Maggio 6, 2021

Giuseppe Podda, il testamento di un giornalista_a cura di Attilio Gatto

Dieci. Trenta. Novanta righe. Parole in fila. La verità del giornalista. Giuseppe, il giornalista. Come si libera il pensiero sulla pagina! Va liscio. Scivola via. Ci fa riflettere. Ci fa sognare mondi infiniti. E io son qui, ai margini della storia, perché al centro ci sono i protagonisti.

La gente del popolo che chiede riscatto. I lavoratori che vogliono diritti. Le plebi urbane che assaporano la vita con il loro linguaggio misto. Il dialetto. L’italiano regionale. Quanti sogni con la testa sulle nuvole e i piedi ben saldi sulla terra! Quanti desideri da abbozzare ed appagare con i miei scritti! Io cammino su un sentiero accidentato, ma vado avanti.

Giuseppe Podda

Chi ha paura di un giornalista? Io racconto solo storie, riporto fatti così come avvengono. O meglio, ne do la mia versione, il mio particolare punto di vista. Io sto dalla parte della povera gente. E soffro. Ma a volte mi diverto. Mi diverto soprattutto quando raffiguro il mio quartiere, la Marina. Come quando racconto di quella famiglia che arrostiva il pesce con la rete del letto. O rivedo mio padre pescatore che riparava le reti con un grande ago. O descrivo il viavai nelle stradine che s’affacciano al porto. Immagini quotidiane di un rione storico. Immagini di libertà, di culture, di valori. Immagini dell’altro in cui rivedi te stesso. Non sottovaluto il tempo, non sottovaluto il passato, il presente e il futuro.

I miei scritti sono il mio testamento. La mia passione è il cinema. Ancora storie, storie vere o d’invenzione raccontate per il grande schermo. Quanti personaggi, quanti attori, quante attrici m’accompagnano nel mio viaggio sulla terra! Quante illusioni diventano realtà lungo i sentieri della mia memoria rivoluzionaria! Io, Giuseppe, sono un uomo senza presunzioni. E ho il coraggio dell’onestà, della moralità. Vado avanti guardando bene dove metto i piedi. Con la schiena dritta.

In copertina Giuseppe Podda a Roma con il Fratello Gianni

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