Maggio 6, 2021

Il grande cinema massacrato dalla censura_di Attilio Gatto

Che faccia, che espressione “Il moralista” Alberto Sordi in un famoso, tagliente film del ‘59. Sembra proprio la faccia della censura: sarcasmo e disprezzo, spesso indecifrabile. Chissà che smorfia beffarda avrebbe fatto l’Albertone nazionale oggi che la censura cinematografica non c’è più. E Bertolucci, Pasolini, Fellini, Visconti: le ingiustizie subite dai maestri, dalle loro storie visionarie e ribelli. Opere recise, sequestrate, mandate al rogo. Arte stravolta e rubata al pubblico. Senza dubbio il film più brutto, lo spettacolo più avvilente in nome del senso comune del pudore.

È durato tanto. È durato troppo. E nelle maglie della censura son finite le frasi e le immagini pensate dai poeti, bellezza e fantasia, lavoro e sapienza. Ciò che più di ogni altra cosa alimenta la consapevolezza d’una cultura, d’un popolo che si confronta con le sue radici, con l’Europa, con gli altri continenti. Non più censura dunque, non più interventi sulla libertà degli artisti, come ha detto il ministro Franceschini. E però questa bella notizia arriva proprio quando i cinema sono chiusi, quando la pandemia sottrae spazi e inventa zone rosse.

E noi qui, tra le quattro mura domestiche, a vedere i film che ci offrono le varie piattaforme, magari i classici di Antonioni e De Sica, e a scoprire che “Blow-Up” e “Il giardino dei Finzi Contini” sono tutt’altro che datati. Come fa Woody Allen con i vecchi film americani, quelli in bianco e nero, che sono la storia del cinema e la memoria di New York, dove Woody ha girato gran parte delle sue irresistibili commedie. Quelle che vedresti nelle sale storiche delle nostre città, ormai svanite nel nulla. Come le sale cagliaritane in cui la domenica mattina si tenevano le rassegne del Centro Universitario Cinematografico e della Cineteca Sarda. Erano gli anni settanta e i film parlavano di noi, della nostra vita, ci rivelavano quello che non riuscivamo a cogliere dai banchi di scuola, dai libri. Diceva Gìaime Pintor:”Il cinema entrò nella nostra vita come presenza insostituibile.

Cresciuto con la nostra giovinezza, ci insegnò a vedere e comporre secondo nuove misure, modificò la storia e la geografia dei nostri cervelli”. Immagini evocative e affascinanti, come “Ossessione” di Visconti che aprì la strada al Neorealismo, come la Venezia magica del Casanova di Fellini, come quell’uomo e quella donna inquieti e fragili nell’Ultimo tango a Parigi. Questo è il cinema: un battello nel mare in tempesta, che ha saputo navigare anche in tempi difficili, sotto la scure della censura.

E ora che tutta la società è in trasformazione, condizione necessaria per continuare a vivere, per avere un futuro, il mondo dei film dovrà darsi nuove regole, nuovi talenti, nuovi obiettivi. Dovrà avere il coraggio di Pasolini, l’audacia di Bertolucci, la temerarietà di Orson Welles che pensava:”Il vero autore-regista deve essere tanto ma tanto migliore del normale professionista. Quando non lo è, si vede eccome. Gli impiegati stanno al sicuro, i creativi su qualche ciglio di burrone – che è proprio il posto loro, naturalmente.“ 

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