Maggio 6, 2021

Il Cagliaritano del martedì/No Paura Day, una cretinata di cattivo gusto_a cura di Luca Neri

Da un po’ di tempo a questa parte la tragicommedia mi spaventa più dell’orrore puro. Sarà che di solito dietro a un grande horror c’è una grande mente, e con la grande mente ci puoi ragionare o quantomeno puoi sforzarti di comprenderla. Ma quando Piazza Yenne viene invasa dalla delirante marea negazionista, oggettivamente, puoi farci ben poco.

In questi casi, tendenzialmente, mi piace sottolineare l’anno domini: ribadisco il duemilaventuno quasi ironicamente, come per dire che di strada se n’è fatta, dando per scontato che ogni anno debba necessariamente coincidere con un progresso del genere umano. Forse mi sbaglio, sto iniziando a pensarlo. È altrettanto probabile, o almeno plausibile, che siamo destinati a diventare tutti ogni anno più scemi. Un anno cantiamo l’inno dal balcone, magari quello dopo facciamo un trenino in centro senza mascherina.

L’hanno chiamato il “No Paura Day”, una specie di guerra ad oltranza a chi fa più l’idiota in Piazza Yenne, contenti loro. Il titolo è già di per sé fuorviante, perché a me un po’ di paura l’hanno fatta. Non so voi, ma io non mi avvicinerei con troppa disinvoltura al prototipo medio del No Paura Day. Camminerei almeno a due metri di distanza, non tanto per il rischio Covid, ma proprio perché credo poco alla loro natura totalmente uguale alla nostra.

Li vedo più simili alla Cosa (The Thing), quella del cult movie di Carpenter, il mutante che si impadroniva del corpo degli umani, uno dopo l’altro. Forse è troppo, lo so, forse è stata semplicemente ‘na cafonata, come direbbe De Sica, del resto avete mai visto una manifestazione in Piazza Yenne? No, appunto, e c’è un motivo: ci stanno quattro gatti. Alla fine la Polizia li ha identificati tutti, una cinquantina, e sanzionati.

Tutto è bene quel che finisce bene, ma nemmeno troppo. Il problema di carnevalate come queste sta nella loro capacità di banalizzare l’emergenza sociale, nello spiattellamento in piazza della sofferenza ridicolizzata a insofferenza snob e alla nostalgia del cazzeggio. In mezzo ad un’imprenditoria (dalla ristorazione alle palestre, passando per locali notturni e piscine) agitata come uno shaker e abbandonata al proprio solitario capogiro, ad un settore che oggi chiede una sacrosanta riapertura con necessarie e inascoltate mobilitazioni, sacrificare il senso e la serietà della protesta sull’altare dell’esibizionismo è un delitto.

E vale molto più di 400 euro di multa.

Foto di copertina da La Nuova Sardegna

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