Gennaio 22, 2021

Fausto Mura, Federalberghi Sud Sardegna: “Ristori insufficienti e settore in ginocchio, molte incognite sul futuro degli hotel”_di Fabio Salis

Uno dei settori che sta pagando in assoluto il prezzo più alto per la pandemia è quello alberghiero. Dal punto di vista economico, nel 2020 le perdite per le strutture sarde sono state ingenti: si stima che nel nostro paese, solo nella scorsa estate, siano stati persi circa 75 milioni di clienti di alberghi, bed and breakfast e case vacanze, complice soprattutto il netto calo negli arrivi dei turisti stranieri. Inoltre le misure restrittive attualmente in vigore per il contenimento della diffusione del covid-19 non permettono di stabilire un quadro chiaro sulle prospettive economiche per l’anno in corso. La questione è delicatissima, in quanto solo nella nostra isola riguarda circa 250.000 lavoratori che operano nel settore turistico.

Attualmente in Sardegna l’85% delle strutture alberghiere sono chiuse, nonostante il governo abbia stabilito che esse possano rimanere aperte, e il restante 15% lavora in maniera molto ridotta, vista l’assenza di turisti.

Abbiamo affrontato l’argomento con Fausto Mura, presidente della Federalberghi Sud Sardegna, vice presidente vicario della Confcommercio Sud Sardegna e amministratore unico dell’Hotel Califfo di Quartu Sant’Elena.

L’amministrazione e la gestione di una struttura alberghiera comporta numerosi costi da sostenere anche in periodi di lockdown. Il decreto ristori del governo per ora non ha sortito i benefici sperati.

“Chiunque si occupi di tecnica alberghiera sa perfettamente cosa voglia dire gestire un albergo e tutti i costi che le strutture comportano anche in periodi di chiusura. Il 2020 è stato un anno orribile: abbiamo subito il lockdown in maniera molto dura, in quanto gli unici ricavi ottenuti sono stati nei mesi estivi, mentre abbiamo dovuto sostenere i costi per coprire anche gli altri dieci mesi. I casi i covid registrati in Costa Smeralda a fine agosto hanno scatenato una pandemia mediatica a livello nazionale che ha costretto gli albergatori a chiudere.

I ristori per gli albergatori si sono rivelati per ora nettamente insufficienti. A tutti è arrivato il primo, il secondo solamente ad alcuni operatori del settore, ma rispetto alle necessità le cifre si possono definire realmente ridicole, in quanto dobbiamo pagare la TARI e la TASI ai comuni come se fossimo regolarmente aperti. Non abbiamo assolutamente alcuna possibilità di pagare queste tasse. In questi mesi manca la liquidità, visto il 2020 disastroso, e molti alberghi non hanno potuto effettuare i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, perciò le strutture che non hanno riaperto difficilmente riusciranno a riaprire nel 2021. Nel frattempo i debiti continuano a salire.

I fondi click-day non soltanto non bastano, ma causeranno una distorsione del mercato turistico con gravi danni per la maggior parte degli albergatori, in quanto hanno ristorato una percentuale molto bassa di strutture: nei primi tre secondi sono arrivate ottanta aziende che si sono accaparrate i fondi, quando in realtà gli alberghi in Sardegna sono più di mille. Questo metodo non è meritocratico, si è solo andata a creare una sorta di lotteria che ha danneggiato il sistema.”

A proposito di ristori, in Confcommercio porterete avanti le rivendicazioni delle imprese.

“Confcommercio ha al suo interno una serie di sindacati che rappresentano le diverse categorie, tra cui le più danneggiate sono quelle degli organizzatori di eventi e dei ristoratori. I vari sindacati si riuniranno presto e verrà organizzata una conferenza stampa univoca, in cui verranno chiesti alle pubbliche amministrazioni quali programmi verranno elaborati per evitare la catastrofe nel settore. Abbiamo aperto in questi mesi un tavolo con la Regione Sardegna per cercare di trovare delle possibili soluzioni, ma i fondi del click-day non sono state spesi con la logicità che il mercato richiedeva.”

La speranza di tutti è che il più presto possibile la pandemia allenti la sua morsa e i turisti possano tornare a visitare le bellezze paesaggistiche e architettoniche della nostra Sardegna, anche se le incognite per il futuro sono numerose.

“Il turismo non deve morire: all’interno del PIL sardo occupa, come tutti sappiamo, un posto di primissimo piano. Senza di esso saremo tutti più poveri. Come Federalberghi Sardegna siamo stati la prima categoria a stabilire un protocollo covid ben definito. Abbiamo agito in maniera assolutamente univoca su tutto il territorio e nei mesi di luglio e agosto abbiamo aperto senza far registrare casi di covid. Gli alberghi sono dei posti sicurissimi, ma se continueremo ad essere tartassati e non aiutati, non ci potranno essere segnali di ottimismo per il futuro. Per la stagione turistica del 2021 non è stato elaborato nessun piano né pandemico né di sviluppo economico che possa permettere al turismo di ripartire.

Il nostro è un settore variegato, in quanto all’interno della filiera sono compresi gli aeroporti, le compagnie aeree, gli NCC, i taxi, i ristoranti, i bar, i tour operator e tutti coloro che creano servizi per i turisti. Se la politica non ci verrà incontro al più presto, la crisi sarà molto dura, anche per coloro che ritengono di non essere toccati minimamente dalla crisi del turismo. Per fare un esempio la SARAS ha diminuito la produzione e l’erogazione di prodotti derivanti dal petrolio. Se non aiutiamo le aziende che danno lavoro ai dipendenti, ristorare le singole persone non sortisce grande efficacia.”

Lo sport è da sempre un elemento trainante che attira una fetta importante del mercato turistico sardo e il 2020 è stato in assoluto l’anno del padel. I numeri fatti registrare sono importanti e destinati a crescere ulteriormente nell’anno in corso. Una possibilità interessante per gli hotel in un mare molto agitato.

“Lo sport può essere sicuramente un’opportunità di crescita. Nel 1986 un ingegnere che arrivò dall’Argentina ci fece conoscere il Padel e ci coinvolse nella creazione di campi all’Hotel Califfo di Quartu. Il numero di giocatori all’epoca era tuttavia esiguo, così dismettemmo. Da poco invece ne abbiamo realizzato due e gli sportivi che vengono a giocare non mancano. Ora è scoppiata la moda di questo sport, perché, oltre ad essere molto divertente, richiede un numero di persone più limitato rispetto al calcetto e al calcio a7, per cui è più facile organizzare le partite.

Dal punto di vista turistico lo sport è sempre stato un elemento trainante in Sardegna, perché favorito dal clima e dagli elementi del mare. Sport marini, nautici e balneari hanno avuto un grosso successo, ma in questo momento non c’è una frequenza di aerei e navi che renda possibile il turismo. Siamo in un periodo di lockdown più o meno duro e mascherato, quindi mancano i turisti e lo sport non può dare molto a loro. Al massimo può favorire il passatempo degli abitanti del territorio.”

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