Novembre 27, 2020

“Il teatro ai tempi del…” la rassegna del Teatro Dallarmadio e tutte quelle rassegne che non sono mai iniziate. Come sarebbe andata se avessero lasciato aperti cinema e teatri?_di Federica Landis)

Nove spettacoli in dieci giornate, per un totale di sedici repliche. Sarebbe dovuto essere così il cartellone autunnale del Teatro Dallarmadio in collaborazione con il Consorzio Camù. Quello che, dopo la rassegna estiva FuturExma, avrebbe riaperto le porte del palcoscenico agli spettatori, rimasti digiuni di teatro per diversi mesi. Intitolata “Il teatro ai tempi del…”, la rassegna sarebbe dovuta iniziare il 30 ottobre e concludersi il 27 dicembre, ma il 25 ottobre scorso la firma di Giuseppe Conte sul DPCM ha riacceso le luci in sala e fatto uscire il pubblico.

Una chiusura totale, quella dei cinema e dei teatri, che ha spiazzato gli operatori del settore, già in crisi per la precedente chiusura, perché questa volta le misure da adottare erano chiare e rispettate da tutti e, ricorda Fabio Marceddu del Teatro Dallarmadio: «Eravamo ancora nelle condizioni di poter continuare a dare continuità alla vita culturale, magari facendo delle pomeridiane, solo il sabato e la domenica, distanziando ancora, ecc …».

Non è tempo per il teatro e per Teatrexma, quindi, una rassegna che avrebbe spaziato dalla danza, alla musica, dal teatro di narrazione e di tradizione. Come hanno sottolineato gli stessi promotori, Fabio Marceddu e Antonello Murgia, questa «si sarebbe distinta per varietà e qualità di spettacoli di teatro indipendente, “dando casa” a compagnie emergenti o sperimentali e assicurando un’offerta alternativa ai grandi circuiti». L’Exma avrebbe quindi ospitato Flavio Soriga e Renzo Cugis in “Sardi della pianura”; la compagnia Batisfera, con Valentina Fadda, Leonardo Tomasi e Angelo Trofa, con “Lo spettacolo autunnale, tutto il teatro che non avete visto”; Carla Onni e il videomaker Svart1 in “Da ora in poi”, una produzione di Active Core; la Cooperativa La Maschera con Anna Pia, Fulvia Ibba, Massimo Muscas e Viviana Ibba in “Il sorriso del gorilla”, scritto e diretto da Enzo Parodo; il Teatro Dallarmadio in “Alfonsina Panciavuota”, di e con Fabio Marceddu, Francesco Niccolini e la regia di Antonello Murgia; Cristiana Cocco e Giuseppe Boy in “Boycosia”; i partecipanti del laboratorio del Teatro Dallarmadio in “Natale di mezza estate”, di Fabio Marceddu e Antonello Murgia; il Black Soul Gospel Choir che si sarebbe esibito nel piazzale esterno ell’Exma; Rossella Faa accompagnata da Giacomo Deiana e Nicola Cossu in “Le cose dell’ammore”.

In questo tempo di incertezze, ci si chiede se il teatro e più in generale la cultura debbano ancora essere messi alla porta o se forse proprio ora non si comprenda quanto questi possano diventare un rifugio per quanti cercano conforto e risposte in momenti così difficilmente decifrabili. «I professionisti del teatro – ricorda Antonello Murgia – hanno per talento, per vocazione, la fortuna e il dovere di servire quest’arte». Ma il presente scenico non incoraggia l’ottimismo e la storia quasi mai è stata dalla parte del teatro. «Siamo sempre stati- prosegue – noi teatranti, quelli messi ai margini, quelli pericolosi, quelli che dovevano fermarsi e smettere di lavorare nel “periodo” viola».

A questo punto ci si chiede come sarebbe stato “Il teatro ai tempi del …”. O forse ci si dovrebbe chiedere perché non c’è stato un “teatro ai tempi del”. «Io non metto in discussione le misure di sicurezza –precisa Murgia – avrebbero potuto aprire un dialogo prima di metterci davanti al fatto compiuto. La religiosità dell’arte, come diceva Fellini, è sacra quanto la fede nelle religioni. Ci saremmo potuti inventare nuovi modi per continuare a svolgere il nostro importante ruolo nel tessuto sociale, spettacoli per “uno alla volta”. Invece di spegnere le luci delle giostre, così, brutalmente, e lasciare accesi gli schermi delle scatole-case. Il mondo è andato avanti perché gli esseri umani, pochi, hanno saputo sognare e costruire i ponti verso conquiste impensabili. Spero davvero che tutto possa cambiare e ringrazio chi sta lottando per noi» conclude. E il Teatro Dallarmadio assicura che, se il 4 dicembre la situazione cambierà e i cinema e i teatri riapriranno, il 5 dicembre si andrà in scena: «Teatrexma – ribadisce Marceddu – è pronta a ripartire, noi eravamo pronti a partire. Questo è il nostro futuro imminente».  

***Fotografie di Francesca MU

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