Gennaio 17, 2021

Simone Padoin, quando la dedizione e l’umiltà lasciano il segno in una carriera_di Fabio Salis

Tre stagioni assieme in cui hai lasciato il segno: campione vero dentro e fuori il campo, un esempio per i più giovani. Buona fortuna per il tuo futuro, Pado!

Con questo tweet, ricondiviso anche dal Presidente Tommaso Giulini che ha aggiunto la didascalia “un onore averti avuto con noi”, la scorsa settimana la società Cagliari Calcio ha voluto omaggiare l’ex centrocampista rossoblù che ha recentemente annunciato il suo ritiro dal calcio giocato, proprio a pochi giorni, ironia del destino, da quello che è di fatto il suo derby: la partita tra i ragazzi in casacca rossoblù contro quelli in casacca bianconera, che sabato sera ha visto all’Allianz Stadium trionfare per 2-0 i campioni d’Italia.

La storia del calcio non è scritta solo dai grandi campioni, dalle prodezze esibite sul campo, dalle reti realizzate in finale di Champions League o di Coppa del Mondo o dai titolari inamovibili, ma anche e soprattutto dagli uomini appartenenti al tessuto di una squadra di calcio che ogni settimana si mettono al servizio dell’allenatore e dei propri compagni e che con cognizione di causa “sudano” la maglia per raggiungere gli obiettivi. Calciatori che magari al loro arrivo vengono anche accolti in maniera tiepida dalla piazza.

Simone Padoin da Gemona del Friuli è la dimostrazione pratica del concetto “se vuoi puoi”, ovvero che non necessariamente serve essere un fuoriclasse per suscitare affetto e guadagnarsi una fetta all’interno della storia e del cuore dei tifosi delle squadre nelle quali hai militato, tanto che nel 2015 i tifosi della Juventus per le strade di Berlino, prima della finale di Champions League tra i bianconeri e il Barcellona, gli dedicarono il coro “che ce frega de Leo Messi, noi c’abbiamo Padoin”. In maglia bianconera, pur non essendo un titolarissimo ha comunque vinto quasi tutto: 5 scudetti, 3 Supercoppe Italiane e 2 Coppe Italia.

Dal punto di vista storico e dei risultati sul campo, il Cagliari e la Juventus hanno sempre vissuto su due piani distanti e paralleli che in poche circostanze hanno trovato un punto d’incontro, ma per entrambi i club Simone Padoin risulta un importante elemento di convergenza: un calciatore “operaio”, che ha fatto della duttilità e della dedizione per la causa, nonché dell’umiltà, i principali punti di forza che lo hanno reso un vincente.

Benvoluto sia dai propri compagni che dagli allenatori con cui ha lavorato in carriera, ha dimostrato grandi valori, sia sul campo che fuori, anche nel periodo in cui ha militato nel Cagliari (dal 2016 al 2019). Anni di transizione, in cui la squadra cagliaritana si è riaffacciata nella massima serie dopo la retrocessione del 2015 e ha consolidato la permanenza in A, passando anche attraverso momenti tribolati, come accaduto nella stagione 2017/18 dove il contributo da leader sia in campo che nello spogliatoio del “talismano”, ribattezzato così dal mondo social per il suo essere un portafortuna per le squadre in cui gioca, si rivelò decisivo per l’incredibile salvezza degli uomini guidati da mister Diego Lopez.

Dopo una stagione in Serie B ad Ascoli, Padoin ha deciso a 36 anni di tornare a casa nella sua Bergamo per concentrarsi sulla propria famiglia. Assieme alla moglie ha aperto una palestra in città e tra i suoi obiettivi futuri rientra quello di entrare a far parte del settore giovanile di qualche squadra per trasmettere gli insegnamenti ai giovani. Durante una recente intervista ai microfoni di gianlucadimarzio.com ha dichiarato: “Se sono arrivato in alto è grazie al carattere, alla passione, alla diligenza e alla professionalità. Se uno vuole fermamente qualcosa, alla fine riesce a raggiungerla. I talenti di oggi devono capire questo.”

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