Ottobre 25, 2021

Turismo, la tassa di soggiorno scatena l’ira degli albergatori cagliaritani: “l’ennesima stangata in un momento drammatico per il settore” _di Fabio Salis

Uno dei settori che la crisi economica derivante dalla pandemia sta mettendo maggiormente in ginocchio è quello turistico e alberghiero: il mercato è sostanzialmente fermo da marzo 2020, eccezion fatta in parte per i mesi estivi in cui gli albergatori avevano potuto beneficiare dell’allentamento delle restrizioni.
Il comparto sta vivendo il suo peggior momento di crisi dal secondo dopoguerra ad oggi, in quanto le presenze nelle strutture ricettive sono al minimo storico e di fatto quasi azzerate a causa delle misure restrittive sui viaggi e gli spostamenti. Tuttavia nell’ultimo anno gli albergatori hanno dovuto comunque far fronte alle spese di gestione e al pagamento delle imposte, in un quadro della situazione dove i ristori arrivati agli operatori del settore si sono rivelati al momento insufficienti. Inoltre, dal punto di vista economico, lo scenario non lascia intravedere per il momento grandi segnali di ripresa in vista della stagione estiva, vista la recrudescenza della pandemia e la campagna vaccinale che in Sardegna non ha ancora compiuto l’accelerazione decisiva.


A Cagliari, la notizia di questi giorni è che il sindaco Paolo Truzzu ha annunciato ai capigruppo del Consiglio comunale la decisione di introdurre una tassa di soggiorno per cercare di far quadrare meglio i conti delle casse comunali, che sono in rosso.

Secondo Fausto Mura, presidente di Federalberghi Sud Sardegna, si tratta di una manovra in questo momento fuori da tutte le logiche di mercato: “in base alla situazione attuale dobbiamo pagare imposte e tasse come se stessimo lavorando a pieno regime, con clienti e tavoli pieni. Invece la situazione è diametralmente opposta. Inoltre i ristori non riescono a coprire neanche la metà della tassazione che dobbiamo pagare. È una situazione kafkiana. Chi ritiene che a pagare la tassa di soggiorno sia il turista si sbaglia, perché al giorno d’oggi il turista low cost ha un budget di vacanza, pertanto ogni costo aggiuntivo rappresenta una spesa in meno che lui farà. Questa tassa la andrà a pagare tutta la filiera del turismo e non solo gli albergatori e il turista per esempio potrebbe sacrificare un gelato, un pasto al ristorante, una visita ad un monumento”.


La tassa per il soggiorno si paga nelle principali città turistiche come Roma, Firenze e Venezia, realtà che viaggiano con numeri decisamente superiori rispetto al capoluogo sardo e Mura sottolinea proprio quest’aspetto: “nelle grandi città turistiche il flusso di viaggiatori ha un impatto molto forte sulla città, dal punto di vista della popolazione, del traffico veicolare e del ritiro dei rifiuti. I costi indotti dal turismo comportano in questi casi un aggravio notevole di spese per l’amministrazione, ma questo non è il caso di Cagliari, in cui la differenza di residenti tra inverno e estate non è così rilevante, come invece lo è per altre realtà dell’isola come San Teodoro e Cala Gonone. Cagliari non è ancora una città che vive di turismo e per renderla tale servono prezzi concorrenziali, quindi quest’imposta sembra fatta ad hoc solo per tappare dei buchi di bilancio, anche se la legge sostitutiva dell’imposta di soggiorno indica che gli introiti devono essere destinati a destinazioni che hanno a che fare con il turismo. Tra l’altro il Comune ha imposto la tassa dall’alto, senza aver prima consultato gli albergatori della filiera del turismo. Noi di Federalberghi Sud Sardegna abbiamo chiesto un incontro con il sindaco e la Giunta comunale, in cui chiederemo che quest’imposta entri a partire dal 2023, e non da oggi con gli alberghi vuoti, dopo che avremo condiviso i piani di investimento.”

T-Hotel – interni

Si trova sulla stessa linea Giuliano Guida Bardi, vicepresidente di Federalberghi Sud Sardegna: “l’idea di inserire quest’imposta sarebbe stata sbagliata già un anno e mezzo fa, ma ora è folle, perché il settore avrebbe bisogno di attrarre turisti. Gli albergatori sono scandalizzati e sconfortati per questa decisione, in un momento in cui è già difficile rimanere sul mercato. In sostanza si sta chiedendo loro di trasformarsi in sostituti di impresa per il comune, aggravando la loro contabilità interna. Tra l’altro inserire una tassa senza essersi prima confrontati con le associazioni di categoria è fuori da ogni regola”. Grazie a questa nuova imposta (fino a due euro al giorno per gli hotel più lussuosi), il comune di Cagliari prevede di incassare la cifra di circa 600.000 euro: “si tratta davvero di pochi spiccioli per il bilancio cittadino, paragonabili al prezzo di un caffè o un cappuccino per un singolo cittadino. Tra l’altro il Comune potrebbe ottenere benissimo questa stessa cifra dal bilancio regionale progettando un processo di abbellimento e pulizia per farla diventare davvero la capitale della Sardegna. Cagliari non è sicuramente Montecarlo”.


La decisione di introdurre la tassa di soggiorno, che potrebbe trovare ostacoli nell’iter consiliare, ha suscitato la contrarietà degli hotel storici e più rinomati della città. Il direttore del Caesar’s Hotel, Mauro Murgia, ha sottolineato come la mancanza di strategie nella gestione della pandemia stia avvantaggiando gli albergatori di altri paesi del Mediterraneo, soprattutto Grecia e Spagna, in vista della prossima stagione turistica: “in tutti i paesi, tranne che in Italia, si sta cercando di abbassare i prezzi e mai ci si sognerebbe di fornire un messaggio così controproducente in questo momento come un’imposta sul soggiorno. Inoltre non abbiamo nemmeno delle date certe su quando potremo accogliere i turisti nelle nostre strutture. Non poteva esistere un momento storico meno opportuno per inserirla. Teoricamente risulta a carico dei turisti, ma spesso chi se ne deve far carico per abbassare il prezzo del soggiorno è l’albergatore. Il Comune ha ipotizzato degli importi, ma vista la situazione attuale noi non riusciremmo a rientrare nelle cifre prima di almeno tre anni. Inoltre generalmente, nelle altre località in cui è stata applicata quest’imposta, dopo alcuni anni è diventata una giustificazione per coprire i buchi di bilancio senza che abbia permesso di fornire più servizi per il turismo.

In passato il Comune era stato sensibile, valutando i vantaggi e gli svantaggi di questa tassa e alla fine ne aveva sempre sospeso la determinazione. Se proprio si deve inserire un’imposta simile, andrebbe fatta su base regionale, come proposto da Federalberghi, in modo tale da contrastare il fenomeno dell’abusivismo, ripartendo gli introiti in base alle presenze dichiarate da ogni comune”.


Anche Renato Barbon, general manager dell’Hotel Regina Margherita ha una visione differente sulla tassa di soggiorno rispetto alla maggioranza comunale: “è al di fuori di ogni prospettiva e non sussiste nemmeno la motivazione di coprire i buchi di bilancio. Attualmente i trasporti sono fermi. Il settore del terziario è stato massacrato dalla pandemia e ha bisogno di aiuto. Noi albergatori stiamo cercando di restare in piedi, evitando di fare la fine di altre strutture che non riapriranno. Un’imposta di soggiorno potrebbe essere concepibile sul territorio solo in ottica regionale, calcolando per sottrazione i giorni di soggiorno, addebitando i costi sul vettore e poi distribuendo il denaro ai comuni della Sardegna”.

In copertina Mauro Murgia e FaustoMura

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *