Settembre 26, 2021

Due storie per riflettere. Quando il giudizio è pregiudizio_di Giorgio Pisano

Al capolinea di un autobus, di fronte ad un ospedale oncologico, sale un signore con i suoi due figli. L’uomo si siede e china la testa sulle ginocchia poggiando i gomiti sulla gambe e coprendo le orecchie con le proprie mani. Ci sono soltanto pochi passeggeri che occupano dei posti a sedere.


I bambini, invece, nell’attesa della partenza dell’autobus, si muovono e scorrazzano andando avanti ed indietro. In effetti fanno un po’ di chiasso. Inizialmente i passeggeri iniziano a guardarsi fra di loro, concordando con dei gesti sul fatto che il padre non si prendesse cura dei propri figli. Questi bambini, nonostante gli sguardi indispettiti, continuano a correre nervosamente. Allora i passeggeri seduti al loro posto iniziano a commentare a voce bassa su quanto questi bambini fossero maleducati. Ma nonostante questo, il genitore, continuava a restare assorto nei suoi pensieri, incurante dei commenti che percepiva. 


Ad un certo punto, una signora, dopo aver avuto l’approvazione degli altri passeggeri, si alza e si dirige verso il padre: “mi scusi, (con tono stizzito) ma non vede che i suoi figli stanno disturbando”? L’uomo, solleva lo sguardo, e, con le lacrime agli occhi, risponde: “Ha ragione signora, mi dispiace tantissimo; potrei costringerli a stare seduti ed in silenzio, ma hanno appena saputo che la loro mamma è morta. Credo che sia il loro modo di manifestare il disagio e la sofferenza. Sono certo che se lei fosse stata seduta al parco e li avesse visti scorrazzare nei giochi, non si sarebbe neanche accorta di loro”.

La seconda storia si intitola: La vicina sudicia.

Una donna si lamentava con un’amica di avere una vicina di casa piuttosto disordinata.

Dovresti vedere come sono sporchi i suoi bambini, per non parlare della casa! C’è quasi da vergognarsi a vivere nella stessa zona.

Dai un’occhiata a quei panni stesi ad asciugare.

Guarda che strisce nere ci sono nelle lenzuola e negli asciugamani!”

L’amica si avvicinò alla finestra ed esclamò: “Credo che il suo bucato sia pulito, cara;  le strisce, sono sui tuoi vetri!”

Queste due piccole storie dovrebbero insegnarci a pensare attentamente prima di parlare o esprimere giudizi, che possono essere totalmente infondati, come nel secondo caso, oppure frutto di un pregiudizio come nel primo caso.

Eppure non è così semplice. Lo stesso Albert Einstein diceva: “E’ più facile spezzare un atomo che un pregiudizio” a cui faceva eco Bertrand Russell quando diceva: “Non vorrei mai morire per le mie idee, perché potrebbero essere sbagliate“.

Ognuno di noi dovrebbe imparare l’arte della sospensione di giudizio, un po’ come contare fino a cento prima di parlare quando il nostro stato è alterato.

Il motivo è molto semplice: gli effetti del giudizio, una volta emesso (soprattutto se negativo), colpiscono la sfera identitaria della persona giudicata e non possono essere rimediati da scuse a posteriori. Insomma è come bucare l’asfalto con un chiodo. Si potrà pure togliere il chiodo ma il buco resterà sempre.

Ci sono tanti modi per allenare la “sospensione di giudizio“. Il mio amico Gianluca suggerisce di porsi delle domande, come ad esempio: E se mi stessero giudicando per lo stesso motivo? Conosco tutti i “retroscena” dell’altra parte? Giudico per un qualcosa di vero o per una chiacchiera? Se giudico, ci sarà un risvolto positivo? Sarà utile al giudicato, e al giudicante, in questo caso?

Il giudizio (sugli altri, così come su noi stessi, sulle cose, sul mondo) si palesa pressoché istantaneamente alla osservazione/percezione, e spesso, si evidenzia sulla base delle differenze valoriali, di convinzioni, credenze che emergono fra noi e la persona osservata.

Fermo restando che è difficile sospendere il giudizio, personalmente,  utilizzo una tecnica linguistica, ovvero mi impegno a chiedere alla persona che,  inconsciamente, sto per giudicare: perché o come mai pensa in quel modo? Come mai si è comportata in quella maniera?

Generalmente, scopro una prospettiva che non avevo assolutamente considerato, esattamente come è successo alla signora dell’autobus.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *