Gennaio 26, 2023

Costanzo Dettori: perdere un amico_di Antonio Maria Masia

Da L’Unione sarda, 20 febbraio 2021: “Una notizia terribile, che ha scosso un’intera comunità, quella di Sassari e non solo: oggi è morto in ospedale, in seguito a complicanze da Covid, Costanzo Dettori. Aveva 75 anni ed è stato il più forte difensore sassarese di tutti i tempi. Giocò insieme ad altri compagni prestigiosi, come Antonello Cuccureddu, Comunardo Nicolai e Mario Valeri. Dopo felici stagioni torresine, beniamino del pubblico sassarese, le belle esperienze di Thiesi e Ittiri, in cui le sue doti di eccezionale tempista e combattente, prodigioso nell’anticipo, rimasero intatte”.
Da La Nuova Sardegna 22 febbraio 2021: “Stopper insuperabile in difesa, ha perso l’ultimo tackle col Covid. Con la maglia rossoblù ha giocato 8 anni in Serie C totalizzando 165 presenze. Conosciutissimo nell’ambiente sportivo sassarese, molto apprezzato anche a Thiesi e a Ittiri, dove aveva lasciato il segno a fine carriera”.

Basterebbero questi due frammenti tratti dai principali giornali dell’Isola a testimoniare l’affetto, la simpatia, la stima e la considerazione di cui ha sempre goduto l’amico carissimo Costanzo nel suo ambiente. In particolare presso la sua comunità che l’ha visto nascere e crescere come calciatore, come bandiera della sua Torres, che gli aveva impresso nel dna, in maniera evidente, la “sassareseria”: la versatilità nelle battute, nell’atteggiamento sempre allegro disponibile ma, all’occorrenza, anche tagliente e reattivo, nel modo guascone e appassionato di porgersi, di relazionarsi.

Anche le comunità più ristrette di due fra i principali centri del Meilogu, Thiesi, e del Coros nel  Logudoro, Ittiri,  lo piangono e gli riconoscono i meriti sportivi e umani che ha ampiamente conquistato nel corso delle sue ultime stagioni da calciatore, sempre all’insegna del grande impegno e di eccellenti prestazioni in campo e dove faceva valere le sue capacità di leader e di maestro per i più giovani. Costanzo racconta, divertendosi e divertendoci, tutto il suo percorso di calciatore fin da piccolo pulcino della Torres, in un libro: “Un Pallone lungo 60 anni”, pubblicato e presentato appena in tempo… a fine del 2019,  che io, ma non solo io, gli avevo suggerito di realizzare: era bene che venissero a vita le  pagine necessarie dove  travasare e lasciare in forma definitiva  le sue esperienze sportive.

Nato per destino in via Torres a Sassari, ultimo di 9 fratelli e orfano di padre con una mamma, Maria, che con grande fatica, ma con fierezza, porta avanti la baracca, che stravede per l’ultimo dei suoi figli, fisicamente minuto ma tutto scatti, energia e volontà, che mano mano vede crescere ed affermarsi come atleta e come calciatore.

E il successo suona per l’interessato, per la famiglia per il vicinato, nell’ambito della tifoseria torresina, sempre forte e agguerrita, come una sorta di rivalsa sociale ed economica.

Lo scricciolo è determinato, duro, coraggioso e “rincorre obiettivi che vanno ben oltre quelli calcistici”, osserva acutamente, in prefazione, il giornalista Francesco Pinna, “C’è una mamma, vedova troppo in fretta, alla quale regalare qualche soddisfazione, c’è l’orgoglio e l’ostinazione di chi vuole essere profeta in patria nella sua Sassari…”

Si racconta, nelle scorrevoli pagine pregevolmente corredate da belle foto, descrivendo quella sua cocciuta rincorsa verso l’affermazione che dura fino alla fine della carriera lunga 6 decenni.

Il risultato lo appaga, certo non va oltre la serie C, anche se poteva, qualche contatto con società di serie superiore c’è stato però niente va in porto, ma in serie C con la sua maglia rossoblù ci rimane per ben 8 stagioni, vissute quasi sempre da protagonista, e passa alla storia torresina come il più forte difensore locale che la Torres abbia avuto, nato e cresciuto nelle sue fila.

Sono anni vissuti con intensità e passione, come emerge dalla lettura dei ricordi: belli e brutti, esaltanti e irritanti, spiritosi e urticanti, sempre accompagnati dalle sue inesauribili battute in quella specie di italiano volgare che è  il sassarese “in ciabi”, dicono loro campanilisticamente,  (come dire: autentico, con la chiave giusta, al contrario di quelli venuti da fuori da sempre chiamati sarcasticamente “accudiddi, cioè arrivati da chissà dove).

