Novembre 27, 2020

Caregivers familiari, un esercito silenzioso tra noi_di Edoardo Scarpetta

Oggi  viviamo o cerchiamo di sopravvivere  in tempi difficili, in una società che progressivamente diventa sempre più anziana. La Silver Generation, come direbbero elegantemente gli americani,  costituisce la conferma di un Megatrend eco-socio-demografico con impatto generale sull’economia di ogni paese  e sulle relative politiche socio-economiche  e di Welfare

Con un’età media che passa dai 65 agli 85 anni nell’ultimo mezzo secolo alcuni dati statistici  impongono la riflessione che dobbiamo  fare i conti con problematiche di salute pubblica della popolazione anziana e di nuovi bisogni di welfare, con correlate importanti uscite nei bilanci degli stati ma anche di quelli delle singole famiglie

La nostra Sardegna è tendenzialmente e notoriamente molto longeva e questa problematica potrebbe assumere, tenuto conto anche della nuova emigrazione giovanile, dimensioni preoccupanti sia in termini di valori assoluti

E’ importante  ricordare quell’esercito silenzioso  tra noi , composto dai Caregivers  familiari,  cioè da tutti coloro che svolgono un ruolo fondamentale nella gestione delle disabilità e delle patologie geriatriche e altamente invalidanti , soprattutto in termini di demenza senile, Alzheimer, Parkinson, etc in ambito strettamente familiare

Un ruolo silenzioso ma soprattutto, ancora oggi , non  sempre adeguatamente supportato a livello pubblico sia in termini economici sia in sostegno anche psicologico.

E’ un lavoro , e sottolineo lavoro , molto duro,  e’ un sacrificio enorme che si svolge lungo un sentiero dove sei molte volte da solo , un sentiero pieno di fatica psico-fisica, stress, solitudine obbligata, dove quasi sempre si fa il grave errore di annientarsi in termini di bisogni e necessità di socializzazione, facendosi coinvolgere totalmente dall’assistenza verso il malato tuo familiare,  che pertanto assume ruolo rilevante e praticamente esclusivo movente di vita. E questa solitudine può persino  acuirsi dopo la  perdita del familiare o condurre, se abbinata a una intollerabile sensazione di inadeguatezza e impossibilità a cambiare gli eventi, a  vere e proprie tragedie familiari, dettate dal troppo amore come purtroppo si sente purtroppo sempre con maggiore frequenza sui media

Pretty helpful carer talking with female patient. Health visitor and a senior woman during home visit. Supportive senior care assistant and smiling older woman in nursing home

 Sei costretto a fare obbligate  rinunce personali , professionali  e questo lo si ritiene un obbligo etico morale verso il genitore , il fratello , la sorella , etc., che però ove potesse esprimersi non te lo chiederebbe mai, in un estremo gesto di generosità.

Sai già che il destino è segnato e che la fine sarà inevitabile e ineluttabile ma tu lotti con tutte le tue forze fino alla fine e speri pur sempre in un miracolo che non avverrà.

E’ importante quindi che la società riconosca il valore sociale di questi milioni di individui che ogni giorno dedicano buona parte della loro vita a un familiare o a un amico, aiutando implicitamente la società, seppur rispondendo a una contingente necessità familiare.

Non tutti possono permettersi gli elevati costi dell’assistenza privata  ed è fattuale e difficilmente contestabile che  entrare nei meandri della sanità pubblica rappresenta un’ulteriore sfida alla sopravvivenza Dovremo quindi  abituarci a pensare all’anziano come a una risorsa sempre da difendere , che merita rispetto, dovremo cercare di fare formazione sin dalla scuola primaria evitando di dipingere la terzà età solo come un ripostiglio sociale dove confinare chi invece può dare ancora molto, di instillare nei giovani il valore della famiglia, del Noi.. a valorizzare l’esperienza  degli anziani come binomio indissolubile di creatività e innovazione  dei giovani…

 forse sarebbe un mondo migliore

Certo la malattia di un familiare spaventa, è comprensibile,  ma dovremmo razionalmente comprendere che cambia solo il modo di rapportarsi e relazionarsi  con lui, a volte anche fingendo che tutto vada come prima per crearsi un’illusoria normalità , come antidoto per sopportare il dolore.

I caregivers familiari mettono  sul piatto tutti i giorni amore, passione , tempo , risorse psico-fisiche  e il loro stipendio a volte è solo uno sguardo , una carezza , un sorriso di chi molte volte non ti riconosce più , in uno stillicidio di emozioni contrastanti  e meritano quindi il nostro rispetto e attenzione. Anche a livello di politiche sociali . E’ opportuno non lasciarli soli.

Oggi il loro lavoro diventa ancora più difficile in epoca di COVID-19.  Oggi è fondamentale seguire particolari cautele nell’affrontare le cure dell’assistito e anche nel monitorare la propria negatività ( compito quasi proibitivo se non a pagamento). Risulta prioritario dare una corretta informazione e formazione ( a titolo gratuito ) a tutti coloro che devono confrontarsi ogni giorno con i pericoli del COVID-19, dare immediata assistenza e ascolto ai loro problemi, ingigantiti dalla diffusione pandemica.

Come e’ umano che sia il problema si pone solo quando ci capita… ma forse dovremmo cominciare a osservare e ad ascoltare di più.  A riappropriarci dei valori che rendono l’essere umano ancora Uomo.

 Come diceva qualcuno,  abituiamoci a pensare che un sorriso nasconde a volte molti problemi e molte sofferenze individuali che andrebbero maggiormente riconosciute e non isolate e confinate  nell’indifferenza collettiva . In un mondo che corre siamo poco abituati o propensi alla riflessione, ma talvolta pensare aiuta a progettare un futuro migliore.

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