Settembre 26, 2021

Massimo Ruscazio, professionalità e innovazione nella cardiologia: “un corretto stile di vita per aiutare a prevenire le malattie del cuore” _di Fabio Salis

L’organismo umano, di cui il cuore è uno degli organi più importanti, può essere minato per la sua salute, oltre che da fattori di origine genetica, anche da fattori acquisiti, quali uno stile di vita sregolato, lo stress, la mancanza di attività fisica e altre cattive abitudini comportamentali.
 Nel mondo occidentale le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di mortalità e di invalidità nella popolazione adulta, con l’infarto miocardico al primo posto seguito dall’ictus cerebrale e dalle arteriopatie periferiche. Ogni anno nel Vecchio Continente perdono la vita a causa di queste patologie circa quattro milioni di persone (di cui più di 230.000 in Italia), nonostante nell’ultimo ventennio si stia assistendo ad un graduale calo della mortalità, grazie agli enormi passi in avanti compiuti dalla scienza e dalla tecnologia biomedica.
La medicina preventiva è lo strumento più efficace per tutelare la salute dell’apparato cardiovascolare ed è quindi fondamentale rivolgersi a dei medici specialisti del settore per pianificare indagini mirate: il Dottor Massimo Ruscazio è un medico cardiologo che, specializzatosi in cardiologia dell’adulto e pediatrica presso l’Università degli Studi di Cagliari, ha maturato un’esperienza formativa e lavorativa decennale presso reparti di degenza e terapia intensiva cardiologica e cardiochirurgica sia in Italia che all’estero, in particolare negli Stati Uniti.
 Il suo studio cardiologico, ubicato a Cagliari in Via Ottone Bacaredda n° 47, a due passi dal Mercato di San Benedetto, rappresenta un importante punto di riferimento territoriale per la cura delle malattie cardiovascolari e l’innovazione tecnica. L’aggiornamento costante e l’ausilio di macchinari tecnologici consentono al Dott. Ruscazio di svolgere esami diagnostici accurati e offrire una rete di consulenza specialistica.

Massimo Ruscazio

Negli ultimi anni la tecnologia ha fatto passi da gigante e si riescono a scoprire con maggiore facilità le malattie cardiache.

“Le malattie si possono presentare in forme diverse e subdole. Ecco perché è fondamentale un periodico controllo per la valutazione di alcuni parametri, come la rilevazione della pressione arteriosa, il controllo della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, degli esami del sangue, su guida del proprio Medico di famiglia. Alcuni sintomi come dolore al torace, affanno, gonfiore alle caviglie, palpitazioni possono essere espressione di una patologia cardiovascolare. Pertanto in presenza di tali sintomi, in particolare nei pazienti con fattori di rischio cardiovascolare, è necessario un approfondimento cardiologico per individuare precocemente una eventuale patologia cardiovascolare che andrà trattata accuratamente dal cardiologo. Ovviamente è il proprio Medico di famiglia a dover stabilire se si tratta di qualcosa che richieda un approfondimento diagnostico, anche urgente, o di un sintomo che può essere valutato con più tranquillità. Una semplice visita cardiologica con un elettrocardiogramma associato eventualmente all’ecocardiogramma color Doppler, sono gli strumenti che consentono di diagnosticare la maggior parte delle patologie cardiache.”

I fattori di rischio legati alle malattie del cuore possono essere geneticamente determinati oppure acquisiti. Se per quanto concerne i primi la cosiddetta familiarità è decisiva, per i secondi è fondamentale seguire un corretto stile di vita che consenta di prevenire possibili problematiche.

“Ai fattori di rischio legati al patrimonio genetico non ci si può sottrarre, infatti la familiarità per patologie cardiovascolari determina un importante rischio di sviluppare malattie cardiache. Ad esempio, il rischio di andare incontro ad infarto del miocardio è tanto più elevato se un parente di primo grado ha già avuto un infarto e se in famiglia ci sono più parenti affetti da cardiopatia ischemica. Ciò deve indurre ad un attento controllo clinico da parte dei componenti del nucleo familiare. I fattori di rischio acquisiti, dannosi per il nostro cuore e che facilitano l’insorgenza e la progressione della malattia aterosclerotica sono invece legati alle nostre cattive abitudini nel corso della vita, tra cui l’alimentazione scorretta, l’assenza di attività fisica, il fumo, lo “stress” come anche la mancanza di un adeguato riposo notturno.
 I ritmi della vita moderna sicuramente non ci vengono incontro, ma bisogna cercare di adottare uno stile di vita il più possibile regolare, combattendo lo “stress” psico-fisico, perché se da una parte l’attivazione neuroadrenergica aiuta a superare gli ostacoli, alla lunga si può rivelare dannosa per il cuore. È importante inoltre dare un adeguato spazio al riposo, in quanto chi non dorme la notte ha un’alterazione dell’equilibrio neurovegetativo, fondamentale nella regolazione della pressione arteriosa, e può essere più facilmente predisposto anche all’insorgenza di patologie cardiovascolari.
 Quindi più efficace lotta alle malattie cardiache si può mettere in atto con la prevenzione, che comprende l’informazione e l’educazione a un più corretto stile di vita e a un più efficace controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare. In alcuni pazienti queste norme di prevenzione possono avere un peso talora addirittura maggiore della stessa terapia farmacologica.”

L’alimentazione è dunque un fattore cruciale di cui bisogna tenere conto, in un contesto sociale in cui i pasti rapidi, i cibi preconfezionati e il cosiddetto “cibo spazzatura” sono sempre più diffusi, così come è altrettanto fondamentale impegnarsi in un’attività fisica costante e duratura.

“I cibi preconfezionati o quelli ricchi di zucchero, sale, grassi saturi provocano un cambiamento del metabolismo che può favorire le malattie cardiovascolari, soprattutto l’ipertensione arteriosa e la cardiopatia ischemica. L’alimentazione dev’essere preferibilmente distribuita nel corso della giornata, privilegiando la colazione anziché il pranzo di mezzogiorno. Questo discorso si estende soprattutto ai giovani, in quanto è fondamentale che seguano queste precauzioni per prevenire l’acquisizione di comorbidità. È necessario combattere il sovrappeso e l’obesità, ricordando che non conta solamente quante calorie si introducono con gli alimenti, ma anche quante se ne consumano con il regolare esercizio fisico. L’attività aerobica protratta e costante nel tempo riduce quei fattori di rischio acquisiti, quali l’aumento della glicemia e del colesterolo. È fondamentale la costanza e la continuità dello sforzo fisico. Per avere degli importanti benefici può bastare anche solo una camminata veloce eseguita tutti i giorni per almeno trenta minuti, purché fatta con regolarità e costanza.”

Un altro fattore di rischio elevato nel favorire e aggravare patologie o comorbidità, soprattutto tra i giovani, è il fumo.

“Il fumo rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare molto importante. In particolare, nel sesso femminile, che ha aumentato negli ultimi decenni l’esposizione al fumo di sigaretta, è stata dimostrato un aumento significativo dell’incidenza delle malattie cardiovascolari ormai vicina a quella del sesso maschile.
 I benefici per l’organismo con una progressiva riduzione dei pericoli per il cuore si possono apprezzare già pochi mesi dopo aver smesso di fumare. Un altro dato che spesso non è molto percepito nell’opinione pubblica è che il fumo non crea solo un danno diretto legato alla combustione del tabacco e della carta, e quindi l’aumento del rischio del tumore polmonare, ma anche il fatto che determini uno stato infiammatorio cronico che può portare a tutta una serie di patologie cardiovascolari.
 Le campagne di comunicazione contro il fumo dovrebbero essere più mirate e partire già dalle scuole dell’obbligo. L’investimento di risorse sulla prevenzione in tal senso, purtroppo, non dà un ritorno immediato tangibile e quantificabile, ma certamente determina un enorme vantaggio a lungo termine.”

Recentemente il calciatore della Danimarca, Eriksen, ha avuto un malore in campo durante gli Europei, dovuto probabilmente ad un’anomalia genetica al cuore. In Italia comunque lo screening per la valutazione dell’idoneità agonistica degli atleti è molto rigido e negli ultimi decenni la soglia d’attenzione è salita.

“Il giocatore ha avuto un quadro di arresto cardiaco da fibrillazione ventricolare, ossia una grave aritmia cardiaca per una improvvisa alterazione dell’attività elettrica del cuore. Tale condizione è incompatibile con la vita se non si interviene prontamente con la defibrillazione, che consente il ripristino della normale attività elettrica del cuore, come è accaduto fortunatamente nel caso di Eriksen. Vi sono alcune malattie di origine genetica, trasmesse ereditariamente, che possono predisporre il soggetto a tali disturbi del ritmo cardiaco. Alcune di queste possono essere sospettate e diagnosticate se è presente una storia anamnestica familiare positiva, perché hanno una trasmissione genetica abbastanza forte tale da determinare importanti alterazioni strutturali del cuore, riconoscibili già in età pediatrica ed adolescenziale anche se, in alcuni casi, le alterazioni strutturali del cuore possono manifestarsi progressivamente in età più avanzata. Invece altre patologie aritmiche geneticamente trasmesse determinano alterazioni esclusivamente dell’attività elettrica del cuore. In tali casi, non essendo presenti alterazioni strutturali macroscopiche del cuore, la diagnosi può essere più difficile soprattutto in caso di una anamnesi familiare muta, anche perché tali sindromi possono presentarsi talora in maniera sporadica o intermittente, quindi non sempre essere riscontrate con l’elettrocardiogramma, o possono essere scatenate da alcuni fattori concomitanti, ad esempio farmaci assunti, febbre, stati di disidratazione, alterazioni degli elettroliti del sangue. Nei giovani atleti inoltre anche patologie infiammatorie a carico del muscolo cardiaco, spesso di natura virale, possono predisporre durante lo sforzo a fenomeni aritmici gravi che possono mettere a rischio la vita. Si deve peraltro ricordare che nel nostro paese esiste un’organizzazione capillare da parte della medicina sportiva sia pubblica che privata, con un’attenzione per lo screening clinico preventivo degli sportivi, sia agonisti che amatoriali, che non esiste in altre nazioni”.

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