Congresso che, protagonisti i politici nazionali e regionali sardi, sindaci e intellettuali, trattò i più importanti problemi dell’Isola: salute, trasporti, scuola, territorio, economia… Nel comitato d’onore, una sola donna: Grazia Deledda. Quest’Associazione scompare dal 1915 a causa della prima guerra mondiale, del regime fascista e della seconda guerra mondiale.

All’Associazione attuale, che nel 1948 ricominciò grazie a Pasquale Marica e Compagni, venne dato il nome Gremio suggerito da un personaggio sardo molto importante e illustre: Nicola Valle, scrittore, storico, docente, musicista e fondatore della prestigiosa Associazione Amici del Libro di Cagliari, tuttora attiva e in splendida condizione

Come ho conosciuto Pasquale Marica? Chi era Pasquale Marica? Perché è importante anche al di là de Il Gremio?  E perché non lo si deve dimenticare?  

Mi piacerebbe, a questo proposito, che Sanluri che meritoriamente gli ha dedicato molti anni fa una strada, segno tangibile di riconoscimento per un suo cittadino degno di stima e considerazione, lo ricordasse ancora pubblicamente, con il nostro disinteressato contributo culturale, l’anno prossimo, magari il giorno della ricorrenza della scomparsa di questo suo benemerito figlio: il 3 aprile.

Nasce a Sanluri il 31 gennaio1886 da Giuseppe Marica, originario di Gesturi, cancelliere alla pretura e da Eleonora Muroni, originaria di Bono, insegnante.  Di loro, scrive con amore dei doni spirituali ricevuti: “Da mio padre, la quiete dell’appagamento di ciò che la vita mi ha offerto, da mia madre ebbi l’inquietudine dell’enorme mistero dell’universo. Da entrambi, vigore di membra e la fiducia che il bene paga sempre e il male mai”. Muore a Roma il 3 aprile 1979, all’età di 93 anni. dopo una vita operosa dedicata alla famiglia, alla Sardegna sempre nella sua mente e nel suo cuore, alla scrittura, all’osservazione e riflessione sui problemi sociali e politici.  

Le domande e la curiosità su Pasquale Marica nascono sin da quando, da responsabile de Il Gremio, ho per la prima volta avuto la cognizione che a fondarlo, forse, era stato proprio lui. Forse, perché di fatto poco o nulla si sapeva, per lo meno da parte delle ultime generazioni di soci, di come e quando fosse sorta l’Associazione e ad opera di chi.

Ma poi, sullo spunto del ritrovamento di qualche indizio cartaceo, la curiosità di capire ha dato luogo alla ricerca di documenti e testimonianze ed alla fine è arrivato il premio della conoscenza e della verità e la successiva narrazione della vicenda nel libro prima citato.  

La voglia di capire, una volta propostomi di indagare la vita della prestigiosa Associazione che rappresentavo, nel 2014 mi portarono, grazie proprio a Giorgio Ariu, alla conoscenza della direttrice, la gentilissima Dott.ssa Rita Gatto della Biblioteca dell’Assemblea della Regione Sardegna che, avevo scoperto in quei giorni, conteneva al suo interno un fondo speciale, una vera e propria emeroteca a nome di Pasquale Marica che l’aveva gratuitamente donata.

In quel sito fisico il nostro Fondatore aveva conferito per tempo, verso la metà degli anni 60, e successivamente aveva aggiornato fino al 1970, centinaia di libri, migliaia di ritagli di stampa, articoli, curriculum vitae e saggi su 1475 nominativi di Sardi fra i più attivi e impegnati dentro e fuori dell’Isola nei vari settori: artistico, sociale, economico e politico… Una sorta di dizionario, di enciclopedia dei Sardi, da lui chiamata e archiviata come “Summa Sardòa”. Insomma una montagna di cultura costruita con grande fatica e pazienza da certosino, a mano… e senza l’ausilio dei mezzi tecnici di cui disponiamo oggi, cui molti studenti e ricercatori hanno attinto e attingono.

