Novembre 27, 2020

L’artista, l’uomo che ha sempre inseguito la luna_di Attilio Gatto

No, non abbiamo perso un attore. Abbiamo perso un uomo. L’attore lo vedremo sempre in tivù, su internet, lo ascolteremo alla radio. Saremo in grado di cogliere nuove sfumature nella voce e nella gestualità di Gigi Proietti. L’uomo si è fermato nel giorno dei suoi ottant’anni. E non diciamo sciocchezze, per favore, non era vecchio Gigi Proietti.

Non apparteneva a quell’orribile razza protetta, creata incredibilmente proprio quando l’umanità vive di più, ma tutto diventa molto più difficile e fragile perché difettano cultura e sensibilità. Due qualità che Gigi Proietti possedeva in notevole quantità, che gli hanno consentito di frequentare con grande capacità di adattamento i tempi che cambiano. E non sembra che cambino in meglio.

Per chi l’ha visto sulla scena, Proietti era la forza e la leggerezza. La forza del corpo e della parola, che dominano lo spazio. La leggerezza dei movimenti, mentre la lingua s’adatta con facilità al momento drammaturgico, dal tragico al comico, negli impercettibili passaggi intermedi. E però a Gigi Proietti sta stretta la parola “attore”, piuttosto “artista”, nel senso della contaminazione tra generi, dell’entrare in diversi territori, dello sconfinare dalla recitazione al canto, dal mimo all’arte dei comici della memoria.

Petrolini

Ed ecco il suo Petrolini, raffinato e popolare, voce di Roma, amato dalle folle, graffiante e intollerante fino alla cattiveria verso la retorica del fascismo. Non poteva non amarlo Gigi Proietti, che la retorica l’ha sempre allontanata e ha offerto con semplicità la sua presenza magnetica, senza rifiutare il confronto: con Carmelo Bene, Vittorio Gassman, Garinei e Giovannini, con il pubblico che lo ha sempre accompagnato e riconosciuto come “uno di noi”. Perché non si è mai tirato indietro, ha accettato tutte le sfide, anche quelle della vita.

E qui c’è l’uomo che presenta il personaggio, ne prende le distanze e si fa riconoscere nell’onesto dialogo con la maschera, davanti agli spettatori sorpresi ma rassicurati da quell’amico che li guarda e li coinvolge nello spettacolo. La sua galleria di personaggi Gigi Proietti l’ha portata anche a Cagliari, facendo entusiasmare il pubblico, nell’impasto di carattere e ironia, di umiltà e aristocrazia. Quanto tempo è passato da quel giorno in cui vide Carmelo Bene nel Caligola di Camus. Aveva 19 anni e fu colpito da quella frase, “Voglio soltanto la luna.”

L’inarrivabile Carmelo, con cui reciterà nel 1974 “La cena delle beffe” di Sem Benelli, la stessa che nel ‘42 aveva visto protagonista Amedeo Nazzari nel film diretto da Alessandro Blasetti. Quella “luna”, che sembrava imprendibile, inafferrabile, sognata da Gigi non ancora ventenne, Proietti l’ha fatta sua. Quella luna è il teatro, di cui Gigi Proietti è stato, anzi è servo, come in un inchino delle maschere della commedia dell’arte, ma anche padrone, in un gioco delle parti che ci ha aiutato a capire la vita.

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