Nel libro: dovizia di particolari ,senza sconti, senza retorica. E così, rivela, ma io questo lo sapevo, anche interessanti e piacevoli capacità di scrittura.

Così come lo era, brillante e coinvolgente, con le parole sempre puntuali e colorite.

Uno spasso, ascoltarlo! Specie in compagnia di amici, magari intorno ad una tavola ben fornita, animatore e allegro, nelle trasferte, negli allenamenti e nello spogliatoio.  

Avevo avuto modo di apprezzare il suo genuino e godibile tipo di scrittura (per questo lo incoraggiai, ma ripeto non ero l’unico) quando aveva preparato, come gli avevo proposto, alcune pagine da inserire nel mio libro del 2010 “Quel calcio nel cuore – La Cannedu Ittiri” dove raccontavo la storia della società sportiva che avevo fondato nel 1966 con la collaborazione di alcuni amici. Con quelle pagine, da lui stesso brillantemente commentate ad Ittiri, in teatro alla presentazione, era riuscito a suscitare allegria, condivisione e applausi.  

Il suo racconto in quel mio libro contiene passaggi esilaranti circa le particolarità e le condizioni dello strano e straordinario  “ingaggio” per l’Ittiri calcio  che ero riuscito “ad imporgli”, prima dell’avvio del campionato di 1° categoria ‘74/’75, strappandolo al Thiesi che militava in serie D.

Per noi una specie di miracolo!    

Avevamo a disposizione, ancora 28enne, il più completo, il più tecnico e forte giocatore che l’Ittiri avesse mai avuto. Grinta, esperienza, impossibile passare dalle sue parti in difesa, anche buon realizzatore. In campo passione e desiderio di esprimersi al meglio, come un esordiente, sempre prodigo di incitamenti e di consigli. 

Costanzo, come confermerà poi nel suo libro, si lasciò convincere da me, a giocare nell’ Ittiri non certo per questioni economiche ma solo per effetto di un’immediata, istintiva e mai cessata simpatia, fiducia e affetto, esteso ai familiari. E per la presenza dell’allenatore suo e mio caro amico: l’indimenticabile e bravissimo  Nanni Moretti.

In piedi: Nanni Moretti (all.), Marieddu Pinna, Costanzo Dettori, Carmelo Calaresu, Gavinuccio Pinna, Giommaria Melis, Gesuino Pilo, Gianni Botondi, Simone Pisanu (dir.) Masia (Pres.) in gin: Tore Sanna (cap.) Antonio Puggioni (Totoi Puzone) , Angelino Sanna, Peppineddu Cossu

Nel settembre del 1974, appena tornato dal viaggio di nozze, mia madre, (che non si era ancora abituata all’idea che non fossi più a casa con lei, dato che ero il più piccolo il più coccolato, e l’ultimo ad essersi sposato), spesso veniva a passare qualche giorno a casa mia.

 Quel giorno tornai per pranzo, Maria Cristina, mia moglie, non era in casa, in quegli anni insegnava fuori Sassari, e nel momento in cui si aprì la porta dell’ascensore, si aprì anche la porta di casa, e mia madre, che sicuramente era appostata dietro la porta,  tutta trafelata mi venne incontro sul pianerottolo della scala, e incurante del fatto che qualche vicino poteva sentirla  mi disse:

 “Ma  a  si  bò   sabbè  cosa  marasosthi  hai cumbinaddu  cu  ra  banca? “ (Ma si può sapere che diavolo hai combinato con la banca?)

Non capii subito il significato di quelle parole, ma la sua faccia preoccupata mi mise addosso  una certa inquietudine.

Mi disse che aveva telefonato un tizio dalla Banca Commerciale, un certo Masia , che mi cercava già da qualche giorno, perchè aveva bisogno di parlarmi per cose molto importanti…

E c’è stato anche un bellissimo, purtroppo breve, periodo di affetto e tenerezza da lui riservata verso il mio piccolo Pietro che lo ricambiava ammirato, seguendolo dappertutto e… addirittura affiancandolo e imitandolo come evidente nella foto, e che purtroppo a Natale del 1975, a poco più di 4 anni, ci lasciava per sempre.

Rimaneva seduto sulla panca vicino a me, e non mi lasciava un attimo, neanche quando l’arbitro ci chiamava per l’appello.

