Settembre 26, 2021

Target School/I miracoli dell’emulazione_di Giorgio Pisano

Da bambino ti ho visto vincere ad Atene, urlando dal divano di casa mia, e la tua corsa dopo l’ultima stoccata ce l’ho impressa nella mente come se tutto fosse successo solo ieri”.

Queste parole le ha scritte pochi giorni fa, sulla sua pagina Facebook, Daniele Garozzo, (argento a Tokyo ed oro a Rio 2016 nella scherma), per celebrare le cinque partecipazioni Olimpiche di Aldo Montano.

Sono 11.500 i partecipanti a queste ultime Olimpiadi e chissà quanti di questi atleti sono stati illuminati o folgorati sulla via di Damasco avendo visto le vittorie di qualche atleta, magari alle Olimpiadi di Pechino oppure Londra, magistralmente amplificate dai commentatori televisivi.

Noè Ponti, 20 anni, svizzero del Canton Ticino, pochi giorni fa ha vinto il bronzo nei 100 delfino arrivando dietro gli extraterrestri Caeleb Dressel, che ha fissato il nuovo primato mondiale in 49″45, e Kristof Milak. Il 2 agosto del 2012 è un bambino ed i genitori lo portano a vedere la gara di Michael Phelps, alle Olimpiadi di Londra. Rimane estasiato e cova un sogno che tiene per se per un anno intero, fino a quando il  13 settembre 2013,  i Giochi del 2020 vengono assegnati a Tokyo,  ed in quell’occasione promette ai genitori che lo avrebbero visto gareggiare in Giappone. Così è stato, anche se questo miracolo si è concretizzato grazie al fatto che le Olimpiadi sono state posticipate di un anno. Se si fossero tenute lo scorso anno forse non ci sarebbe riuscito, poiché non aveva il minimo di partecipazione che si è concretizzato soltanto a dicembre del 2020.  Ma, lo sappiamo,  i miracoli capitano soprattutto per chi crede nei propri sogni.

E di folgorazione parla anche Stefano Arcobelli su La Gazzetta dello Sport a proposito di Gregorio Paltrinieri (anche lui, come Garozzo, argento a Tokyo  ed oro a Rio 2016). “Nel 2003 papà Luca lo portò a vedere Ian Thorpe ai mondiali di Barcellona e rimase stregato dall’australiano, tanto da avere voluto  un poster in camera e l’immagine sul cellulare“.

I grandi eventi sportivi hanno sempre avuto un effetto trascinamento, soprattutto nell’avvio allo sport delle discipline minori. 

Ma da genitore mi sorge un dubbio. I nostri figli di 8/10 anni stanno guardando le Olimpiadi? E se loro non lo fanno autonomamente, noi, che abbiamo la proprietà del telecomando,  gliele stiamo facendo vedere?

Gli stiamo chiedendo: che sport ti piacerebbe fare?

Magari molti genitori stanno pensando che alle Olimpiadi ci andranno soltanto pochissimi atleti e che lo sport di alto livello toglierà tempo allo studio, ma forse non sanno che Daniele Garozzo, fra una stoccata e l’altra, durante gli allenamenti, infila anche gli esami di Medicina e tra poco conquisterà l’ambita laurea, poiché, la medicina e la chirurgia, sono il suo futuro.

Di fronte a queste righe, immagino anche lo scetticismo di tanti genitori che stanno pensando che questi casi sono delle eccezioni e, personalmente, non me la sento di contraddirli, ma semplicemente ricordare loro un altro dato: lo sport non aiuta soltanto chi diventa un campione, ma aiuta tutti indistintamente. E per averne una riprova è sufficiente qualche dato e  qualche confronto che può effettuare ognuno di noi.  Basterebbe  confrontare 100 persone adulte  che, da adolescenti  non hanno mai praticato sport con altre 100 che invece si sono impegnate, anche semplicemente a livello dilettantistico, e verificare come sono collocati attualmente nel mondo del lavoro e/o delle relazioni sociali.

Emergerà in maniera chiara ed inequivocabile che lo sport, oltre a diffondere la cultura del rispetto e del benessere,  è anche un potente ascensore sociale.

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