Gennaio 17, 2021

Ribalta giovani/Orlando Pitzanti: “Gareggiare con Nibali e con Aru è stato emozionante”_di Maria Laura Scifo

Il ciclismo è uno sport che comporta molti sacrifici, ma regala anche grandissime soddisfazioni. Gioie e dolori che ha provato sulla sua pelle Orlando Pitzanti, giovane ciclista sardo classe 2000. Dopo aver gareggiato con campioni come Vincenzo Nibali e Fabio Aru, è arrivata la decisione temporanea di prendersi una pausa e dedicarsi allo studio e al personal training.

Partirei proprio dal ciclismo: come mai hai deciso di lasciare l’ambiente professionistico?

Per via di alcune problematiche c’era la necessità di avere qualcosa di ancora più concreto, soprattutto per il futuro. A livello sportivo, ci sono molte difficoltà perché la carriera prima o poi finisce e ci si ritrova con poco in mano. Nel ciclismo questo è ancora più amplificato. Forse è un discorso un po’ materialista, ma dato da esigenze che si sono presentate in questo momento. Per ora la scelta è questa, anche se tutto può cambiare. Magari potrebbe essere un anno in cui mi dedico ad altro per poi riprendere quella strada. È un punto un po’ dolente questo.

Da quando ho iniziato ad andare in bici, le ho dedicato quasi l’interezza della mia vita. In generale quando si pratica uno sport, si ha un obiettivo che ti prende completamente e tutto diventa funzionale a ciò che fai. Certi sport comportano sacrifici più grandi di altri. Durante tutte le superiori ho fatto tantissime rinunce. Se mi invitavano a una festa il sabato sera non potevo andare perché poi magari il giorno dopo mi dovevo allenare o avevo una gara. Ripeto, è uno sport che comporta tanti sacrifici, ma che quando sei dentro fai volentieri. La decisione parte da te stesso e io, ad essere sincero, non rimpiango assolutamente di averli fatti.

L’esperienza da professionista con la D’amico UM Tools come è stata? Era pesante dover viaggiare spesso?

Il fattore del viaggio non è stato pesante. Vivendo in Sardegna sono stato costretto fin da quando avevo 16 anni a viaggiare costantemente. La differenza è stata che prima le trasferte venivano pagate di tasca nostra, mentre poi le spese sono andate a carico della squadra. Forse è stato meno pesante in quanto certi periodi più lunghi li facevo direttamente fuori. Anziché partire sempre il fine settimana e tornare il lunedì mattina, riuscivo a stare anche due settimane di fila in trasferta. È stata una bellissima esperienza, dura magari per il livello delle gare che ho fatto e per gli avversari con cui mi sono scontrato. D’altro canto, bella perché sono gare che ho fatto con persone che mi ricorderò per sempre. Non penso sia da tutti poter dire di aver corso con Nibali o con Aru. Questo è ciò che mi rimane principalmente. La possibilità di aver partecipato a certe competizioni e aver vissuto da vicino quello che è il Top del nostro sport.

Come è stato poterti confrontare con campioni come Nibali e Aru?

Molto emozionante. La gara in cui ho avuto la maggiore possibilità di correre con dei campioni è stato il campionato italiano, l’anno scorso. È stato emozionante perché io quella gara l’ho fatta senza chissà quale grande ambizione. Non ero pronto in quanto due giorni prima avevo sostenuto l’esame di maturità: avevo l’orale. Un giorno, mentre stavo studiando, mi ha chiamato la squadra. Non avevo più corso da fine maggio, perché mi avevano dato il tempo di concentrarmi sugli studi. Mi hanno chiamato e mi hanno chiesto quando sarebbero finiti gli esami. Il 28 Giugno avrei avuto l’orale e il 30 ci sarebbe stato il campionato italiano. Mi stavo allenando pochissimo: stavo uscendo 1-2 ore al giorno che per me è davvero poco. Una gara come il campionato italiano è lunga circa 230km, 5 h e 30 di gara. Ma si trattava di un’opportunità unica e in cui erano presenti tutti i grandi campioni del ciclismo italiano.