Anzi, mi corre l’obbligo di precisare, attingevano sino a poco tempo fa: ora tutto il materiale della Biblioteca giace dentro casse presso qualche magazzino in attesa, speriamo non lunghissima o infinita come spesso succede in questi casi, che i lavori di stabilizzazione del grosso complesso della Regione nella splendida elegante e porticata via Roma di Cagliari si concludano.   

L’emozione provata ad aprire due abbondanti faldoni, rigorosamente inquadrati sotto la voce “Il Gremio” e contenenti tutto quello che cercavo, tutto quello che non trovavo nei polverosi e confusi faldoni al Gremio è stata fortissima, come aver trovato un tesoro! Ero andato lì, dove lui aveva depositato, con mirabile preveggenza, l’atto di nascita e i primi anni della sua creatura.  Lì, dove lui voleva e come aveva indicato di suo pugno, come se si trattasse di un lascito morale e materiale, nelle prime pagine di una piccola raccolta di documenti affidata al suo caro amico, cofondatore e dirigente del Gremio, il grande pittore e xilografo Remo Branca. Raccolta da questi passata alla ex presidente del Gremio dal 2000 al 2003 Grazia Mannironi, figlia dell’Onorevole Ministro Salvatore Mannironi, altro presidente importante e di prestigio del Gremio dal 1961 al 1971. Questa la frase di Remo Branca, in premessa alla piccola raccolta consegnatagli da Pasquale Marica quando la passa a Grazia Mannironi. Questa iniziale documentazione ha illuminato e consentito il buon esito della mia ricerca:

“Chi l’erèdita, continui a riempire le pagine bianche fino, almeno al 2000. Del Gremio si parlò nel 1942 a l’Università di Roma, il cui Direttore Amministrativo era il Dott. Nicola Spano, gallurese, l’idea dello Spano e del Marica fu comunicata a Remo Branca, allora assistente per la storia dell’arte moderna della stessa Università. Distrutta in parte l’Università dal bombardamento del 19 luglio 1943, il progetto fu rimandato, ma non dimenticato da P. Marica e Compagni. Questa documentazione del Gremio è stata lasciata in eredità da P.Marica a  R. Branca, che  la consegna  alla

Signora Grazia Mannironi in Lubrano”. (Remo Branca – Roma 10 gennaio 1982).  

Naturalmente Pasquale Marica non è stato solo Gremio.

 Ma, tanto, tanto altro!

Infatti, se un po’ ci allontaniamo da questo aspetto, seppure per me importantissimo, possiamo vedere ed apprezzare un personaggio di elevatissimo spessore culturale: poeta, scrittore, ricercatore, infaticabile organizzatore di eventi e manifestazioni su temi sardi riguardanti la cultura, la storia, la geografia, l’economia della Sardegna

Dalle scoperte che andavo facendo, grazie alla disponibilità di Grazia Mannironi, implementate fortemente dalla consultazione delle carte in Regione, ecco venire fuori la figura umana e civile di un grande sardo. La cui personalità mi si è manifestata via via in maniera crescente e sempre più completa allorquando occasionalmente, disperavo ormai di riuscirci, ho conosciuto Francesco Canepa, ora dirigente del Gremio, che mi si rivelava quale nipote di Pasquale Marica e quindi in grado di presentarmi sua cugina Luisella la figlia, ancora in vita, dello zio. Trovavo, finalmente a Roma la famiglia che da mesi cercavo telefonando a destra e a manca!

Luisella, di recente purtroppo scomparsa, allora 81 enne ma in splendida forma, fu accogliente e gentile, disponibile a farmi frugare fra le numerose carte e lettere del padre, consentendomi così di dedicare al Fondatore diverse pagine in più del libro “Il Gremio”.

Consultai tre raccolte private, intimistiche e familiari: “lo Zibaldone”, come lo definiva l’autore che vi rivendica con precisione il suo brillante e importante palmares professionale e artistico, nonché alcuni particolari della sua intensa attività di scrittore e di giornalista.

Da lì, ecco alcuni giornali presso i quali aveva collaborato: l’Unione Sarda, Il Paese, La Nuova Sardegna, Il Giornale d’Italia, Il Piccolo, Il Popolo di Roma, Il Messaggero, L’Epoca, Il popolo Apuano, Il Tempo…  Numerose le riviste, alcune da lui fondate, alle quali ha collaborato con amici caricaturisti ed illustratori sardi, diventati importanti: Giovanni Manca,  Tarquinio Sini, Giovanni Saragatto, l’illustre avvocato sanlurese a Torino, noto come “Toga Rasa” padre del futuro presidente della Repubblica Giuseppe Saragat… eliminata la sillaba finale!  

Nello Zibaldone annota con precisione e dettagli le numerose riveste, io mi limito a riportare qualche esempio: ho collaborato con articoli di varietà o con novelle alle seguenti Riviste: Ma chi è?  Napoli, diretto da Teodoro Rovita (una novella umoristica, pagatami nel 1902 ben Lire 20!), Lettere, Roma direttore Filippo Surico (varietà), Noi e il Mondo rivista di La Tribuna (novelle), La Rivista Sarda, Roma direttore Pantaleo Ledda (varia),La Voce della Sardegna, Roma direttore Polo (varia), Sardegna, Tempio, Roma direttore U. Imperatori poi Attilio Deffenu (varia). Le Riviste da me fondate sono: 1905 – La Bastioneide, collaboratore Peppino Musio, caricaturista Giovannino Manca, 1906 – La Cometa con caricature di Tarquinio Sini, 1908 – Le donne i cavalieri l’arme gli amori, collaboratore e caricaturista Tarquinio Sini…   Sono stato redattore delle Riviste: Latte latticini e conserve animali. Marmo graniti e pietre…  

Scritti e libri, come si vede, anche nel settore industriale, ricoprì infatti un ruolo dirigenziale all’interno della Unione confindustriale laziale, del teatro, della cinematografia.

Su questo terreno: sostenne e sponsorizzò attraverso il Gremio l’amico regista di Cagliari trapiantato a Roma Mario Sequi, anche lui fra i cofondatori, autore nel 1949 di “Altura”, il primo film sardo del dopoguerra girato in Gallura, su tema sardo, con Massimo Girotti, Roldano Lupi, Eleonora Rossi Drago e Anna Maria Bottini, con la colonna sonora di un altro cofondatore, il grande musicista Ennio Porrino. Pellicola sparita e recuperata recentemente dal Gremio, lavorando per l’appunto su uno spunto rintracciato nella documentazione presso la Regione, restaurata dalla Cineteca e rimessa in circolazione con apprezzamenti importanti e diffusi. Fra i libri: 1.  1918 – Itinerario dell’Isola di Sardegna, Traduzione, prefazione e note del IV volume del “Viaggio in Sardegna” di Alberto Della Marmora.   2.  1918 – Perché gli uomini a Tiulè portano le mutande (in collaborazione con Mario De Murtas (che ne fu anche l’illustratore).  3.  1920 – Breviari sulla Sardegna. 4.  1920 – L’arte di fare un soggetto cinematografico, con illustrazioni di Barberis, (Si ricorda il film “Marcella” girato a Osilo; regista Gallone).   5.  1921 – Il giro tondo di tutto il mondo, favola in versi per l’infanzia, con 12 tavole di Tarquinio Sini.  6.  1928 – Il periplo sardo, con copertina di Caldanzano e fregi di Melchiorre Melis. 7.  1953 – La Sardegna e gli studi del diritto vol. 1, edizioni del Gremio, Carlo Fadda l’uomo e il maestro vol.2, edizioni del Gremio. 8.  1954 – Le fonti del diritto sardo, editore Ludovico Puglielli Roma. 9.  1955 – Orgosolo (il tramonto degli dei armati), con copertina a due colori di Melchiorre Melis e disegni di Sigona.  10.  1956  –  Le  Stagioni,  Poesie,  vincitore  nel  1956  del  premio  nazionale  di poesia Gastaldi.  11.  1962 – Repertorio della Summa Sardòa, indice della emeroteca donata alla Biblioteca del Consiglio Regionale della Sardegna.  12.  1964 – Antonio Segni, la biografia del presidente.  13.  1969 – Stampa e Politica, rassegna e analisi della stampa storico-politica della Sardegna dal 1793 al 1944. 14.  1970 – Il Dizionario Dei Sardi.   15.  1974 – Il Magico.

Pasquale Marika stringe la mano al Presidente della Repubblica Antonio Segni in occasione della sua visita al Gremio con la moglie Signora Laura, 23-1-1964

Pasquale Marica è stato veramente un intellettuale a tutto tondo, versatile e competente su parecchie discipline: giuridiche, economiche, sociali e commerciali, una sorta, come detto, di enciclopedia vivente per quanto riguardava la Sardegna, la sua amatissima Isola. 

Capace di coinvolgere nei suoi progetti e programmi in ambito Gremio, ma non solo, personalità di spessore e rilievo della cultura e della politica sarda e della Capitale. 

Come quando ottenne il consenso, fra gli altri, degli onorevoli molto noti ed amati in Sardegna come Emilio Lussu, Renzo Laconi, e Luigi Polano, per far parte del “Comitato d’onore per il Centro Studi del Gremio” e per la pubblicazione dei “Quaderni del Gremio”.  Ho rintracciato l’adesione a firma Emilio Lussu: l’iniziativa è ottima…farò del mio meglio…

Dal suo libro di poesie “Le Stagioni” in italiano e in sardo campidanese che nel 1956 gli valse il V° premio nazionale Gastaldi, mi piace rilevare due brevi ma intense liriche.

Immortalità: Ch’io possa i rami vedere / Eretti contro il sole / Lieti a mettere gemme; / che becco rapace non le tocchi / sino all’ora del mistero / del frutto succoso / del frutto che porta l’eternità del seme.

Ogus de Mamma (Occhi di mamma): Che su pillonèddu / Ci pràxid’a mèi / Non c’esti in Casteddu / Né in dòmu ‘e ssu Rei./ E pòrtad’is ògus / Coment’ ‘e candela / E is trèmpas pàrint / Mèlas furisteras / E sa bùcca senti / Fràgu de gravellu / Si fùrria sa genti / Po ddu càstiài / Custu bellu bellu / Chi porta mammài.

Ndr, traduzione dell’autore: Come l’uccellino – che piace a me – non ve ne è a Cagliari – né in case del Re. – E porta gli occhi – come lumi – e le guance sembrano – mele forestiere – E la bocca ha – odore di garofano. – La gente si volta – per guardarlo – questo bello bello – che porta la mamma.

Vorrei citare, per sottolineare la sua poliedricità e generosità, i numerosi saggi giuridici, fra i quali quello dedicato, in occasione delle onoranze funebri all’insigne giurista sardo Carlo Fadda, e la donazione di una parte di libri e testi all’Istituto Arcivescovile del Sacro Cuore – Padri Scolopi – di Sanluri. E a proposito di quest’ultima donazione ai suoi Scolopi lasciò scritto: In caso di scioglimento della Associazione desidero che il presente coacervo di  ritagli sia  inviato  all’Istituto  arcivescovile  del  Sacro  Cuore  –  Padri  Scolopi  –  di Sanluri,  a  complemento  della  donazione  da  me  fatta  a  quell’Istituto  della  mia biblioteca sarda. Si riferisce alla documentazione lasciata “in eredità” a Remo Branca.   

Non mancarono nel suo lungo percorso amarezze, disagi e delusioni.

