Gennaio 26, 2023

Dal Poetto a Cetara, da Giuseppe Podda ad Alfonso Gatto; quando un grande ci ispira la parentela è prossima_di Attilio Gatto

Da qualche tempo prendo appunti per raccontare la storia di due famiglie di pescatori nel quartiere “Marina”, a Cagliari. E questi appunti stanno per ora producendo articoli. Uno l’ho fatto per “Il risveglio della Sardegna”: è un ricordo di mio zio, Giuseppe Podda, giornalista, scrittore, studioso di cinema e molte altre cose ancora, ma soprattutto maestro di tanti giovani giornalisti, me compreso. A lui si deve tra l’altro l’ampio materiale fotografico di famiglia.

Giuseppe Podda

Armato della sua diabolica Asahi Pentax, Podda ci costringeva a lunghissime pose per realizzare le sue foto. Talvolta invece ci ritraeva al volo, senza pensarci, senza alcun calcolo di luce e distanza. Erano scatti misurati esclusivamente dalla creatività. Con la stessa destrezza suo padre, mio nonno Francesco, cuciva le reti offese dal mare, maglia su maglia, dopo le notti trascorse nelle acque del Golfo. Ma ora spazio all’altra famiglia di pescatori, i Gatto. È stato il bisnonno a sbarcare in Sardegna lasciando Cetara, sulla Costiera Amalfitana, alla fine dell’Ottocento.

Cetara – Salerno

Tra i suoi figli, l’altro mio nonno. Si chiamava Attilio, come me. Anzi, io come lui. Ma qui m’interessa un poeta, che avrei tanto voluto fosse dei nostri. Stesso naso, stessi occhi di quel ramo familiare che viene dalla Costiera Amalfitana. Lui è Alfonso Gatto, anche pittore, giornalista, esperto di cinema, attore. Un personaggio rinascimentale. È di Salerno. Da Cetara, paese del bisnonno, son 10 chilometri. No, non credo siamo parenti. Di Gatto ce ne sono tanti da quelle parti. Ma quanto mi sarebbe piaciuto conoscere il grande poeta! Poi la notizia dell’incidente stradale. Era l’8 marzo del 1976. Uscivo da lezione, all’Università. Ho sofferto come fosse uno di casa. C’è un numero che ci unisce, il 17: lui nato il 17 luglio 1909, io il 17 ottobre 1955. 

Alfonso Gatto

Eppure qui mi contraddico! A volte penso che sì, siamo parenti. Che potrebbe essere figlio di qualche fratello o cugino del bisnonno, che da Cetara si era trasferito a Salerno. È una sensazione forte, senza prove, e così voglio che resti.

In braccio con nonno Attilio Gatto

La fronte ampia, il profilo, son di famiglia, anche lo sguardo, gli occhi chiari come quelli di papà e del nonno. Come quelli dei Gatto di Cagliari. Lui era un grande. Intellettuale antifascista Alfonso Gatto, e questo gli costò il carcere a metà degli anni trenta. La sua poesia, i suoi articoli per “L’Unita” e “Paese Sera”, i suoi viaggi avventurosi al seguito del Giro d’Italia, i suoi quadri. E poi l’amore per il cinema, critico e attore, diretto da Pier Paolo Pasolini ne “Il Vangelo Secondo Matteo” e da Francesco Rosi in “Cadaveri Eccellenti.” Tra i suoi amici Raf Vallone, Cesare Zavattini, Leonardo Sinisgalli, Orazio Napoli, Domenico Cantatore, Marcello D’Olivo. Era uomo curioso della vita, delle culture, sempre in giro a raccontare, ad osservare.

Raf Vallone e Alfonso Gatto

Nel ‘55 fece un viaggio in Sardegna e con la sua scrittura visionaria, accompagnato da un talento della fotografia come Mario De Biasi, realizzò alcuni splendidi reportage per il settimanale “Epoca”. E su questo – sul poeta nell’Isola – c’è un bellissimo libro di Marcello Napoli, “Alfonso Gatto e il “continente” Sardegna” (Edizioni dell’Ippogrifo). È un racconto per testi e foto. Ed è la storia dell’amicizia tra due grandi, Alfonso Gatto e Marcello Serra, l’autore di “Sardegna, quasi un continente”. Alfonso Gatto ha scritto anche alcune poesie dedicate ad una regione che lo ha molto ispirato. Come dimostrano i versi di “Epigramma sardo”:” …Il nuraghe, la nurra, il fuoco asciutto/del vento visionario, nel formaggio/ secco dei denti legano il pastore/alla giustizia della pietra, al lutto/del suo primo rancore. E guarda il mare,/il mare senza viaggio…”.

Enrique Irazoqui e Alfonso Gatto ne “Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini

Già, il mare. Mi sono sempre chiesto perché il bisnonno, Vincenzo, abbia lasciato la Costiera Amalfitana per approdare in Sardegna. Lo immagino in una casa affacciata sul golfo, colore dominante l’azzurro. È ragazzo, in barca col padre. Di ritorno dalla pesca assapora le ore del riposo. E d’estate trova rifugio nelle cavità così ben descritte da Casanova nelle sue memorie. Luoghi freschi, che allontanano la calura quando neanche i bagni di mare alleviano il disagio. Una vita faticosa, ma bella e spensierata. Poi all’improvviso accade qualcosa. E allora barche di pescatori verso l’Isola di Sardegna. Qual è la vera ragione di questa avventura? Un giallo. Dei cugini di mio padre si sono posti la stessa domanda, ma una volta a Cetara si son fatti una mangiata di pesce e hanno dimenticato la ragione del viaggio. Com’è successo a me, che a Cetara ho sentito le radici, qualcosa che mi lega alla terra e che non ha bisogno di spiegazioni. Forse basta qualche verso di Alfonso Gatto, quel quasi parente che sollecita i miei appunti per un libro su due famiglie di pescatori a Cagliari. “In ogni gioia breve e netta/ scorgo il mio pericolo./Circolo chiuso ad ogni essere è l’amore che lo regge/Tendo a questo dubbio intero, a un divieto in cui cogliere il sospetto e la lusinga del mio movimento./Universo che mi spazia e m’isola, poesia.” La gioia e il pericolo, l’amore e il dubbio, la passione per la vita, ma anche la sensibilità di un intellettuale affamato di sapere, conoscenza, che usa i linguaggi più diversi. Dalla poesia al giornalismo. Dalla pittura al cinema. E va avanti per terreni inesplorati, come ogni innovatore, alla ricerca di strade non tracciate, di immagini che sfuggono agli occhi. 

In copertina: La Santa Rita, la barca dell’altro mio nonno Francesco Podda al Poetto negli anni sessanta.

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