Maggio 6, 2021

Andar per chiese antiche …La Cattedrale di Santa Maria Assunta _a cura di Anna Palmieri Lallai

Arroccata sul punto più alto del Castel di Castro medioevale, la nostra Cattedrale, dedicata a S.Maria Assunta e, come parrocchia del quartiere Castello, a Santa Cecilia, è non solo emblema di Cagliari, ma, per la sua posizione, è faro benevolo sulla città stesa ai suoi piedi. La storia della Cattedrale, piuttosto intensa, è anche la nostra storia urbana perché ad essa strettamente connessa. Col pensiero dobbiamo tornare molto indietro nel tempo almeno al periodo della Sardegna giudicale con i quattro Giudicati di Cagliari, Arborea, Logudoro e Gallura, ognuno con la propria capitale e tutte, per motivi strettamente commerciali, ugualmente coinvolte nella cupidigia delle repubbliche marinare di Pisa e Genova.

In particolare nel giudicato di Cagliari regnava, fin dal 1214, per essere subentrata al padre Guglielmo, la giudicessa Benedetta di Massa Lacon, che, più volte minacciata, anche a causa del silente beneplacito di papa Onorio III, verso il 1216-17 fu costretta a cedere il Mons de Castro ai fratelli Lamberto e Ubaldo dei Visconti, quindi aiPisani. Nel 1258 la città di S.Igia, lambita lungo le coste sud-occidentali dalle acque della nostra “laguna”, fu completamente distrutta dai Pisani che, di rimando, si spostarono nel punto più alto del territorio, il Castrum o roccione, il futuro Castello. Qui costruiscono un nuovo centro urbano, il Castel di Castro, che, per quanto già protetto dalla natura per la sua posizione, viene cinto da mura, torri di guardia, solidi baluardi e quant’altro, per poter controllare e difendersi in caso di attacchi nemici, ma isolandolo dal resto urbano. Edificarono anche una chiesa, nel loro stile romanico, dedicandola da subito a S.Maria Assunta, al pari della Cattedrale di Pisa e, come contitolare, anche a S.Cecilia, in memoria della distrutta chiesa di S.Igia.

Col tempo, dopo averla proclamata Cattedrale nel sec.XIII, si sentì la necessità di modificarla e ampliarla per soddisfare le esigenze del Castrum, che ormai sotto altre dominazioni (aragonese e spagnola), era in continua evoluzione. E così la chiesa, suo malgrado, comincia pian piano a perdere la sua identità. Si trasforma dapprima l’esterno, diventando nei primi del ‘700, su progetto dell’intelvese P. Angelo Fossati, da romanico in barocco, per arrivare, nella prima metà del ‘900 (1902-1930), per mano dell’architetto Francesco Giarrizzo, all’attuale prospetto neo romanico pisano lucchese con la nostra caratteristica pietra calcarea, che sembra “cambiare” colore a seconda delle diverse situazioni atmosferiche.

La Cattedrale, preceduta da un breve sagrato e da un’ampia scalinata, si presenta con un prospetto a diversi livelli. La parte bassa ha tre ingressi (simbolo trinitario), sovrastati da lunette in mosaico con la raffigurazione dell’Assunta con il Bambino, al centro, fiancheggiata da quella di S.Cecilia, a destra, raffigurata con l’organo portativo, e da S. Saturnino, a sinistra, patrono di Cagliari, rappresentato con la palma in mano, simbolo del suo martirio. Segue un livello intermedio costituito da una serie di colonnine che creano un piacevole finto loggiato per arrivare, dopo la dedicatoria latina Sanctae Mariae Reginae Sardorum, al finale a capanna con croce trilobata all’apice.

La Cattedrale di S.Maria Assunta – Cagliari

Lateralmente, rientranti e corrispondenti ai bracci del transetto, si aprono due importanti ingressi, in stili ed epoche diverse: quello di sinistra, con testimonianze bizantine, romaniche e medioevali, e quello di destra, col frontale di un sarcofago romano e decorazioni romaniche e gotiche. Trasformato l’esterno, quasi in contemporanea, grazie soprattutto al savonese Domenico Spotorno, si modifica anche l’interno, per seguire non solo il mutare del gusto dei tempi e le diverse condizioni socio-economiche, ma anche l’ambizione dei vari arcivescovi, Pietro de Vico prima e Francesco d’Esquival, a seguire.

Così, intervento dopo intervento, la Cattedrale cambia quasi radicalmente aspetto, si amplia, si trasforma, regalandoci, dopo aver apprezzato l’esterno, quanto si presenta davanti ai nostri occhi appena varcato il suo ingresso. Da subito ti accorgi che l’elegante e sobrio barocco con il suo apparato decorativo, non turba il tuo “credo”, ma, anzi, ti invita a godere appieno della spiritualità che si respira in ogni angolo, dove, ad un “occhio attento”, non sfugge la presenza di originali blocchi di calcare che con la loro estrema semplicità che profuma di passato riescono a convivere in piena armonia con colonne e elaborati capitelli marmorei barocchi. Questa è, per me, la vera magia dell’arte, anche sacra.

