Novembre 27, 2020

Tutte le nevicate su Cagliari e la sfida di Giaime Pintor_di Attilio Gatto

Giaime Pintor nella Cagliari bianca di neve del ‘35. Aveva 15 anni ed era comparso in strada con gli sci. Il ricordo è di Paolo De Magistris, dalle pagine de L’Unione Sarda. Il quotidiano raccoglieva memorie di neve, durante la tormenta del 1985. E il sindaco risaliva a cinquant’anni prima, con quell’idea di gioia, quel fotogramma di un ragazzo che voleva divertirsi e probabilmente anche stupire i cagliaritani. La memoria si ferma qui, un battito di ciglia, una nuvola passeggera, un’immagine lontana, in bianco e nero, ma forte e vigorosa per un giovane che solo otto anni dopo avrebbe perso la vita, ucciso da una mina tedesca, mentre tentava di raggiungere la resistenza romana.

Morì a 24 anni Giaime Pintor, con la coscienza di un intellettuale maturo, tra i grandi germanisti del Novecento, antifascista, consapevole che nei momenti difficili i giovani “devono essere capaci di trasferire la loro esperienza sul terreno dell’utilità.”

Lui, romano di famiglia cagliaritana, chissà se, con i ricordi della città alta, aveva ancora negli occhi la nevicata del ‘35.
La neve può essere anche una metafora, l’ingresso nella dimensione della sfida, di una gioventù che vuole vivere negli spazi aperti, liberi, scorrevoli come una pista da sci.

La neve come viaggio nella bellezza, nel momento in cui la tempesta del virus s’abbatte di nuovo sulle nostre vite: un sottile strato bianco, quasi trasparente, che non cancella il pericolo del Covid, ma ce lo fa vedere in dissolvenza, con distacco, meglio distanziamento, che intrappola l’emozione
nelle maglie della ragione.
La neve a Cagliari è sempre uno spettacolo inconsueto, spiazzante, che mescola disagi, sorpresa e qualcosa che assomiglia alla felicità. La nevicata del gennaio ‘85 è stato tutto questo, con le macchine che non ne volevano sapere di uscire dai parcheggi, gli autobus fermi e la gente che non riusciva a decidere se disperarsi o prendersi qualche minuto di ricreazione e anche soltanto ammirare lo show dei fiocchi di neve con le strade e la spiaggia imbiancate.

“..Nevicava a Roma e la gente si chiedeva ma cos’è/questa neve a Roma fa impazzire/i romani come me…”, cantava Renato Rascel, nel ‘70, al Festival di Sanremo. “Apri le narici./Annusa la neve./Lascia che la vita accada.”, sono gli ultimi versi di una poesia di Sylvia Plath. Se da Roma raggiungiamo Cagliari e c’immedesimiamo nell’immagine evocativa di una poetessa, possiamo vedere la città sotto una grande nevicata che parte dalla fine dell’ottocento e si sviluppa all’inizio del novecento per soffermarsi una giornata, forse due, poco prima del Natale 1923. E qui ci vuole il commento, perché la neve a Natale è ancora più neve, più bianca, e sembra di essere in un film di Frank Capra, dove tutti i problemi si risolvono con l’aiuto di un
angelo custode.

E si può immaginare la città degli anni venti, con la gente che lavora o va in giro per regali. E il centro storico coperto di neve, da Castello correndo giù, verso Marina, verso le strade che scivolano in Via Roma, in porto e si tuffano in mare. E riprendendo la lunga striscia di
neve arriviamo, ancora una volta, al ‘35 e poi alla grande nevicata del ‘56. Fiocchi anche nel ‘93 e nel 2014, ma la neve si fa tormenta proprio nel 1985, l’anno dei ricordi del sindaco De Magistris, quando il giovane Pintor, che sarebbe caduto per la libertà, sfidò la città dipinta di bianco.

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