Le sue posizioni contro le tendenze del separatismo sardo pubblicate nell’Unione Sarda di Sorcinelli, nel dopo guerra 1915-18, sono nette e gli procureranno ulteriori attacchi, di provenienza sardista quando fonda, nel 1918:  “Il  Comitato per  l’assistenza  ai  reduci  di  guerra  –  aprendo  –  una  sede  in  via Panisperna,  con  tavola  calda  a  buon  mercato,  e  una  sede  in  via  Ovidio  con propaganda per l’artigianato sardo”

 Iniziative andate male, anche con conseguenze di esposti che comunque hanno lasciato, Pasquale Marica illibato così come è sempre stato, anche se “con i nervi a pezzi”. Non ha potuto evitare, come dice lui stesso, la rivalsa: di chi ne profittò per dedicarmi frequenti attacchi su “Il Solco” (ndr: noto giornale fascista) negli anni che seguirono (1921-1922).

 Così pure gli procurano non pochi “nemici” e critiche la sua adesione iniziale al fascismo e il suo sostegno alla lista elettorale che porta in Parlamento Paolo Orano, Paolo Pili, Giuseppe Cao, Pietro Lissia, ecc. (Lista dei combattenti aderenti al fascismo, il cosiddetto Partito Fascista Sardo composto da una parte di chi già apparteneva al Partito Sardo d’Azione di Emilio Lussu e Camillo Bellieni): 

 “Non chiesi mai nulla a questi miei amici allora potenti. Io credetti personalmente sul primo fascismo, antibolscevico, restauratore dell’ordine e difensore dei diritti italiani nel mondo”.

 Naturalmente non sostiene poi il seguito del Fascismo e la sua deriva dittatoriale, guerrafondaia.  Ne paga le conseguenze. Una sua critica sarcastica contro un certo Missaglia, gerarca fascista, nel giugno del 1928, gli vale il licenziamento in tronco dalla collaborazione alla “Bibliografia Fascista – Rassegna mensile del movimento culturale fascista in Italia e nel Mondo”, voluta e firmata da Benito Mussolini.

 Ed ancora, il mancato riscontro alla chiamata di adesione all’infausta Repubblica di Salò gli comporta, nel 1944, la perdita immediata del lavoro e un durissimo periodo familiare, sotto ogni aspetto.

Così si descrive in uno dei tre fascicoli dello “Zibaldone”:

 ho vissuto (pur sollecitato, talvolta squassato, mai però abbattuto dai venti impetuosi del dubbio filosofico, dalle tormente politiche, e dai rovinosi tornadi della passione) da uomo di media virtù convinto di esserlo e senza eroiche aspirazioni aurea mediocritas in tutto; convinto anche che non ho dato spallate all’ara ove si celebra la necessità di una gerarchia e che non sono quindi da considerare un rivoluzionario. Ma convinto anche che senza le rivoluzioni il mondo dell’ordine marcirebbe come frutto maturo caduto dall’albero. Perciò non mi vanto poi tanto di aver vissuto come uomo d’ordine.

  A conclusione, voglio sottolineare una delle caratteristiche del nostro personaggio che più colpisce e che gli vale l’imperituro ringraziamento da parte mia e penso e spero di tutti i sardi di dentro e di fuori: l’amore incondizionato per la sua Isola, per la sua gente, costumi e tradizioni, per ogni espressione spirituale, artistica, civile e sociale della sua Sardegna.

Virtù che manifesta sempre, dall’inizio alla fine del suo percorso umano, che canalizza pragmaticamente e spiritualmente attraverso le sue opere e il suo Gremio, che utilizza per ricomporre a Roma, quella comunità di intenti, quella identità culturale, civile, antropologica, da cui si era allontanato da giovane lasciando la sua Sanluri e Cagliari per cercare giorni migliori, insieme alla sposa, per riannodare riannodare il filo associativo che decenni prima l’inizio delle guerre aveva spezzato.  La carta costitutiva del Gremio da lui proposta ad un centinaio di sardi di Roma, importanti e ben posizionati all’interno degli apparati amministrativi politici, burocratici, giuridici e della pubblica istruzione, riunitisi nel giorno di Pasquetta del 1948 (29 marzo) ospiti nella villa fuori Roma del sardo conte Gianni Ticca importante imprenditore, ben evidenzia lo spirito che anima l’iniziativa:   

Pasquale Marika, in piedi, alla Taverna del Fagiano in Roma, espone il 6-2-1949 il programma dell’Associazione il Gremio costituita il giorno di Pasquetta 29-3-1948
presso la tenuta di Villa Palomba, fuori le mura, del Conte Gianni Ticca,
di profilo sull’angolo a destra

E’ costituita a Roma un’Associazione di sardi sotto la denominazione “Il Gremio” che si   propone l’affratellamento fra i  soci,  la  loro  assistenza,  la valorizzazione  dei  sardi,  soci  e  non  soci,  degni  di  emergere  per  onesta, capacità e civismo… per esaltare e potenziare le risorse morali, spirituali e materiali della Sardegna, parte integrante della grande patria italiana.  Il Gremio potrà promuovere la costituzione di altri sodalizi del genere in altre città d’Italia e collegarsi con Enti e personalità residenti a Roma e altrove ai fini del conseguimento degli scopi sociali 

C’è dentro questo progetto forte, pressante e appassionato quel sentimento di amore e di filiazione verso la terra d’origine che determina atteggiamenti, pensieri e scritti del nostro Fondatore e dei suoi Compagni di viaggio sul conto del quale mi piace riportare alcuni giudizi di altri sardi importanti e illustri che hanno letto anche loro nella “sarditudine” di Pasquale Marica il suo punto di forza umano, civile e culturale.

 Dal grande poeta Franciscu Masala (Cicittu): “Qui in Sardegna, quando si parla di Pasquale Marica si dice “l’esser uomo buono e onesto che ha fatto molto per la Sardegna” E’ l’homo litteratus che ha sempre lavorato per il bene della Sardegna.

 E su La nuova Sardegna del gennaio 1963 l’On. Giorgio Bardanzellu scrive: “Pasquale Marica è da annoverare fra gli scrittori più significativi e più degni della terra sarda”.

Da Gavino Gabriel, fra i primi soci del Gremio subito dopo i fondatori, compositore ed etnomusicologo, giornalista, saggista, studioso della  musica  popolare  sarda, specialmente della Gallura, determinante nella fondazione della Discoteca di Stato: “Il nostro da gran tempo caro Pasquale è nato con penna, carta e calamaio a portata di biberon naturale. La sua attività di giornalista e di scrittore richiederà un esame critico solo fra cinquant’anni, quando egli avrà deciso di posar la penna quaggiù per trasferirsi in un altro pianeta del nostro sistema solare.  Pasquale Marica e la Sardegna sono un tutt’uno formale e sostanziale. E per ispirarci al suo stile, male imitando, ma senza ironia, possiamo rimeggiare, sorridendo seriamente: “dice Sardegna, chi dice Marica/dice Marica chi dice Sardegna/che l’una voce di sè l’altra impregna/nella storia moderna e in quella antica”. 

Il secondo da sx On. Giovanni Del Rio Presidente della Giunta Regione Sardegna , Pasquale Marica, il quinto Gavino Gabriel,
in occasione della visita e conferenza di Del Rio al Gremio 26-10-1967

Riprendo dallo Zibaldone, per concludere questo suo “Ultimo Pensiero”, manoscritto datato luglio 1975:

Penso costantemente alla morte, ma senza angoscia. Tutta la letteratura sull’angoscia che provocherebbe il pensiero della prossima fine mi par frutto di artificio. La morte a 20, 40 anni può anche essere un evento da deprecare, ma la morte a 90 anni è cosa talmente naturale e attesa da non provocare più traumi psichici.Io  ormai  non  solo  non  la  temo  ma  qualche  volta  la  desidero.  Sordo, quasi cieco, malfermo sulle gambe in che cosa proverei il gusto di vivere più a lungo? Eppure la natura si ribella a questa rassegnata attesa. L’istinto di conservazione si oppone alla stanchezza del vivere.  In letteratura non conosco opere che tentino la diagnosi della malattia sull’invecchiare. Forse perché chi è giunto alla mia età trova superfluo l’indagine sui suoi atteggiamenti verso la morte. Eppure sono così curiosi questi atteggiamenti che varrebbe la pena di esaminarli. Per esempio: di fronte al mistero dell’al di là, quale è il mio risentimento? Non paura; so che mi aspetta il nulla. L’attesa religiosa di un redde rationem, ha la sua ragion d’essere finchè hai energie da spendere nella vita. Creda tu o non creda.

