Settembre 26, 2021

Se le specialità olimpiche riguardassero lavoro, istruzione, sanità, giustizia, trasporti, pubblica amministrazione, quante medaglie vinceremo?_di Giorgio Pisano

Gli Europei di calcio ci restituiscono un’Italia sul tetto d’Europa e le Olimpiadi un bottino di medaglie che ci colloca al settimo posto nel mondo; ma se dovessimo riparametrare il tutto sul numero degli abitanti scaleremo ulteriormente la classifica fino al terzo posto dopo Gran Gretagna ed Australia; anzi, ad essere onesti, scenderemo al quarto posto scavalcati dall’Olanda che ha un numero di medaglie vicino alle nostre ma con appena 17 milioni di abitanti.

Insomma, sportivamente parlando, siamo sul podio del mondo o giù di lì.

Tutto questo ci inorgoglisce e fa capire che quando le regole sono uguali per tutti e c’è da sudare siamo tra i migliori del pianeta.

Ma la vita reale, passata la sbornia di queste settimane, ci riporta su un’altra dimensione. I 60 milioni di Italiani  ritornano alla normalità e, a parte poche eccezioni, avremo difficoltà a ricordare il nome dei medagliati già dai prossimi giorni.

A queste Olimpiadi hanno preso parte oltre 200 nazioni su 33 sport e quasi 50 discipline diverse, ma se volessimo riflettere sulla vita di tutti i giorni e se le specialità olimpiche riguardassero Lavoro,  Istruzione, Sanità, Giustizia, Trasporti, Pubblica Amministrazione, ecc, quante medaglie vinceremo? E, soprattutto, cosa ci impedirebbe di primeggiare?

Questo è il quesito che ho posto ieri alla mia rete social e le risposte non sono tardate ad arrivare.

Il commento di Barbara ottiene il massimo dei consenti quando dice: “L’egoismo, il familismo, lo scarso senso civico, la tendenza a mettere il proprio interesse particolare o della categoria a cui si appartiene davanti a quello della collettività, la cultura clientelare, lo scarso senso di appartenenza ad una collettività. Gli italiani dovrebbero cominciare a pensare che si può stare individualmente meglio solo in una società dove tutti stanno meglio e che il rispetto delle regole è, in primis, rispetto per gli altri e per se stessi.

Sul podio c’è anche il commento di Francesca quando dice: “Nello sport non si può fingere una competenza che non si ha. L’Italia è guidata da persone che sembrano capitate per caso nei posti di responsabilità”.

Sul terzo gradino del podio c’è il commento di Gemma quando dice.”Ci impedisce di primeggiare una mentalità vecchia secondo cui non siamo padroni di noi stessi, che il nostro destino dipende da altri. E questo fa sì che non ci sentiamo responsabili di ciò che facciamo. Purtroppo è tanto diffuso il dare la colpa e merito all’esterno e non guardarci dentro osservando le nostre risorse. Allo stesso tempo Gemma aggiunge: La sanità pubblica italiana è lenta e piena di lacune e voragini da colmare, ma qualsiasi persona entri sul nostro suolo e ha un malanno viene curata anche se non ha mezzi e  questo principio solidale è un esempio di civiltà che pochi altri hanno al mondo.

In realtà il terzo gradino del podio accoglie tanti altri contributi condivisibili. Per esempio Gianuario dice: “Occorre una maggiore consapevolezza e senso di responsabilità da parte di tutti i cittadini. Si potrebbero fare passi avanti con l’educazione civica nelle scuole. Ognuno dovrebbe conoscere come funziona la pubblica amministrazione, quando funziona bene e quando male, dove può svilupparsi la corruzione e come si può prevenire. Altrimenti siamo disarmati e possiamo facilmente diventare complici e sostenitori del malgoverno“.

I commenti pervenuti sono tanti e sinteticamente possiamo aggiungere: la mancanza di meritocrazia, la corruzione, la burocrazia, la divisione di interessi tra partiti, che perseguono quelli di parte piuttosto che i risultati a beneficio di tutti.

A fare da contraltare però ci pensa Fiorenzo quando ci ricorda che: “gli italiani soffrono di una forma di ipercriticismo antistorico. A sentire gli italiani saremo ultimi in tutti i settori sociali. Ma è davvero così? Nello sport ci sono classifiche tangibili, ma negli altri settori della vita no. Faccio un esempio: tutti a lodare gli impianti giapponesi, la pista di atletica meravigliosa, velocissima. Poi si scopre che è di fabbricazione italiana”. Ed aggiunge:  “secondo me c’è molta esagerazione nell’autocritica, in Italia. Ci sono tante eccellenze, e tanti settori d’avanguardia. E purtroppo questa ipercritica non consente di individuare davvero quelli che sono i punti deboli;  se dovessi dirne uno:  la mancanza di meritocrazia in molti settori, a partire dall’università e il reclutamento delle classi dirigenti”. Insomma, le Olimpiadi ci hanno dimostrato che gli atleti italiani sanno metterci sul tetto del mondo, e tutti noi, nessuno escluso, dovrebbe accettare l’idea che pochi possano farci retrocedere dall’olimpo in cui meritiamo di restare.

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