Spesso durante la partita si sedeva in panchina con allenatore e dirigenti, e quando mi trovavo in zona lo salutavo, e gli facevo qualche battuta:

  • Tranquillo Piè…non hanno speranze….vinceremo alla grande….

Lui mi guardava con adorazione mista ad ammirazione, e credo che in quei momenti fosse il bambino più felice del mondo”…

E su questo punto la commozione mi sovrasta e gli occhi si inumidiscono a pensare che Costanzo lo ha raggiunto e me lo può abbracciare, al ricordo delle parole dedicate al mio bambino nelle pagine citate: poetiche e ricche d’amore.

In piedi: Nicolino Manconi, Gavinuccio Pinna, Giuseppe Mura, Totoi Ortu, Antonio Usai, Sandro Tedde, Giommaria Melis, in ginocchio: Antonello Marcellino, Peppineddu Cossu, Bobbo Podda, Angelino Occhioni, Tore Sanna (cap.), il piccolo Pietro Masia fiero di assumere la stessa posa di Costanzo Dettori, Mario Idili

Ora, Costanzo, hai scelto per sempre un altro campo di calcio. Lontano e misterioso per chi rimane.

E la tua mancanza sembra definitiva, irrecuperabile.

Ma, forse non è come appare agli umani.

Forse non ci lasci del tutto.

Sassari e Thiesi con Ittiri non ti dimenticheranno!

A me, alla mia famiglia, agli amici ittiresi che ti hanno voluto bene lasci: ricordi bellissimi, raffinati gesti atletici, goals strepitosi, passione sportiva, grande impegno, valori d’amicizia, abbracci sinceri, frasi argute e divertenti, alla tua maniera.

 Lasci immancabili generose risate, tantissime foto, stralci di giornale, pagine di libri…l’affetto per la tua Maria Cristina, i tuoi figli Antonio e Salvatore e i nipotini che adoravi.

A me in particolare lasci, infine, la spiritosa storia di un debito calcistico dell’Ittiri verso di te, un supposto residuo finale di competenze legato al tuo ultimo campionato del 1978, un residuo immaginario e scherzoso che ci ricordavamo, continuamente a vicenda, in presenza o al telefono e in ultimo sui social, per riderci su e far ridere gli altri.

Ricordi quando mi venivi a trovare con un grande sacca?: “E’ tempo per  saldare i “buffi”, avevo già  deciso di dare incarico al mio legale di procedere al sequestro della società”. E  io ti chiedevo: “che ci fai con quella sacca?” E tu: “riempirla con i soldi,  che mi deve l’Ittiri Canneddu da quando ci hai convinti a completare la stagione, a gratis,  perché in bolletta” (raddoppiando la “d”, come per sfottò facevano i suoi colleghi ex torresini per sottolineare il seguente concetto: “Per farti conoscere hai dovuto giocare con la Canneddu, per gli anni trascorsi alla Torres non ti conosceva nessuno”). Io chiudevo il siparietto, come da copione: “ti salderemo prima o poi, prima o poi”.

Agli inizi dell’anno 2020, prima che diventasse un anno  stramaledetto,  avevamo convenuto per il successivo18 aprile la definitiva sistemazione della pendenza attraverso la presentazione ad Ittiri del tuo “Pallone lungo 60 anni”,  insieme ai tuoi vecchi compagni di squadra e con gli amici dell’Avis ora guidati da uno di loro, Giovannino Manus. 

 Avresti destinato il ricavato in beneficienza, ma questo è un altro discorso.

Quella sarebbe stata l’occasione per sollevarmi, finalmente, dal “peso morale” del tuo credito 42enne ormai irredimibile.

E invece, è arrivato il pidocchietto in corona!

Un microbo quasi invisibile che ha messo in ginocchio ovunque l’uomo, arrogante e presuntuoso, e che ci ha impedito il “prima” dell’operazione credito/debito con il triste e ancora in parte persistente lockdown totale.

Nell’Isola era impossibile avvicinarsi!

Per aprile niente di niente, d’estate i tuoi incombenti dolori articolari e disagio nei movimenti ti hanno costretto ad un duro ed invasivo intervento… e poi a Natale il covid  ti ha portato via, e, malaittu!  ha reso il “dopo” fattibile sì, e certamente lo sarà, tramite i tuoi ragazzi, ma…

Ma, sarà un “dopo” senza di te!

Ma noi ti immagineremo presente in spirito, intento a ridere, a spararci addosso e a prenderci un po’ in giro con affetto, come sapevi fare tu.

Arrivederci Costanzo. 

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