Se la gara dura 5h, gli allenamenti come li strutturi per avere quella tenuta fisica?

In generale qualche allenamento va oltre quella durata, fino a 6-7 ore, però sarebbe disumano pensare di allenarsi così tutti i giorni. Si struttura in modo da progredire gradualmente. Alla fine, gli adattamenti ti portano ad avere quel kilometraggio nelle gambe. Inoltre, a furia di gareggiare si prende il ritmo gara.

Come è la situazione del ciclismo in Sardegna?

Ci sono pochi atleti, molti meno rispetto alle regioni in cui il ciclismo va bene. Non siamo gli unici perché anche il resto del sud Italia è nelle stesse condizioni. Pochi atleti, poca nozione dello sport ciclistico e di conseguenza poca propensione ad avvicinarsi al ciclismo. Per esempio, in Toscana anche una persona che non c’entra nulla, un minimo di conoscenze le ha. Ci sono paesi dove c’è proprio una cultura ciclistica, una cosa che qui manca: sono radici che si sono create nel corso di decenni. Poi pesa anche il fatto che non sia per niente promosso: secondo me si dovrebbe andare nelle scuole, fare attività di promozione maggiore. Le scuole calcio sono promosse ovunque e uno sport come il calcio è più semplice da praticare. Al contrario, con la bici si va in giro per le strade, è meno statico. Sicuramente la mancata promozione del ciclismo è uno dei problemi principali.

Penso anche ad esempio al Giro d’Italia che qui in Sardegna lo hanno organizzato poche volte.

Sì, infatti quando il Giro è venuto qua si è accesa un po’ la passione per il ciclismo. Negli ultimi anni un miglioramento c’è stato sulla scia del fenomeno Aru. Fabio è stata una persona che è riuscita a trasmettere un po’ di entusiasmo, soprattutto a Villacidro che ora ha un bel bacino di ragazzi che prima non c’erano. Sta tutto nella promozione. Alla fine, quella di Fabio è stata una promozione umana.

Ora invece, come mai hai deciso di intraprendere la strada di personal trainer?

È un percorso che ho cominciato a partire da prima del lockdown e anche durante questo. Lo avrei fatto comunque, perché lo sport l’ho nel sangue e infatti sto studiando scienze motorie all’università. Adesso sto iniziando a sfruttare il titolo.

Vorresti continuare anche dopo l’università?

La mia passione, il mio obiettivo finale, sarebbe quello di fare il nutrizionista. Scienze motorie adesso e scienze della nutrizione e dell’alimentazione in seguito. Sarebbe bello poi affiancare anche la professione di preparatore atletico a quella di personal trainer per offrire un servizio più completo.

Esiste una dieta specifica per ogni sport?

Non solo esiste una dieta specifica per ogni sport, ma personalizzata per ogni persona. Nell’ultimo anno sono stato affiancato da una nutrizionista e la mia alimentazione era super controllata e tutte le mattine era la prima persona che sentivo. Mi diceva cosa mangiare in base a quello che sarebbe stato il mio allenamento. Dovevo dirle anche che cosa avrei fatto il giorno dopo perché la cena si collega, di fatto, al giorno successivo. Ogni singolo alimento ha un uso molto specifico ed è una cosa che mi ha incuriosito e ha alimentato la mia volontà di studiare questo in futuro.

Da futuro nutrizionista, vorresti specializzarti sul solo ciclismo o “aprirti” in generale a tutti gli sport? Assolutamente. A me piacerebbe piano piano allargare le conoscenze per coprire più sport possibili. Poi ovviamente il tutto con una preparazione adeguata. Se dico che sono preparatore di ciclismo e di atletica, devo esserlo con conoscenze vere. Per me la qualità deve essere al primo posto.

1 thought on “Ribalta giovani/Orlando Pitzanti: “Gareggiare con Nibali e con Aru è stato emozionante”_di Maria Laura Scifo

  1. Grande! Io col nutrizionista avrei dei problemi… comunque! Bella intervista. Ti seguo. Non in bici ovviamente! Io arrivo a 1 ora e mezza, poi vedo i pianeti e le galassie girare attorno!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *