Maggio 6, 2021

Il Cagliaritano del martedì/La Pasqua dalle uova rotte_a cura di Luca Neri

Per quanto mi riguarda ho trascorso la Pasqua all’Aeroporto Cagliari-Elmas, anti-routine da tampone rapido (negativo).

In fila – what a time to be alive – un uomo sulla cinquantina forniva precise indicazioni in videochiamata su come inserire l’agnello nello spiedo. E mica sommarie. Sembrava uno di quegli allenatori squalificati, costretti a seguire la propria squadra dalla tribuna, che regolarmente impazziscono tra auricolari, cellulari e walkie talkie. E lui era proprio così.

“Occhio alla punta, occhio”, “No no, non così”, “Mi stai ascoltando?” e un’altra carrellata di diktat tecnico-tattici. Fatto sta che a una certa, frustrato dall’impotenza, ha rinunciato alla coda a poche teste dal suo turno per salvare l’arrosto. Se il suo test fosse destinato ad un esito positivo o negativo non c’è dato saperlo.

È stato l’unico picco folkloristico di una Pasqua in cui un po’ tutti, bene o male, si son dati una calmata.

Nel 2020 la Festa eterna seconda (non me ne voglia, ma col Natale non c’è mai stata partita), era stata accolta con recitato entusiasmo, tra Smartphone, Zoom, Skype, Tablet e altre parole che nove nonni su dieci manco sanno pronunciare. Non so bene perché, ma qualcuno ebbe la malsana idea di credere che la Pasqua in videoconferenza fosse una figata. Sarà che il lockdown era cominciato da un mesetto, sarà che probabilmente nessuno avrebbe pronosticato un altro anno surreale mascher(in)ato da normalità. Passando rapidamente in rassegna un insieme spurio di boiate duemilaventesche, mi vengono in mente: i flashmob sui balconi, i Walter White dell’amuchina fai da te (se ci penso…), il saccheggio del lievito ai supermercati, il tricolore appeso alle finestre (ma perché?), gli striscioni dei celafaremo, un intero Paese in preparazione per la Maratona di New York. Va beh visti ora sembriamo degli idioti, ma son sicuro che anche i Nobel qualche cantonata l’hanno presa.

Peraltro ho sicuramente dimenticato qualche altro lampo di genio, ma il punto è un altro. L’effetto analgesico dell’innata cialtroneria italiana sta finendo.

Dopo (quasi, tra intervalli e false partenze) un anno di lockdown, il vento è cambiato e il folklore del primo periodo è quasi solamente un ricordo. Il che fa ben sperare da una parte, ma da un’altra fa capire che un po’ tutti, anche quelli che impastavano pizze indecenti (con mezz’ora di lievitazione e due giorni di voltastomaco) si son rotti le balle.

Cagliari si è ingrigita come da tradizione e le strade si sono svuotate, ma svuotate davvero. I cittadini hanno festeggiato una Pasqua più mesta, quasi svogliata: un po’ perché hanno finito i placebo, un po’ perché hanno finito i soldi.

Si risorge al terzo giorno, d’altronde. Speriamo funzioni pure con gli anni.

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