Agosto 6, 2021

Schubert 8/Tribuno della plebe_di Attilio Gatto

“Il popolo sono io”: così Schubert riassume il suo pensiero politico. Egli è convinto di essere la sintesi delle aspirazioni, delle esigenze, dei sogni e dei bisogni del mondo, ove per mondo s’intenda la cerchia dei suoi amici e conoscenti, dei fedelissimi che l’adorano.

Schubert ha una concezione assolutamente aristocratica della società, ma si considera un capo buono, condiscendente, sempre pronto ad ascoltare e, per quanto possibile, accontentare i suoi sudditi. Schubert vive in un castelletto che s’affaccia su una graziosa piazza di una sonnecchiante cittadina. Dalla finestra del suo studio ama scrutare terra e cielo, fiori e umanità, con disincanto.

S’insinua, curiosa nella vita di chiunque, soprattutto è ispirato da Angelina, sua eterna amica, solida, decisionista, spalle da corazziere e sorriso disarmante. Lui la adora, ma anche la odia. Ne è attratto, ma se ne sottrae. Ogni loro dialogo è coinvolgente e sconvolgente al tempo stesso. Angelina è come un albero che prende forza dalla terra, dalle radici profonde che ne forgiano il carattere.

E Schubert avverte che quella donna rappresenta un pericolo, una notevole insidia, capace di smontare per sempre il culto della personalità che si è faticosamente costruito. Ma non può sottrarsi al suo fascino, al suo carisma, e dunque la blandisce, bussa alla sua porta, intavola quattro chiacchiere, annuisce, in qualche modo scarica la tensione, senza mai davvero rasserenarsi, e poi s’accomiata con un inossidabile:”Buona giornata, Angelina!” S’avvia infine verso il suo castelletto ripetendosi furiosamente:”Il popolo sono io!” ( 8 – continua )

Illustrazione di Stefania Morgante

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