Descrivere quanto custodito nella nostra Primaziale è quasi impossibile, per cui mi limito a una breve esposizione. L’impianto è a croce latina, con tre navate voltate a botte, presbiterio, i due transetti e l’abside. Quest’ultima, sovrastata dalla volta con la raffigurazione di “S.Cecilia in gloria” di Antonio Caboni,1842-45, è impreziosita dall’edicola marmorea dedicata alla Madonna di Monserrat,  commissionata dal De Vico e attribuita al decoratore Giorgio Scala. Il presbiterio, opera del marmoraro Giulio Aprile, notevolmente sopraelevato per la successiva realizzazione della Cripta dei Martiri sardi (ne parlerò in seguito con i pulpiti), voluta da Francisco d’Esquivel, 1614-18, è introdotto da una breve scalinata, fiancheggiata da quattro leoni stilofori in marmo chiaro che, in origine, reggevano l’antico pergamo di maestro Guglielmo, donatoci da Pisa nel 1312, poi smembrato e le due parti collocate nella controfacciata. Il presbiterio, solo apparentemente sobrio, è valorizzato nel paliotto dell’altare maggiore da un pannello in lamina d’argento artisticamente cesellato a sbalzo che nasconde alla nostra vista l’antico altare romanico pisano, prezioso perché originale e raro. Dietro l’altare un altrettanto prezioso Ciborio o Tabernacolo, dono della nostra Municipalità. D’inestimabile valore storico-artistico, si presenta particolare, di gusto barocco, realizzato in argento finemente cesellato, dalla forma ottagonale a più piani, ricco di statuine anche a tutto tondo e cupolina finale sovrastata in periodo quaresimale da una piccola croce.

Cattedrale di S. Maria – navata centrale – Cagliari

Anche il presbiterio è sovrastato da una bella cupola ottagonale, su tamburo finestrato e lanterna, decorata nei pennacchi con i quattro Evangelisti, opera di Filippo Figari, 1931-33. Lateralmente si aprono i due bracci del transetto, ognuno dei quali custodisce tesori e memorie.

Cattedrale di S. Maria – presbiterio – Cagliari

Nel transetto sinistro la parete di fondo è occupata dal maestoso monumento funebre in memoria di Martino il Giovane, ultimo erede d’Aragona, morto di malaria nel 1409, rappresentato penitente all’apice del mausoleo realizzato da Giulio Aprile (1674-76), mentre lungo la parete laterale si aprono la semplice cappella “pisana” o feriale, con volta a crociera e altare il cui paliotto riporta scolpita in rilievo “Cristo benedicente”, e la successiva dedicata al Santissimo, con altare sovrastato dal Crocifisso ligneo, attribuito al genovese Anton Maria Marigliano. Nel transetto destro la parete di fondo presenta il monumento marmoreo a S.Isidoro, attribuito a Giulio Aprile, voluto dall’arcivescovo Diego Fernandez de Angulo, qui sepolto. Di particolare pregio la tela della “Immacolata Concezione” o “Madonna degli Stamenti”, davanti alla quale, nel 1632 prestarono giuramento di fedeltà i tre rami dello Stamento, e un piccolo simulacro ligneo di S.Saturnino, scolpito da G.Antonio Lonis.

Lungo la parete laterale si aprono due cappelle, la prima è dedicata alla Madonna delle Grazie, la successiva è la trecentesca cappella Aragonese dalla cui volta a crociera con gemma istoriata con l’effigie di S.Eulalia, patrona di Barcellona, pende la nota “lanterna d’argento” cesellata a traforo, opera magistrale dell’orafo cagliaritano Giorgio Mameli, risalente al 1602.  

Cattedrale di S. Maria – la tela di Filippo Figari – Cagliari

La navata centrale, più ampia, con volta a botte ribassata, completamente decorata dalle pitture su tela del cagliaritano Filippo Figari, raffiguranti “La storia della Fede in Sardegna” (1955-57), “La croce” e “La deposizione”, è fiancheggiata dalle navate laterali, dove si ammirano sei cappelle, tre per lato, tutte ricche di memorie religiose, testimonianze artistiche di alto livello.

Fra le tante acquista particolare importanza la prima sulla destra, che, dedicata alla santa titolare, presenta un prestigioso altare barocco sovrastato dalla tela di Pietro Angeletti, raffigurante “Le nozze mistiche di Cecilia con Valeriano”, 1777-80. Seguono le cappelle dedicate alla “Madonna Nera” con la sua magnifica leggenda tramandata nei secoli, che vuole che la statua in legno di cedro del Libano sia copia dell’originale portata in patria da S, Eusebio, vescovo di Vercelli, dal suo esilio in Palestina nel 362 e, per finire, la cappella di S.Michele arcangelo, apoteosi di bellezza barocca, dovuta all’arte del lombardo Giuseppe Maria Massetti e del genovese Pietro Pozzo-1727.

Non mancano altri capolavori custoditi nelle tre cappelle della navata sinistra, come il Battistero, l’unico in stile neoclassico, opera del toscano Francesco Cucchiari, 1824, seguito dalla cappella intitolata a Santa Barbara, con pala d’altare dipinta forse da Corrado Giaquinto nel 1735 e, l’ultima, dedicata sia alla Madonna della Mercede, con palese riferimento ai nostri Padri mercedari di Bonaria, che alla Madonna del Pilar, reminiscenza tipicamente spagnola. Un ultimo sguardo lo merita anche il pulpito marmoreo, che, sovrastato da un elaborato paracielo ligneo dorato, fu voluto da Pietro De Vico, la cui realizzazione, come accennato, portò allo smembramento del primitivo pulpito romanico del maestro Guglielmo, che perde così la sua funzione liturgica.  So bene che questo scritto non rende onore alla nostra Cattedrale, una chiesa speciale, che, meriterebbe molto di più, perché è soltanto visitandola, che ognuno saprà giudicare e apprezzare col proprio “sentire” la vastità dell’ambiente, similitudine di eternità infinita.

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