Novembre 27, 2020

“L’Italia nasce dal Regno di Sardegna”: intervista al Professor Francesco Cesare Casula_di Antonello Caria

Un intellettuale libero e indipendente che ha sempre sollecitato i sardi a scoprire il valore della storia del loro passato per guardare con dignità al proprio futuro.

Intervistare il Professor Francesco Cesare Casula è cosa tutt’altro che semplice, a causa dei suoi innumerevoli impegni di ricercatore e storico. Nonostante ciò, siamo comunque riusciti a rivolgergli qualche domanda su alcuni importanti passaggi della storia d’Italia e di Sardegna. Uomo di apprezzata  autorevolezza e di grande levatura culturale e morale, tutt’altro che disponibile ad accettare sic et simpliciter  le imposizioni dettate dalla storiografia ufficiale, professor Francesco Cesare Casula entra a pieno titolo nella nostra storia comune con la sua forte personalità di intellettuale libero e indipendente che si caratterizza per aver sempre messo al centro e al di sopra della cattedra dei suoi insegnamenti universitari il ruolo storico avuto dalla Sardegna e da tutti i cittadini Sardi  nella lenta e progressiva costruzione dell’architettura dello Stato chiamato dapprima Regno di Sardegna, poi Regno d’Italia ed oggi Repubblica Italiana.

Personalità eclettica e uomo di grandissima cultura, nella vita ha speso molte energie intellettuali, fisiche e morali per illustrare “come è nato”, “dove è nato”, e “quando è nato” lo Stato Sardo chiamato oggi Repubblica Italiana. Come è noto non solo agli ambienti accademici, per rendere ancora più semplice ed agevole la strada verso questo percorso di conoscenza ed approfondimento sulla storia d’Italia e di Sardegna professor Francesco Cesare Casula, attraverso le sue numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative, ha elaborato la “dottrina della statualità “, offrendo un nuovo metodo di lettura ed una nuova prospettiva storica, chiamata la “terza via”. In virtù di questi nuovi strumenti di lettura possiamo oggi delineare con maggiore consapevolezza i contorni della cornice istituzionale dentro cui ha avuto origine e successivamente ha avuto progressivo sviluppo l’attuale Stato Italiano, definito dagli stessi manuali del diritto costituzionale……” l’attuale stato italiano non è altro che l’antico Regno di Sardegna ampliato nei suoi confini”.  

A lui domandiamo, professore cosa è la storia?

“La storia, nella sua globalità, è forse la materia più importante per un individuo e per un popolo. Ad essa, si fa riferimento per conoscere il cammino della scienza, dell’arte, dell’umanità. Un popolo senza storia conta ben poco, e non è degno di un futuro migliore; non a caso, quando lo si vuole annientare e sottomettere, gli si toglie per prima cosa la propria storia. Sono stati scritti fiumi d’inchiostro sulla soggezione culturale dei popoli, sulla damnatio memoriae dei governi, sul colonialismo dei vincitori e sull’autocolonialismo intellettuale dei vinti.  Indro Montanelli diceva: “un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”.

Nel passato dell’uomo, da quando questo esiste ad oggi c’è di tutto, immutabile e immutato: dalla politica alle istituzioni, dai personaggi alle guerre, dall’economia all’arte, alla religione, al folklore, ecc…date, nomi, fatti e situazioni a migliaia, a milioni, affogate nel grande mare del tempo. Dal passato si possono portare in superficie un soggetto o un oggetto o una porzione di esso, per esporli alla luce del sole, per renderli visibili. Questa operazione altro non è che l’interpretazione dei fatti pescati dallo storico.

Professore, sappiamo che è un argomento piuttosto complesso ma in brevissima sintesi ci dice come è nato, quando è nato e dove è nato lo Stato italiano?

Per capire l’origine e il successivo sviluppo formativo dello Stato italiano occorre partire sempre dal Regno di Sardegna, che ne rappresenta, che piaccia o non piaccia, la sua matrice storica. Lo Stato sardo chiamato all’inizio Regno di Sardegna e Corsica è nato a Cagliari-Bonaria il 19 giugno 1324, al termine della guerra di conquista da parte dell’esercito catalano-aragonese dei territori sardi a quel tempo controllati dalla Repubblica comunale di Pisa. Inizialmente il Regno di Sardegna era composto solo dal territorio del Cagliaritano e della Gallura, più il piccolo territorio della Repubblica comunale di Sassari, mentre il resto dell’isola era costituita dal Regno di Arborea e dagli Stati signorili dei Doria e dei Malaspina. Sin dalla sua costituzione il Regno di Sardegna fu aggregato agli altri stati dell’unione reale (una sorta di federazione) chiamata Corona d’Aragona, composta allora dal Principato di Catalogna e dai Regni di Aragona e Valenza, e, al loro pari, era uno stato sovrano, secondo il principio “non recognoscens superiorem” ma imperfetto, cioè senza “summa potestas,” in quanto non poteva stipulare in proprio accordi internazionali. Dopo alterne vicende belliche, il 17 agosto 1420, l’entità giuridica del Regno si identificò con l’entità geografica di tutta l’isola. Il Regno di Sardegna mantenne inalterata questa entità territoriale fino all’8 agosto 1720.  In questa data, a causa della guerra di successione spagnola, scoppiata all’inizio del 1700, in ottemperanza al trattato di Londra del 1718, il Regno di Sardegna si sganciò dalla Corona di Spagna per essere affidato a Vittorio Amedeo II di Savoia, il quale assunse il titolo di Re di Sardegna con l’ordinale I. In seguito a ciò, il Regno di Sardegna diventò uno Stato composto aggregando a sé, in forma federativa, il Principato di Piemonte (comprendente i Ducati di Aosta e di Monferrato, la Signoria di Vercelli, la Contea di Asti, il Marchesato di Saluzzo ed una parte del Ducato di Milano), il Ducato di Savoia e la Contea di Nizza che divennero territori del Regno di Sardegna con una popolazione tutta costituita da cittadini sardi.

Professore, se ho capito bene, quindi, anche quelli che oggi si chiamano italiani un tempo erano tutti cittadini sardi?

Si, hai capito bene, non solo in Sardegna, ma anche coloro che risiedevano in tutti i territori della penisola ormai annessi al Regno di Sardegna, compresa la Savoia e la Contea di Nizza, avevano cittadinanza sarda e se, ad esempio, qualcuno di loro voleva recarsi all’estero, al di fuori dei confini nazionali, doveva preventivamente munirsi di passaporto sardo. Analogamente a quanto facciamo oggi quando andiamo in Questura per chiedere il rilascio del passaporto. La Sardegna, pertanto, quantunque povera ed arretrata, era conformata in Stato con titolo di Regno, senza il quale i principi di Piemonte avrebbero continuato ad essere figure secondarie e relativamente ininfluenti nel panorama italiano ed europeo, come lo erano stati per settecento anni dal tempo di Umberto Biancamano in giù.

Vi sono due grandi questioni ancora non chiarite nel passaggio cruciale dalla “fine del Regno di Sardegna” alla nascita del Regno d’Italia. Il primo è riferito alla bandiera, è così?

Dal 1324 il Regno di Sardegna ebbe come attributo distintivo di personalità giuridica la bandiera dei quattro mori, sostituita il 26 marzo 1848 dal tricolore verde-bianco-rosso innalzato per motivi nazionalisti all’inizio della prima guerra risorgimentale contro l’impero d’Austria, nonostante questa stessa bandiera sia diventata bandiera statale italiana soltanto dopo il 17 marzo 1861, ovverosia dopo la nascita del Regno d’Italia.

La seconda grande questione ancora non chiarita è la storia del cambiamento del nome sic et simpliciter dello stato sardo in quel giorno del 17 marzo 1861, è così?

Il Regno di Sardegna fu il nome che lo Stato Sardo mantenne per cinquecentotrentasette anni, dal 1324 al 1861, fino a quando, al termine delle guerre di conquista della penisola italiana, fu sostituito improvvisamente con il nuovo nome Regno d’Italia.

In altri termini, a Torino, allora capitale del Regno di Sardegna, il 17 marzo 1861, Re Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia, non cambiò il nome allo Stato sardo né il Parlamento deliberò il cambio del nome allo Stato ma legiferò soltanto che: “ Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d’Italia”, mantenendo pur tuttavia il titolo e l’ordinale del Regno di Sardegna.

Purtroppo, dei tanti storici che ho conosciuto durante la mia lunga carriera accademica, sia attraverso le loro opere sia personalmente, nessuno si è mai chiesto da dove venisse quel Regno con cui fu fatto il Risorgimento e con esso l’Unità d’Italia. In ogni caso, che piaccia o non piaccia, senza la Sardegna con i suoi uomini e le sue donne, le sue miserie e le sue virtù, le sue vicende e le sue tradizioni, la sua cultura e i suoi costumi di vita, non ci sarebbe, oggi, l’Italia, e non ci sarebbero, oggi, gli italiani. A conferma ed a sostegno del fondamento storico e giuridico di tale affermazione possiamo richiamare ciò che viene testualmente riportato in tutti i manuali di diritto pubblico: “L’attuale Stato italiano non è altro che l’antico Regno di Sardegna, profondamente mutato nella sua struttura politica e non meno mutato nei suoi confini territoriali……Lo stesso appellativo di Regno d’Italia, assunto con legge 17 marzo 1861 n. 4671, è solo il nuovo nome, più appropriato alla nuova situazione di fatto, assunto dall’antico Stato. Vi è stata quindi nel corso della storia una ininterrotta continuità giuridica dell’antico ordinamento dello Stato sardo…e questa, sino ad oggi, sebbene abbia assunto il nome di Repubblica Italiana, non si è mai interrotta.

Francesco Cesare Casula a sinistra durante la mostra su Leonardo da Vinci
alla Cittadella dei Musei di Cagliari, organizzata dalla GIA Comunicazione di Giorgio Ariu.

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