Agosto 6, 2021

L’Angelo di Alfredino_di Antonio Maria Masia

A 40 anni dalla tragica fine del bambino di Vermicino il ricordo del Premio, conferito all’eroe di Gavoi, dalla Gia Comunicazione di Giorgio Ariu e dall’Associazione dei Sardi di Roma il Gremio, in occasione dell’Isola che c’è 2013-Sardegna incontra Roma.

Mercoledì scorso 9 giugno ho seguito, come spesso faccio, la puntata di Atlantide condotta da Andrea Purgatorio. Mi piace e ritengo corretta l’informazione che promana da quel tipo di trasmissione e dal giornalista che è a mio avviso serio e molto professionale.

 E poi la puntata in questione era per me imperdibile: dedicata ad Alfredino Rampi: l’angioletto di appena 6 anni inghiottito, mentre giocava, il 10 giugno del 1981, da un maledetto pozzo artesiano nelle campagne di Vermicino.

Una dolorosa tragica vicenda che quarant’anni fa emozionò l’Italia intera… e non solo, tenendoci tutti davanti alla radio e alla televisione, inchiodati a seguirne l’esito. Purtroppo inesorabilmente infausto.

Indimenticabile!

Quando ci penso, o quando rivedo le immagini o quando ascolto il racconto di quella  “storia” mi vengono i brividi e l’ istinto di lacrime, che a malapena trattengo.

Ma, alla fine della trasmissione, impreziosita dalla presenza di Walter Veltroni che in un bel libro dedicato ad Alfredino ne aveva raccontato la sorte, un sapore amaro di delusione mi aveva pervaso.

Continuavo, infatti, a rimuginare sul perché la trasmissione avesse riservato all’Angelo di Alfredino, Angelo Licheri, sardo di Gavoi, solo un superficiale e veloce accenno, mostrando una foto che lo vedeva affranto, ferito e fisicamente provato appena estratto dal tubo irregolare di fango e roccia in cui coraggiosamente s’era fatto calare, a testa in giù, per 45 minuti, nel tentativo di salvare l’angioletto che istintivamente e generosamente  aveva appena “adottato”. Sfuggitogli di mano, scivolatogli dalla mano!

Ma com’era possibile mi chiedevo, rassegnato!

E nella mia mente ripassavano le immagine di quel venerdì mattina del 4 ottobre 2013, quando in uno degli angolo più belli e maestosi di Roma, nel triangolo verde di Piazza San Giovanni in Laterano, di fronte alla splendida Basilica della Città Eterna, con Giorgio Ariu, per conto del Gremio e della Gia Comunicazione, premiavamo, nell’ambito delle tre giornate della manifestazione “L’Isola che c’è – Sardegna incontra Roma 2013” un emozionatissimo, straordinario, umile, modesto, sincero Angelo Licheri, per l’alto valore e significato morale e civile del suo gesto di 33 anni prima in quel di Vermicino.


Venerdì 4 ottobre 2013, piazza San Giovanni Roma, Angelo circondato da amici

Il giorno dopo mi telefona Giorgio, anche lui rammaricato per la scarsa attenzione riservata ad Angelo informandomi che aveva segnalato la circostanza ai giornali e alle televisioni.

Ritengo che l’intervento di Giorgio abbia sortito qualche positivo effetto.

Consolante, ieri, mi riferiscono, che il programma Rai “Oggi un altro giorno” di Serena Bertone, ha dedicato tempo e cura al nostro “eroe”, intervistandolo come merita.

Bene così!

Ora, ai 40 anni di quella tragedia, a me fa piacere, con Giorgio, ricordare, anche attraverso alcune foto, quel momento magico in Piazza San Giovanni, quell’incontro indimenticabile.

Avevamo deciso di rendere omaggio al gavoese, allora piuttosto dimenticato, in precarie condizioni fisiche ed economiche.


4-10-2013, Bruno Mammucari, Angelo, Antonio Maria Masia

Fu addirittura complicato contattarlo. Partendo da alcuni dati assunti a Gavoi e ricorrendo ad un caro amico di Velletri ci fu possibile avvicinarlo per telefono e proporgli il progetto dell’evento e del riconoscimento del premio.

Viveva allora,  e ancora oggi, presso una abitazione offertagli generosamente dal Comune di Nettuno, in carozzina e stampella, magrissimo, rimpicciolito, diabetico, una gamba in meno, perdita di vista (ora decisamente accentuata), il suo viso scarnificato, quasi una maschera da tragedia di rughe precoci e di tristezza… seppure ancora vivacissimo, attento e lucido. Evidentissimi, nel fisico e nei suoi pensieri, le conseguenze dello sforzo al quale si era generosamente sottoposto per il “suo” Alfredino, perso ad un soffio dalla speranza di ritorno alla vita.

Fu un problema farlo intervenire da noi, ci pensò gentile e premuroso l’amico Bruno Mammucari di Velletri lo andò a prendere con la moglie e li riaccompagnò a cerimonia conclusa.


 4-10-2013, Giuseppe Urru, Giorgio Ariu, Angelo Licheri

Il suo racconto ci coinvolse ed emozionò tutti, una grande presenza di ospiti sardi e non sardi ad ascoltarlo con gli occhi umidi. L’emozione e la commozione si toccavano per mano, personalmente provai delle fitte di profonda sofferenza, accostando il bambino di 6 anni imprigionato, impaurito e dolorante nel pozzo, con un altro bambino, il mio, volato in cielo a 4 anni, qualche anno prima. Un’emozione difficile da raccontare che a tratti mi sembrava di non poter reggere. E che si ripete tutte le volte che si parla di Alfredino e di Angelo, come ora.