Il 28 gennaio 1978, a 92 anni, gli viene assegnato in Campidoglio il prestigioso Premio Pietro e Matilde Fontana (grande sindaco di Iglesias e moglie) e così lo riporta il foglio Sardegna informazioni:    E’ appena il caso di sottolineare come la grande Assemblea al Campidoglio sia stata assai affollata e confortata dalla presenza di Sardi e di amici della Sardegna di tutti i ceti sociali, nonché onorata dalla partecipazione di illustri personalità tra le quali il Direttore Generale dei Servizi Informazione della Presidenza del Consiglio Dr. Borzi. Significativa la presenza di una delegazione del Comune di Sanluri (l’Assessore Luisella Mallocci e il Consigliere Sergio Usai), comune di nascita del Marica che ha recato al Premiato una medaglia d’oro, ricordo di quel Comune, cerimonia significativa e commovente che ha dato spunto al dott. Marica di ricordare, con amore, il suo paese natio che lasciò fin dalla prima giovinezza ma che mai dimenticò.

Da sx: Luisella Mallocci e Sergio Usai, Assessora e Consigliere del Comune di Sanluri consegnano medaglia e pergamena a Pasquale Marica
sulla destra l’On. Mariano Pintus e la Prof.ssa Adelasia Fontana

Passa poco tempo e il 12 marzo del 1979, a 93 anni ha termine il passaggio terreno di Pasquale Marica e il presidente del Gremio che l’anno prima gli aveva consegnato il premio Fontana, Onorevole Mariano Pintus, presente al rito funebre lo ricorda con accorate parole:

è stato anche uno dei più noti e qualificati esponenti della comunità sarda a Roma.

E noi così lo ricorderemo!

Il suo e nostro Gremio ri-creato con altri 88 cofondatori, fra i quali Giuseppe Borgna, Ennio Porrino, Remo Branca, Raffaele Contu, Pietro Lissia, Melchiorre Melis, Cipriano Efisio Oppo, Ordioni Cesare, Fortunato Pintor, Bastià Parisi, Mario Sequi, Stefano Siglienti, Nicola Spano, Gianni Ticca, Tullio Torchiani… per citarne alcuni , ha rappresentato e continua a rappresentare per la cultura, la tradizione, la società, e l’economia della Sardegna, una splendida vetrina nella Capitale, un preciso punto di riferimento molto stimato e sempre ben considerato nella città eterna.

Una storia di cui andare fieri e onorati che ha diffuso e valorizzato le eccellenze della nostra Isola. 

Una storia che deve continuare! 

1 thought on “Pasquale Marica di Sanluri, intellettuale, scrittore, giornalista, fondatore de Il Gremio dei Sardi di Roma_di Antonio Maria Masia

  1. Grazie per aver ricordato zio NICOLA VALLE che, con lungimiranza, volle ripristinare il Gremio dei Sardi a Roma nel periodo post bellico e in tempi difficilissimi. Bisognava “rinascere” e zio Nicola ha interpretato appieno questo spirito, dando nuova vita alla cultura. Zio Nicola, nella sua lunga esistenza, non si è mai risparmiato, ma anzi, con estrema generosità, ha dato nuova “linfa”, proponendo non solo musica-sua mai sopita passione-ma anche conferenze, incontri, dibattiti, presentazione di libri, espressioni della cultura ad alto livello. “Piange il cuore” nel constatare che qualcuno, nel vano tentativo di mettersi in prima linea, tenta di oscurarne la memoria, anziché ringraziarlo. Pertanto un grande grazie al dott. Masia anche per aver illustrato con chiarezza alcuni passaggi importanti della vita del Gremio. Anna Palmieri Lallai

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