Febbraio 1, 2023

Ignazio Argiolas, da Cenzo Soro alla “Scuola Gigi Riva”_di Martina Battaglia

Una brillante carriera sportiva alle spalle non è in dirittura d’arrivo, perché opera più di prima.

Ignazio Argiolas, da studente universitario, alternava già studio con allenamenti. Abbracciava sin da giovane lo sport, quello puro, ornato di valori dalla portata inestimabile.

E’ di Monserrato, la San Lorenzo, la prima squadra che ha seguito: era un gruppo di 14enni. Non esistevano ancora le scuole calcio, e durante le partite stava fuori, in panchina c’erano i dirigenti: non aveva ancora alcuna abilitazione sportiva.

Studiava alla Facoltà di Medicina, a Torino, ma dentro di sé sapeva che i giovani ed il rettangolo verde sarebbero stati parte integrante della sua carriera.

Cenzo Soro è stato il suo mentore, la bussola che orientava il suo destino, insegnante di vita e di sport: lo ha aiutato, consigliato e protetto come se fosse suo figlio.

La favola calcistica di prof. Argiolas inizia ufficialmente nel 1976: con Gigi Riva, Cenzo Soro, Enzo Molinas, Franco Congiu e Fercia ha fondato il “Centro Addestramento”, poi diventato “Scuola Calcio Gigi Riva”, una delle più famose in Italia.

Da quel momento inizia la corsa verso importanti traguardi.

Dal 1976 al 1981 allena il Settore Giovanile del Cagliari Calcio, poi nel 1982 diventa il Vice, in prima squadra, di Claudio Olinto de Carvalho, Nenè, della Paganese U.S. (serie C1).

Ottenuta l’abilitazione di Allenatore Professionista di Seconda Categoria (attuale UEFA A), dal 1984 al 1998 riabbraccia i colori rossoblù, allenando il settore giovanile. Gli anni 1988-89 è il Vice in prima squadra di Claudio Ranieri.

Parallelamente all’attività di allenatore, svolge dei corsi in qualità di docente. Inoltre, ottiene grandi abilitazioni sportive: nel 2001 diventa Allenatore Professionista di Prima Categoria UEFA Pro e nel 2016 è Direttore Internazionale Coerver Coaching Calcio.

“Quando ho studiato, ho sacrificato il calcio. Dopodiché il calcio mi ha reso ciò a cui ho rinunciato.”

Mentre faceva l’allenatore, documentava tutto quello che faceva in un quaderno, diventato poi libro. E’ stato pubblicato ufficialmente nel 1986, “Il calcio – Un gioco-sport per l’attività motoria di base”, grazie al quale è stato ingaggiato a Coverciano come docente di tecniche calcistiche teoriche e pratiche.

Continua la sua corsa, tra pubblicazioni e attività didattica internazionale: dall’Algeria, dove viene chiamato “Monsieur l’Expert”, alla Germania passando per la Russia e tantissimi altri Paesi in tutto il mondo.

Una sola e grande costante nella sua carriera: educare i giovani. E’ una scelta di vita la sua, perché ha sempre trovato logico e totalmente spontaneo trasmettere ai ragazzi dei valori, per farli crescere come calciatori, ma ancor prima come persone.

Secondo Argiolas, nel rettangolo verde, è l’allenatore il primo a dover trasmettere l’etica sportiva.

Deve essere un leader e, allo stesso tempo, ogni giocatore deve esserlo per gli altri; discorso analogo per il rispetto: il giovane non deve sentirsi sotto esame, ma valorizzato.

“Sapere, saper fare e saper far fare” è il suo principio cardine: la coerenza tra il sapere e l’essere concretamente un esempio per i ragazzi è una specificità fondamentale per un allenatore.

Un caos calmo per il settore giovanile, che perde il campionato per due anni consecutivi, causa Covid-19.

Ripercussioni pesanti sui ragazzi. Il mister dichiara: “Loro adesso hanno paura, perché non c’è la piena consapevolezza di ciò che sta accadendo. Si è creato un buco nero, e questo genera buio. La figura dell’allenatore sarà fondamentale perché, con mezzi differenti, dovrà recuperare ciò che è già stato seminato. Se butta la terra o troppa acqua sopra, il semino muore in entrambi i casi: deve invece far venire fuori il germoglio.”

Secondo il docente, questo è il momento di seminare e proteggere. “Ogni bambino è un seme: se c’è vento, l’allenatore lo deve difendere, affinché non venga portata via la terra. Quindi umidificare continuamente e mettere una copertura, quando piove troppo. Nei percorsi di campagna, ci sono anche i fiori: sono quelli più belli.”

In uno scenario colmo di incognite, una grande certezza: ripartire, senza buttare via alcun bagaglio esperienziale.

Serve passare dalle parole ai fatti. A tal proposito, di recente nascita è il Centro Studi e Ricerca, siglato AIAC (Associazione Italiana Allenatori Calcio): è il primo in Italia. Un progetto avveniristico che unisce sinergicamente diverse competenze.

Argiolas precisa: “L’obiettivo è fare dal semplice al sempre meglio. E’ importante effettuare un’analisi sociologica e calcistica, non solo come caratterizzazione e qualità di singole discipline, a compartimenti stagni, ma ci deve essere sinergia tra queste. Mi riferisco all’attività di base, calcio a 5, calcio a 11, calcio femminile e all’attività dei preparatori atletici.”

Continua: “Il Centro Studi Sardegna dovrebbe esprimere lo studio di come fin da bambini e bambine si acquisisca il ruolo di stereotipi di genere, di come il corpo maschile sia fatto credere più adatto alla pratica sportiva. Attraverso l’interdipendenza dei componenti, sarà possibile determinare quella sinergia comportamentale di gruppo che garantisca a ciascuno di essere sé stesso.”

L’allenatore degli allenatori conclude: “Ci vuole un calcio consapevole: questo è il momento di costruire. Deve esserci una partecipazione attiva a collaborare, per raggiungere insieme lo stesso obiettivo. Un modo di guardare avanti, senza nascondere i disagi, ma con la consapevolezza e fiducia di aver intrapreso la strada giusta.”

In copertina Ignazio Argiolas con Cenzo Soro

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