Maggio 6, 2021

Per favore non chiamatelo Recovery!_di Edoardo Scarpetta

E’ sicuramente importante chiarire il concetto che i termini con cui identifichiamo le cose sono importanti.

E’ vero si chiama Recovery Fund, non è per lettera un errore. Ma sicuramente concettualmente non fornisce l’esatta dimensione dell’intervento monster a sostegno dell’ economie europee messe a disposizione dalla UE.  La mia opinione, e non solo la mia, è che il nome da assegnare, quello proprio, quello che ben identifica le finalità, lo scopo ultimo, l’obbiettivo  e soprattutto il corretto destinatario è…

NEXT GENERATION EU

Sembra ormai superato, a livello politico ma anche grazie all’andamento dei mercati , il dilemma “Mes o non Mes”. Pecunia non olet, dicevano i romani, ma vi è da dire che né la prima edizione, né quella Light hanno trovato il gradimento dei governi dei i singoli stati.  Per diverse ragioni ovviamente. Ricordando che la convergenza  e la solidarietà economica tra paesi europei  UE è ancora ben lungi da  essere concreta, i paesi deboli non sono molto favorevoli al Mes , in quanto il suo utilizzo, considerato di ultima istanza, potrebbe provocare un non gradito “fatal downgrade” del proprio debito sovrano , impedendo di fatto , il ricorso al mercato dei bond . E’ il tanto temuto effetto Stigma.

Fonti autorevoli ( come Banca di Italia )  smentiscono tale ipotesi, soprattutto se l’utilizzo venga fatto rispettando la destinazione, sia quindi scevro di  quello che la terminologia anglo-sassone definisce Moral Hazard, e anche le condizionalità del finanziamento. Aiuterebbe inoltre una richiesta  contemporanea di aiuto comune di  altri paesi al fine di fornire al Mes sembianza di strumento comune  di  funding, sicuramente non convenzionale ma da prendere in considerazione. Ma sicuramente l’intromissione nei bilanci nazionali da parte della “famigerata Trojka” , con rigide indicazioni su come operare in campo macroeconomico, e con imposizione asfissiante di politiche di austerità , previsioni del Mes originario,  rendono poco gradita questa forma di finanziamento. L’esperienza della grecia  è sotto gli occhi di tutti. E poi si deve sempre ricordare che “L’austerità uccide il consenso popolare” e questo è un principio dimostrato dalla storia politica.  IL Mes Light ha sicuramente meno condizionalità ma neanche con le correzioni viene preso in considerazione. Ad oggi nessuna nazione lo ha richiesto per sopperire alle “spese per investimenti nel settore  sanitario”, unico impiego possibile in quanto sussiste vincolo di destinazione.

Meglio continuare secondo alcuni con la politica inaugurata da Draghi come Chairman della Bce del “Whatever it takes”, che però aveva già dato segnali di rallentamento.  Una politica monetaria di largo respiro che ha consentito e consente, a tassi ormai molto contenuti , in molti casi prossimi allo zero, di aiutare paesi in crisi di liquidità, quasi di solvibilità.

Molti hanno addirittura ipotizzato, per sopperire a questo periodo pandemico e  futuro post-pandemico , una cancellazione del debito. Questa ipotesi è stata immediatamente scartata dalla Regina  finanziaria d’Europa , ex FMI, ora Bce, Christine Lagarde  in quanto sarebbe in aperto contrasto con i trattati UE, li violerebbe e potrebbe portare alla disgregazione della già fragile Europa.

Incredibilmente proprio la pandemia però potrebbe dare nuova vita all’unione europea e accellera progetti di unificazione contabile, finanziaria, di solidarietà e convergenza, facendo scomparire, processo già in corso, le politiche EXIT dall’Unione. Molti stati , persino quelli considerati  sovranisti assoluti, hanno riconosciuto il forte contributo e sforzo posto in essere dalla regia europea per sostenere reddito, produzione  e occupazione del vecchio continente .  La proposta del NEXT GENERATION EU  è praticamente non rifiutabile.

Si può  ora contare su un potenziale di fuoco di 750 mld di euro circa da aggiungere al “bazooka europeo”, già in essere, e soprattutto eventualmente persino  estendibile. In sintesi è un prestito che ogni nazione può richiedere ( on demand con modalità e tempi già pre-stabiliti, pena la non concedibilità o la decadenza dei termini per la richiesta) . All’Italia spetterà una fetta consistente . Praticamente 209 miliardi, una cifra esorbitante, ma…dovranno essere impiegati come segue:

ll Recovery Plan Italiano  o NEXT GENERATION EU ITALIA (attualmente ancora in fase di revisione e approvazione – stante anche la mutata situazione politica ) prevederebbe al momento L’impianto del PNRR si articola in 6 macro-missioni, vale a dire 6 aree di investimento:

digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (46,1 miliardi),rivoluzione verde e transizione ecologica (68,9 miliardi),infrastrutture per una mobilità sostenibile (31,9 miliardi),istruzione e ricerca (28,4 miliardi),inclusione e sociale (27,6 miliardi), salute (19,7 miliardi).

Il NEXT GENERATION PLAN supera il concetto di piano emergenziale , non e’ un Recovery, ma al di là dei numeri è un programma molto più ampio che deve consentire una via privilegiata a un futuro migliore, ci cui i giovani dovranno essere protagonisti e non li veda solo come spettatori paganti, ma li coinvolga nel loro progetto come drivers fondamentali  di crescita e sviluppo . Non parla di assistenzialismo ma di debito “buono”, quel debito che andrà ripagato con la crescita dei paesi e dove i tassi ormai non rappresentano più una discriminante.

Tutto questo fa capire che stiamo costruendo o meglio dobbiamo costruire un nuovo mondo, un mondo fatto di sostenibilità,  di disoccupazione fisiologica, di riforme sociali , di nuovo modo di vivere il mondo stesso, in un grande Green Deal, un grande progetto verde, che metta al primo posto anche una rivoluzione tecnologica e delle relazione , che aumenti i touch points e gli strumenti di connettività, che sviluppi formazione e cultura.  Un mondo che dovrà necessariamente come dicevamo  vedere i giovani al centro , che non permetta la  disuguaglianza, che non ammetta il razzismo in ogni sua forma , che deve consentire le pari opportunità che combatta la indifferenza e faccia trionfare solidarietà e convergenza . Il mondo del lavoro cambierà, si creeranno, a fronte di forti perdite iniziali dovuti alla pandemia, nuovi business, nuove professioni, nuove opportunità. Dobbiamo accettare e essere proattivi nel cambiamento che ci vedrà coinvolti.

Poche righe che identificano una grande rivoluzione, una nuova ERA,  una NEW HOPE -AGE.

Dovremo sostituire l’insostenibile leggerezza dell’essere( come diceva Kundera)  con la sostenibile SOSTENIBILE pesantezza dell’essere, perché sarà un processo di cambiamento faticoso, non illudiamoci

Un’Era denominata dall’Uomo , e non solo dall’Homo Economicus.

Quest’articolo non vuole certo avere la presunzione di essere esaustivo o definitivo. Tutto è ancora in movimento. Nulla potrà essere realizzato se prima o con priorità non si vince sotto il profilo sanitario , questo è ovvio. La nostra vita deve tornare a essere a colori ma non quelli di una cartina fatta di privazioni, limitazioni, di sfumature di rosso, di arancio e giallo.

Ma come diceva un autore a me caro, Cicerone:

“Il benessere del popolo deve essere la legge più importante. (Salus populi suprema lex esto)”

Cerchiamo di agire in fretta o come dicono gli autori economici di oggi “Act fast, Whatever it takes”, agiamo veloci, a qualsiasi costo” perché come diceva il grande economista Keynes “nel lungo periodo siamo tutti morti”.

Ad Maiora Mondo!

2 thoughts on “Per favore non chiamatelo Recovery!_di Edoardo Scarpetta

  1. Come al solito , sai cogliere l’essenza delle cose e spiegarle con chiarezza e trasparenza, ma l’Europa è come Roma, è un impero e ogni impero vuole i suoi morti e i morti chi sono, i milioni di lavoratori e imprenditori che oggi sono desueti, commercio, servizi, ristoro, aziende vecchie di decenni, immolate sull’altare di un progetto di progresso che non si sa bene chi lo voglia e chi lo abbia deciso…..

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