Ottobre 25, 2021

Schubert XIX/L’alieno_di Attilio Gatto

“L’occhio. Quel pesce mi guarda. Occhio di triglia? No, colore rosato, espressione rabbuiata. Eh beh! Non si dev’essere divertito quando è finito in trappola, tra le maglie della rete. Ora vedo su “Google”, questa diavoleria moderna, non ci capirò mai niente! Ecco “pagello”, o anche “pagro”. Pesce raffinato. Quell’occhio, quello sguardo, non lo reggo. È un’ossessione. È un film di Hitchcock.

Ora arriveranno altri pesci, immobili, come uccelli sui cavI dei tralicci. Pronti all’attacco. Sono sicuro: il pagello non è morto, fa finta, è un killer, un terrorista, forse un alieno mandato in avanscoperta, da chissà quale galassia, o magari da Atlantide, per invadere il Pianeta. Si salvi chi può. Ognuno per sé. Sì, l’umanità è in pericolo, ma io penso a me. Il pesce, il pagello, me l’hanno regalato e io ora so cosa farne. Non ho più dubbi.”

Schubert, abbastanza tremante, sconvolto, guarda per l’ultima volta quell’essere rosato. Quell’occhio che lo fissa minaccioso. Poi mette il pagello in una busta di carta. Spalanca il cancello del castelletto. Attraversa la strada. E regala il pesce alieno alla vecchietta del palazzo di fronte. “ Pericolo allontanato. Se attacca uccide. Meglio a lei che a me.” ( 19 – continua )

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