Maggio 6, 2021

Il Cagliaritano del martedì – Zona arancione e confinamento: il paradosso di Su Planu_di Luca Neri

È la Gibilterra cagliaritana, un’essenza paesana distillata all’interno del capoluogo goccia a goccia. Confina col quartiere di Mulinu Becciu, con cui sembra non avere niente in comune o quasi, tra villette a schiera quasi fosse a tiro di schioppo dalla spiaggia e un’indipendenza sancita da un centro commerciale (i Mulini, alla faccia dei cugini) esibito all’ingresso come un totem.

È Su Planu, geograficamente res cagliaritana, ma ufficialmente comune di Selargius – alla gibilterrina appunto.  Sì, perché pragmaticamente Selargius non c’entra un accidenti.

Il quartiere, o la frazione – fate un po’ voi – è l’unico punto sulla faccia della Terra che ti consente di raggiungere più o meno tutto in un quarto d’ora. È l’effetto Asse Mediano. Vuoi fare una passeggiata al centro? Quindici minuti. Vuoi prendere il sole al Poetto? Quindici minuti. L’unico posto veramente lontano, nemo propheta in patria, è ovviamente Selargius. Di per sé  non sarebbe nemmeno un problema, anzi. Il comune ha una succursale nel suo feudo casteddaio, la raccolta differenziata porta a porta è partita in anticipo e l’unica seccatura sembra essere l’assenza di mezzi pubblici. Quattro passi per raggiungere le fermate CTM più vicine e si aggira pure questa. Di fatto vivi a Cagliari ma ti risparmi le rotture di scatole della grande città.

Però c’è un però. E aggiungerei ovviamente, d’altronde è pur sempre Su Planu, mica son le Seychelles. Perché tra le tante contraddizioni e favolacce dell’era della pandemia, c’è quella della zona arancione. Fai un po’ quel cavolo che ti pare ma non cambiare comune e non andare al ristorante.

E già così stona. Figuriamoci se pensiamo alla Gibilterra targata CA, quel Su Planu cagliaritano, ma in realtà selargino che a Selargius non è: ma se sconfini cambi comune, e se cambi comune rischi il quattrocentone di multa.

Una Caienna. Una sorta di contrappasso dantesco che obbliga gli abitanti del quartiere a rimanerci e a sentirsi Marco Cappato in caso di capolino in territorio Cagliaritano. Non è chiaro se – e questo sarebbe un Van Gogh – sia possibile prendere la macchina, sconfinare, attraversare la 554 e raggiungere Itaca, mamma Selargius. Chiaramente col teletrasporto si eviterebbe qualche discussione sgradita ai posti di blocco, ma non è detto che l’amministrazione non ci stia lavorando, dotando ogni abitante di Su Planu come fosse un monopattino.

Ad oggi sembra che la situazione interessi relativamente, come se valesse il principio che se hai voluto Gibilterra adesso pedali. Un lasciapassare non sarebbe una follia, si può dire abbastanza serenamente. Sarebbe piuttosto una scelta di buon senso. Una rarità, di questi tempi.

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