Gennaio 26, 2022

Mai pensare di aver perso prima della fine della gara. Rimonte incredibili_di Giorgio Pisano

Lo sport ci propone costantemente esempi di rimonte apparentemente impossibili che si concretizzano a tempo quasi scaduto, oppure di partite che sembrano già concluse (come nel tennis, nella pallavolo o nel basket) e che invece cambiano incredibilmente direzione quando gli spettatori più scettici hanno già lasciato gli spalti, oppure, spento la TV, come è accaduto in quest’ultimo anno.

Vujadin Boskov ci ricordava: “la partita finisce quando arbitro fischia“. 

Noi sardi ne sappiamo qualcosa, avendo sperimentato in queste ultime settimane il piacere, con il Cagliari e, qualche giorno fa,  il dolore con la Dinamo.

Nulla di straordinario rispetto ad altre rimonte. La  più incredibile, forse, appartiene al tennis. Mario Ancic, croato, nel Challanger di Ostrava, contro Ivo Minar, stava vincendo (al meglio dei 3 set) 6-4, 4-6, 5-0 e 40-0 nell’ultimo, teorico, game. E, come in un triller di fantascienza, non concretizzò i 3 match point e  spianò la strada ad un “suicidio sportivo perfetto”

Chissà se il merito è dell’avversario che crede nella “rimonta impossibile” o è la “paura di vincere” o, peggio ancora, la convinzione di aver già vinto, che  fa dilapidare un vantaggio apparentemente inattaccabile.    

10 anni fa l’ultima di Campionato della Premier League Inglese 2011/2012 ci ha proposto in 2 minuti due facce della stessa medaglia: “la paura di vincere e la paura di perdere“. Il Manchester City, che non vinceva lo scudetto da 44 anni, si apprestava a concludere il proprio torneo con un risultato storico: “vincere il campionato davanti ai cugini di casa dello United“.

Le squadre erano a pari punti, ma grazie agli scontri diretti e alla differenza reti, al City bastava vincere la sua ultima partita in casa contro il  Queens Park Rangers, quart’ultima in classifica. Il risultato, apparentemente, più facile ed auspicabile di questo mondo; eppure, fino al 92′ minuto di gioco, il City, stava incredibilmente perdendo contro gli avversari, consegnando di fatto il titolo ai rivali storici dello United. Ma, la paura di perdere in pochi minuti, tutto quello conquistato e meritato in un intero campionato, ha prodotto la riscossa più clamorosa che si possa immaginare; negli ultimi 2 minuti di recupero, prima Dzeko (al 92′) poi Aguero (al 94′) hanno ribaltato il risultato, consegnando la vittoria e il campionato al Manchester City.

Ma le “rimonte impossibili” sono solo casi rari, oppure possono essere “progettate” oltre ogni più logica previsione? E se questa seconda ipotesi fosse possibile, quale strategia si può utilizzare?

Uno dei più famosi allenatori di Basket NBA, tantissimi anni fa, utilizzò un approccio molto singolare. La sua squadra, alla fine del 3/4, era sotto di 21 punti, con uno svantaggio apparentemente irrimediabile per le convinzioni dei propri giocatori. E fu allora che, nella pausa, parlò ai propri atleti e disse loro: “abbiamo uno svantaggio, in termini percentuali, del 20%. Se vi chiedessi di migliorare le vostre performance del 25%, mi direste che non è possibile. So che avete già dato finora quasi il 100%Ma noi siamo una squadra e con i cambi saremo in 7 a scendere in campo per quest’ultimo quarto. E pertanto, chiedo ad ognuno di voi se, per una vittoria quasi impossibile, siete disposti a dare un 3% in più. Solo un 3% in più. Se ognuno di voi ci riuscirà, noi raggiungeremo il 21% di miglioramento di performance come squadra ed, alla fine, recupereremo e vinceremo di un punto”.

E’ inutile sottolineare che, alla fine del quarto tempo, la previsione del Coach si avverò e la sua squadra vinse fuori casa 98 a 97 con una rimonta apparentemente impossibile.

Era stato sufficiente ristrutturare e suddividere l’obiettivo fra tutti i giocatori per renderlo realizzabile.

Chissà se Coach De Raffaele della UMANA REYER  avrà utilizzato la stessa tecnica con i suoi giocatori per recuperare sulla Dinamo. 

Non lo sappiamo! C’è soltanto da augurarsi che siano stati loro a credere in una rimonta impossibile e non noi ad essere stati vittime della “convinzione di aver già vinto”.

Perché, quest’ultimo punto, sarebbe inaccettabile per dei professionisti.

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