Gennaio 17, 2021

La tragedia della Moby Prince non può essere archiviata_di Luciano Uras

Non si può archiviare il più grave disastro della marineria civile italiana. Nessuna prescrizione potrà mai cancellare le gravi responsabilità delle pubbliche autorità sulla tragedia della Moby Prince. Niente, infine, neppure il tempo, potrà sopprimere l’indiscutibile diritto alla verità dei familiari delle vittime e delle loro associazioni. Tanto meno, questo potrà avvenire per distrazione dei Governi, per insabbiamento burocratico o eccesso di formalismo giuridico.

Luciano Uras e Silvio Lai della Commissione Senatoriale d’inchiesta con Luchino Chessa
figlio del Comandante della Moby Prince:
qui a Roma per “L’Isola che c’è” con Giorgio Ariu e Antonio Maria Masia.

Perché, quei fatti sono stati registrati, approfonditi nelle dinamiche in cui si sono svolti, costituiscono un ampio carteggio, una raccolta articolata di testimonianze e documenti, anche audio-visivi, che non danno tregua alla domanda ineludibile di giustizia. Non solo quella prioritaria di chi è stato colpito profondamente negli affetti ma, anche, quella che si solleva dall’ intera comunità nazionale.

Se vogliamo riconoscere un merito, anche solo uno, alla Commissione Senatoriale d’Inchiesta sulla Moby Prince, costituita su pressione di una battaglia pluridecennale dei familiari superstiti, è proprio quella di aver voluto scavare alla ricerca della verità nel terreno trascurato, o peggio male interpretato, delle documentazioni istruttorie del processo di primo grado. Tutto questo integrando, quanto più possibile e nonostante le solite reticenze ministeriali, anche a distanza di anni dal tragico evento, con nuove e più complete testimonianze, documenti e analisi.

Vale la pena sottolineare che la Commissione Parlamentare d’Inchiesta è stata istituita con deliberazione del Senato della Repubblica il 22 luglio 2015, ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione, e presieduta con indiscutibile capacità unitaria da Silvio Lai. Ha lavorato per circa due anni e mezzo approvando, nella seduta del 22 dicembre 2017 la relazione finale. In quel Rapporto sono contenute, non solo le conclusioni, ma anche centinaia e centinaia di pagine di documentazione, anche fotografica, e resoconti dettagliati delle testimonianze di coloro che avevano vissuto direttamente quei momenti o ne erano stati attenti, anche se casuali, osservatori. In quelle pagine sono raccolte anche i risultati di analisi tecniche, ampiamente verificate, e valutazioni giuridicamente rilevanti. Va, infine sottolineato, che l’attività della Commissione si è svolta con l’assistenza di magistrati e di strutture e dirigenti delle forze dell’ordine, di grande esperienza e capacità investigativa, con i quali hanno collaborato i funzionari e i consulenti legali della Commissione, tutti scelti sulla base di specifiche ed elevate competenze.

È sulla base di nuovi rilevanti elementi di verità che la Commissione si assume la responsabilità di non concordare “con le risultanze cui è pervenuta l’Autorità giudiziaria in esito ai vari procedimenti che hanno riguardato la tragedia, in particolare dissente sulla riconducibilità della tragedia alla presenza della nebbia e alla condotta colposa, in termini di imprudenza e negligenza, avuta dal comando del traghetto Moby Prince.” Anzi su questo ultimo aspetto è stato sottolineato quanto sia stato determinato ed eroico il comportamento dell’equipaggio, che ha tentato fino all’estremo, attuando le procedure necessarie, di salvare la vita dei passeggeri.

Questa affermazione, doviziosamente motivata e documentata, evidenzia i temi distintivi dell’inchiesta parlamentare, che attengono alla dinamica della collisione ma soprattutto ai mancati soccorsi, quelli che non sono mai stati rivolti alle 140 persone della Moby Prince. Quelle anime, tutte strappate alla vita ingiustamente e incomprensibilmente, reclamano, ancora, verità e giustizia.

Pietro Grasso

Di questo – e della valenza dei lavori della Commissione – ha detto, meglio di tutti, Pietro Grasso, convinto promotore della Commissione d’Inchiesta da Presidente del Senato, il cui prestigioso impegno nella magistratura inquirente è garanzia sulla valutazione del lavoro svolto e sulla valenza dei risultati ottenuti. Le frasi con le quali Grasso ha presentato l’ampia documentazione e le conclusioni dell’indagine parlamentare sono illuminanti, e hanno confortato la decisione della Commissione di inviare gli atti alle Procure di Roma e Livorno, per gli opportuni necessari approfondimenti.

La tragedia della Moby Prince non può, perciò, essere archiviata, non è un evento accidentale drammatico da dimenticare, per la dimensione della strage e per le modalità, con le quali sono state gestite, nell’immediatezza della sciagura, le azioni di soccorso e quelle, successive, di ricerca delle cause e delle responsabilità.

Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana (Foto tratta da quirinale.it)

Spetta alla Repubblica, al Parlamento e al Governo, certificare la verità trovata. Serve un atto formale che, finalmente, sancisca quella verità, e riconosca ai familiari – per il loro dolore e per quello patito, in quelle tragiche ore, dalle vittime – una vicinanza dello Stato che, ancora, stenta a manifestarsi.

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