Gennaio 22, 2021

Mia madre aveva un fiuto per la notizia_di Attilio Gatto

“Qui Nuova York, vi parla Ruggero Orlando”. A parte l’imitazione del fenomenale corrispondente dagli Stati Uniti – ma quant’ero piccolo! – la prima passione per il giornalismo la devo senza dubbio a mia madre. Mia Madre che ha sempre fatto la casalinga, ma riusciva a vedere i fatti del mondo oltre la tivù e i settimanali popolari come Novella Duemila, Grandhotel, Gente e Oggi.

E però le notizie lei le valutava a suo modo. Veniva annunciato un processo e Mamma Assunta lo dava per già avvenuto. Spariva una persona e lei comunicava con sicurezza ch’era stata sequestrata. Parlava d’una truffa con mille ramificazioni, e se le chiedevi “Mamma, ma chi te l’ha detto?”, rispondeva senz’ombra di dubbio:”Una signora, in autobus” Vai a spiegarle che il popolo dell’autobus non è una fonte, che quantomeno va controllata. No, Assunta era certa del suo giornale orale, fatto di immaginazione e fantasia. Lei non ammetteva la frammentarietà della notizia, l’incompletezza del fatto.

Lo elaborava dentro di sé e gli dava soluzione, drammatica o positiva che fosse. Più volte mi ha lasciato sbalordito, perché le sue previsioni immancabilmente si realizzavano. E allora dovevo farle i complimenti per quel fiuto investigativo. Fiuto e anche intelligenza. Non c’è dubbio che Assunta avesse una non comune capacità d’analisi, e una notevole inclinazione verso le discipline artistiche.

Da giovane era andata ad apprendere il mestiere da una maestra sarta, a Cagliari, quartiere Marina, dove viveva. E però per quei colpi di testa che solo gli animi ribelli hanno, si era rifiutata di fare di quegli insegnamenti un lavoro. Perché? Non si sa. Forse per quell’ala di follia di certe donne sarde che a un certo punto sentono il bisogno di dare un segno d’indipendenza, d’autonomia.

Metafora di questa sua rivolta permanente è quando chiedevi a Mamma di attaccare un bottone da troppo tempo penzolante dall’asola della camicia. Lei rispondeva di sì, con voce fin troppo gentile, e dopo pochi minuti ti presentava l’opera compiuta. Che dire? Proprio un’opera d’arte. Un’installazione d’avanguardia. Ora il bottone stava lì, aderente alla stoffa, ma tutt’intorno c’erano fili multicolori, bianchi, gialli, rossi, viola e via continuando.

In questo modo Mamma Assunta dava il suo tributo all’arte e all’inconfessabile ansia di ribellione. Questa sua unicità la porterà lassù, dove ora è volata. Ma resta anche a noi figli che l’abbiamo vissuta, ognuno a suo modo. In fondo che significa in questi tempi bui? Seguire le regole, rispettare le leggi, ma anche portare nella realtà quotidiana un senso di gioco, di invenzione, di estro. Dare colore alle notizie della nostra vita. Come faceva Ruggero Orlando da Nuova York.

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