Ottobre 25, 2021

Il Cagliaritano del martedì/Stradadaismo cagliaritano_a cura di Luca Neri

E ci risiamo, bisogna stare a casa un’altra volta. Nell’ultimo Cagliaritano del martedì ho ricostruito una hit parade delle cafonate dell’ultimo lockdown targato 2020 (ma a quei tempi la chiamavano tutti quarantena).

Ora però, rispetto ad un anno fa, abbiamo un pedigree di tutto rispetto. Conosciamo il lockdown, conosciamo le FAQ ministeriali e recitiamo le deroghe senza manco prendere fiato tra una comprovata esigenza lavorativa e un motivo di salute, alla ZoffGentileCabrini, per intenderci. E anche Cagliari, oggi 13 aprile 2021, è una città ben diversa da quella di trecentosessantacinque giorni fa. Soprattutto, non è vuota. Perché oggi conosciamo le FAQ ma le sappiamo anche interpretare, e quando si tratta di passeggiare attorno alla nostra abitazione sappiamo diventare un ibrido tra Alex Schwazer e Piero Calamandrei: ottimi marciatori sì, ma pure con la toga.

Fatto sta che zona rossa è quando arbitro fischia, ci si chiude in casa e si aspetta due settimane. Molto più facile a dirsi che a farsi.

E visto che non si esce, oggi parlo di strade.

Viale Sant’Avendrace diventerà a senso unico. O almeno questa è la scelta del popolo sovrano nel referendum di quartiere. E ci può stare. Sino ad oggi sembrava quasi di stare all’interno di un videogioco, coi personaggi che spuntano da tutte le parti e tu, autista, devi essere bravo a scansarli. I pedoni attraversano secondo una sanissima anarchia, la maggior parte in diagonale – guai a sprecare tempo. I parcheggi in doppia fila proliferano, perché Sant’Avendrace è la madre patria dell’accosto un attimo e torno, tra macellerie (una di fronte all’altra, una migliore dell’altra, viva la concorrenza), pasticcerie, panetterie e tante altre cose che finiscono in -eria: la doppia freccia è una cifra stilistica, se in questa via (o viale, anche se gli alberi son sempre meno) non l’hai messa manco una volta non sei assolutamente nessuno. E poi tutti corrono. Non so bene perché. Molti inseguono bus e pullman (tra ARST e CTM ne passa una marea), altri son semplicemente di fretta, altri ancora son semplicemente consapevoli di aver attraversato la strada fuori dalla grazia di Dio e ampliano la falcata per ottenere l’esimente. In questo scenario impiantato da Fortnite su Cagliari, il senso unico ha un senso: quantomeno si dimezzeranno gli avversari da dribblare.

Ciò che ancora si fa fatica a capire è l’indiscusso re dei sensi unici, il sancta sanctorum di tutte le rivoluzioni del traffico, pronunciato chraffico come faceva lo zio di Johnny Stecchino: Viale Marconi (ma ndo stanno gli alberi bis). Ora io non so se effettivamente esista qualche OGM genuinamente appagato dalla svolta epocale, facciamo che per ora non l’ho ancora incontrato. Lì il problema sta a monte: qualcuno aveva ingenuamente creduto che il senso unico avrebbe trasformato Viale Marconi in una sorta di Autosole miniaturizzata, con quattro corsie Quartu-Cagliari a percorrenza rapidissima e Via Mercalli destinata ad assorbire il senso opposto di marcia. Delle due, solo una si è rivelata vera. Via Mercalli è stata promossa, con tanto di colpo di spada su spalle e capo, ad arteria principale per la rotta Cagliari-Quartu. Ma il tragitto inverso, quello di marconiana memoria, è rimasto tale e quale a prima, con l’aggiunta di una doppia corsia destinata agli autobus, olè.

Un po’ come se i cagliaritani fossero stati invitati al cinema con la promessa che stavolta, udite udite, Brad Pitt e Angelina Jolie sarebbero stati presenti fisicamente. Sì, ma nella sala a fianco.

Una delusione storica che è diventata tragicommedia quando ha preso vita la segnaletica per l’immissione e l’uscita. Si entra nella corsia di sinistra – alla inglese, oh yes – attraversando quella degli autobus (questo decisamente molto meno british). Si esce un po’ come si vuole ma la prima volta che lo si fa, un autista su cinque (e mi tengo basso) imbrocca la corsia in contromano.

Rischio di incidenti alle stelle ma tra autisti manco ci si manda più a quel paese: si è creato quasi un senso di solidarietà comune. Mano alzata come a chiedere scusa, ma chi diavolo ha pensato sta roba, siamo in pandemia, Dazn con Inter-Cagliari non funziona, piove, governo ladro.

Non basta. L’apoteosi del Fantozziano è stata raggiunta in via Fiorelli, stavolta con una pista ciclabile (o due, fate voi). O non si sono messi d’accordo, o l’hanno pensata davvero strana. Fatto sta che Cagliari ha la prima pista ciclabile dadaista d’Europa, con il percorso per le bici che improvvisamente cambia corsia, costringendo i ciclisti all’attraversamento e le automobili allo slalom gigante. I social sono impazziti, ovviamente. Qualcuno ha ironicamente ipotizzato che i due tratti fossero stati tinteggiati da due squadre diverse che, arrivate al punto d’incontro, asimmetrico, si sono guardate con aria incredula. E ora che si fa?

Ceci n’est pas una città. C’est un sogno.

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