Dicembre 1, 2021

Mario, una parte della nostra vita_di Nando Mura

Mario lo voleva Cantù quand’era ancora un ragazzino, Mario era minorenne quando il Brill lo inserì nel roster della Serie A, Mario aveva appena 21 anni quando aveva firmato la storica e ancora oggi incredibile vittoria sulla Grande Ignis campione d’Italia, d’Europa e del Mondo, stoppando Polzot all’ultimo secondo e fissando il 76-75 del 4 marzo 1973 al Palazzetto. Mario lo volevano tutti. In squadra perché era il compagno ideale: generoso e altruista, non pensava mai a se stesso.

A tavola perché quando c’era lui il cibo e il vino non scarseggiavano mai e la qualità era molto elevata. Nelle serate di quella che oggi si chiama movida perché era uno “di cricca”, capace di trasformare la giornata più noiosa e banale in un happening indimenticabile. Mario lo ha voluto, troppo presto, anche il Buon Dio: se l’è portato con se non ancora settantenne. Un male terribile, crudele, violento: neanche il fisico di Mario, che emanava energia pura, ha resistito. Il suo cuore buono e dolce è stato sconfitto in una sfida impari in cui la morte ha truccato le carte. Aggredendolo senza pietà.

Mario è soprattutto un Vascellari: una dinasty fantastica, irripetibile, di cinque uomini (e due donne) tutti d’un pezzo. Adriano, Sergio, Flavio, Ugo e Mario, più Rita, hanno rappresentato la più bella famiglia dei canestri di questa città, di questa isola. Mario era il cucciolone, ma anche il più bravo. E per la Cagliari di quell’epoca Mario era l’amico (di tutti) che ce l’aveva fatta. Con semplicità, con umiltà. Con amore.

A Mario non abbiamo soltanto voluto bene: lo amavamo proprio. Perché era, e sempre sarà, una parte gustosa e succulenta della nostra vita. Per quel mezzo secolo, Mario, che oggi sembra un attimo. Nando Mura

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