Ottobre 25, 2021

Schubert XV/La decapottabile_di Attilio Gatto

C’è un silenzio irreale quando Angelina attraversa il
giardino. Nuvole basse annunciano pioggia e l’atmosfera
generale non suggerisce niente di buono. Schubert, beato
chi l’ha visto, da almeno 15 giorni è barricato nel
castelletto. La sua decappottabile anni sessanta, elegante e
un po’ capricciosa, come un’eterna ragazza che non vuole
crescere, fa bella mostra di sé accanto al marciapiede.


L’auto, sepolta dalla polvere, sembra chiedere aiuto al cielo
e sicuramente è contenta quando il nubifragio, la forza
dell’acqua chiara e dolce, la fa risplendere del suo fulgido
colore carta da zucchero. Angelina, inseguita dalla furia
degli elementi, rientra di corsa a casa. Schubert adora
quella vettura di grande personalità, le vuole un gran bene
come fosse una cara amica, ma non si spertica in
particolari manifestazioni d’affetto, preferisce mantenere un
certo distacco, senza slanci smodati, senza effusioni
proletarie. È lì, è sua, lui lo sa e questo gli basta.

C’è ancora una pioggia sottile quando Schubert raggiunge il suo bolide
d’epoca. Si mette alla guida e parte a tutta velocità, tra
campagne e paesi, tra terreni coltivati e sterrati aridi, lungo
strade inimmaginabili e tortuose, complicate e difficilmente
accessibili come la sua mente. Così ogni suo viaggio si
trasforma in avventura, ogni suo desiderio in azione
spericolata, senza regole, senza frontiere, nelle arterie
d’Europa. Il muro, all’uscita della curva, però non l’ha
previsto. Commozione cerebrale, il referto dei medici. Una
fastidiosa emicrania, dice lui, quando lo invitano alla festa
di un amico. Poi si avvinghia al cuscino, in preda al dolore
lancinante, ma anche al piacere divorante. Non c’è niente
che non si sopporti per una civetteria.
( 15 – continua)

In copertina illustrazione di Stefania Morgante

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