 Ma, all’Isola che c’è, con Giorgio dovevamo parlare, fare domande, sorridere, sollecitare una raccolta di solidarietà e aiuti per Angelo Licheri, utile a sollevarlo un po’ e dignitosamente da una situazione economica e di vita molto precaria e difficile.

Nell’occasione e nella bellissima cornice dei numerosi gazebo sardi posti a rettangolo e imbandierati con i Quattro Mori al vento, altri ospiti, altri premiati, amici e personaggi si strinsero intorno ad Angelo: Mariano Contu, Assessore al Lavoro della Regione Sardegna, Serafina Mascia presidente della Fasi,  Lucia Baire ex Assessore della Regione Sardegna alla Pubblica Istruzione, i giornalisti Massimiliano Morelli, Pino Scaccia e Laura Cappon, alcuni fra i principali affermati ristoratori sardi a Roma, la consigliera al Comune di Roma, di origine di Uri da parte di madre, Michela De Biase, moglie del ministro Franceschini, in rappresentanza del Sindaco di Roma.

Mentre il bravissimo Coro di Iglesias di tanto in tanno staccava con i suoi canti evocativi della melodia e delle tradizioni sarde.  Costumi, sapori e tradizioni richiamate anche dalle immagini che per le tre giornate hanno continuato a scorrere nello schermo, predisposto per l’occasione, del “Gioiello Gennargentu” presentato dal Comune di Dorgali e dal suo Assessore alla cultura Stefano Lavra e dal documentario realizzato da Giorgio Ariu, “I laghi della Sardegna e il Trenino Verde”. Senza dimenticare i canti di Laura Pisano e la Santa Messa celebrata specificamente per la nostra Comunità dal sacerdote titolare la Basilica, beneficiaria, la Chiesa, nella circostanza di alcuni dei prodotti sardi esposti in piazza: il pane, il formaggio, i dolci e il vino.   Una edizione indimenticabile della rassegna itinerante creata da Giorgio più di 40 anni fa, che dal 2009 in poi s’è fermata sulle rive del Tevere con la continua compartecipazione e collaborazione artistica ed economica del Gremio.

Un’edizione resa speciale e coinvolgente, grazie alla presenza dell’eroe di Vermicino, l’Angelo di Alfredino, il piccolo sardo di Gavoi di cui andare fieri, nato in uno dei borghi più belli della Sardegna.

Lui non vuole essere chiamato eroe, si ritiene un’altruista, uno che, impegnato nel suo lavoro di operaio in una tipografia, una volta sentito parlare della vicenda in corso si precipita sul posto.

 In quello piccolo spazio di terra, s’erano già radunate, in maniera spontanea, confusa, disordinata e cialtrona, centinaia e centinaia di persone. C’erano quelli sinceramente sensibili ed emozionati, i volontari che offrivano idee e disponibilità a calarsi in quel budello, alcuni l’avevano già fatto, i parenti: straziante ricordare la madre e il padre, gli amici e persino il presidente della Repubblica, l’amato Sandro Pertini. Ma c’erano anche i semplicemente e cinicamente curiosi!

Quasi uno spettacolo dal vivo, arrivarono anche, a cogliere l’attimo speculativo, alcune bancarelle… con panini, salsiccia e gelati!

 E il bambino in fondo al buco e la diretta ininterrotta televisione, a raccontare… in anteprima la tivù del dolore…

E Angelo accorreva, spinto da un irresistibile istinto di altruismo e d’amore per un bambino che non conosceva.  Lasciata l’auto, corre per gli ultimi kilometri, quasi a perdifiato, si fa largo tra la folla, aggira il cordone di sicurezza, peraltro carente, dei vigili urbani e polizotti intorno al pozzo, si finge amico del responsabile dei soccorritori e riesce, finalmente ad offrirsi al tentativo di salvare il bambino che da due giorni, avvolto nel fango, incastrato nella roccia e rannicchiato continua esaurendosi a lamentarsi, sempre più flebilmente.

Lo raggiunge a 60 metri, ove era scivolato ulteriormente dagli iniziali 30, lo tocca, ci parla, gli dice dei suoi tre bambini che lo aspettano, cerca di rincuorarlo, lo imbraca, gli libera le braccine incastrate, gli pulisce il capo e gli occhi dal fango.

Ma, fallisce l’aggancio una prima volta, ci prova ancora: 45 minuti dentro quel budello, i precedenti tentativi non avevano superato i 20 minuti!  Una vita intera che scorre veloce come in un film di paura per il 37 enne Angelo e per il bambino!

 Infine il piccolo gli scivola dalle mani umide e infangate, per sempre.  Arrivederci piccolo, gli sussurra Angelo con un filo di voce, prima di gridare per essere tirato su velocemente, ormai quasi di privo di forze, completamente esausto, ferito, lacerato nella carne viva dagli spuntoni rocciosi taglienti come coltelli,  che il suo minuto fisico ha dovuto superare per ottenere l’ultimo, estremo contatto con un bambino che, giocando innocente e spensierato come la sua età esigeva, ha trovato la sua fine, precoce e tremenda.

Un bambino, il cui nome e volto nessuno dimenticherà più.

Grazie, Angelo Licheri, uomo altruista, nel quarantesimo della tragedia di Alfredino, la Comunità sarda di Roma dei soci e amici del Gremio e la Gia Comunicazione di Giorgio Ariu, orgogliosi di averti incontrato e abbracciato, ti rinnovano, con il pensiero, il premio e la motivazione di allora, per aver realizzato, oggi di 40 anni fa, il 12 giugno del 1981, con coraggio da gigante, tu piccolo ed esile, un gesto enorme d’amore infinito, che rende vanto alla tua e nostra Isola.

Volevi strappare dal pozzo maledetto, a sprezzo della tua vita e riportare alla sua vita quel bambino che v’era precipitato due giorni prima, il 10 di giugno.

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