Settembre 26, 2021

Il Cagliaritano del martedì – Lo strabiliante circo del Greenpass_di Luca Neri

È arrivato il momento del greenpass. Che a vederlo sarebbe un banalissimo QR code, ma se un alieno atterrasse improvvisamente in Italia e tornasse al suo pianeta pochi giorni dopo, racconterebbe dell’invenzione più polarizzante della storia dell’umanità.
Ma la disputa tra greenpassisti e inneggianti al nazifascismo (una ciofeca dialettica di cattivissimo gusto) ci interessa relativamente, anche perché ne hanno parlato più o meno tutti e la mia posizione sarebbe una delle ultime della fila.
Del resto a stupirmi non è quasi mai il circo in sé, quanto i singoli salti mortali: ne ho raccolto un paio dal mondo della ristorazione cagliaritana.
La prima acrobazia proviene da qualche genio del marketing, che ha ben pensato di strafottersene dell’obbligo del pass più famoso dopo quello per la finale dei Mondiali. Ricevono tutti: dentro, fuori, Pfizerati e non Pfizerati. Il fatto è che questa scelta da revoluccion non è nemmeno il problema più grande (facciano quel cavolo che vogliono), perché i Che Guevara del vaccino hanno ben pensato di schiaffare la ribellione in bella vista, su qualsiasi piattaforma social. Un po’ come il bulletto che a scuola credeva di essere figo perché non faceva i compiti per casa. Contento lui. Ad essere un po’ meno contenti son stati i gestori dei locali stessi, che hanno ricevuto un’autentica shitstorm attorno alla loro brillante provocazione. E va beh, mica può andarti sempre bene.
L’altra furbata è di qualche altro abile calcolatore, ma decisamente meno temerario. L’idea è semplice, intuitiva e meravigliosamente cafona. Non hai il greenpass? Lo spazio all’aperto è tutto tuo, dura lex sed lex. Hai il greenpass? Accomodati al chiuso. E se ti piace l’aria aperta costruisciti un balcone, perché i tavoli outdoor sono per chi ha paura della puntura.
Son sicuro che da qui in avanti spunterà fuori qualche altro 24 carati, ma nel frattempo l’era del verdone cattivone è cominciata. Forse non è un caso che l’inizio sia praticamente coinciso con la fine delle Olimpiadi. Altrimenti qui in Italia di che cavolo si parla?

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