Settembre 26, 2021

Schubert XVI/Fantasmi_di Attilio Gatto

Il pregiudizio razziale. Schubert non sa cosa sia. Non ne comprende il fondamento. Schubert si sente cittadino del mondo e pensa che l’umanità non possa essere classificata per il colore della pelle. Molti suoi amici sono neri, gialli, aborigeni, nativi americani e coppie miste, anche dello stesso sesso.

“L’amore non ha confini”, dice, guardando il cielo. “Siamo tutti fratelli”, spiega, all’apparire dell’arcobaleno. E però nei recessi del suo immaginario s’agitano degli irresistibili, irrefrenabili, fantasmi. Vuoi mettere la rigorosa bellezza dell’apartheid, lo splendido colpo d’occhio dei ghetti, l’indiscutibile capacità d’attrazione dell’”aiutiamoli a casa loro”. Ancora una volta, è soltanto una proiezione estetica, irrazionale come un innamoramento. Lontana da Schubert anche solo l’idea di razzismo.

Come ha raccontato un suo amico di colore:”Mi ha ospitato per una settimana. Mi ha fatto scaricare la legna. Qualche lavoretto in casa. Pasti frugali per non correre il rischio di ingrassare. E poi la musica, quella bella canzone, “Faccetta nera”. Dedicata a me. Ah! Non ho neanche pagato molto, sette giorni, settecento euro, comprese le bevande. Chiare, fresche, dolci acque…del rubinetto!”

( 16 -continua )

Illustrazione di copertina di Stefania Morgante

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