Dicembre 1, 2021

Quando il passato ostacola il raggiungimento dei nostri obiettivi _di Giorgio Pisano

Quanto conta la storia personale rispetto al raggiungimento dell’obiettivo?

Ci sono dei casi in cui l’obiettivo da raggiungere non è direttamente sotto il nostro controllo ma è fortemente condizionato dalla valutazione del nostro potenziale cliente.

Immaginiamo che una coppia in crisi decida di affidarsi ad un “terapista di coppia” per rimettere in sesto il proprio rapporto. Con i motori di ricerca  trova immediatamente il Professionista che sta cercando. Consulta il sito e l’esperto autodichiara le proprie competenze e certificazioni.

La coppia, però, decide di raccogliere qualche altra informazione diretta e scopre che il Professionista, oltre ai titoli, ha anche due sentenze di divorzio alle spalle che, ovviamente, non vengono menzionate nel curriculum 🙂 ne, tantomeno, esposte in bacheca.

Il professionista potrebbe essere bravissimo, potendo contare anche su una certa esperienza personale 🙂 ma, secondo te, alla luce di questo dettaglio,  la coppia contatterà il professionista?

Di esempi simili ce ne potrebbero essere tantissimi anche in altri ambiti, come ad esempio il dietologo o personal trainer obeso.

E poi, ultimo ma non ultimo, la professione del momento.

A chi non è capitato in questi ultimi anni di trovare dei “post sponsorizzati” sui social che ti invitano a diventare un Coach che, addirittura, può svolgere la professione ai sensi di legge.

Sembrerebbe la professione del futuro; adatta  a tutti quelli che hanno bisogno di riciclarsi, che hanno perso il lavoro o, addirittura, a chi un lavoro non lo ha mai avuto.

In quest’ultimo caso, tantissime Scuole di Coaching, alla ricerca disperata di clienti, sostengono che sia addirittura meglio, poiché non si ha nessun condizionamento e, soprattutto, perché questa professione può essere svolta da chiunque.

Alla luce di questa fantastica opportunità, che, da sola, potrebbe risolvere il problema della disoccupazione in Italia, tante persone, fulminate sulla via di Damasco, sognano di diventare dei Coach ed allenare le altre ad avere successo e vivere una vita straordinariamente gratificante.

A questo punto mi sorge un dubbio: il potenziale cliente, quando sceglierà il Coach, vorrà verificare se il Professionista autoproclamato  è coerente  ed allineato con il funzionamento del processo?

Prima di contattarlo, verificherà se anche lui raggiunge gli obiettivi ed ha una vita gratificante e piena di soddisfazioni?

Il professionista incarna nella sua identità più profonda, non solo il ruolo del Coach, ma, soprattutto, l’essenza  stessa della prestazione professionale?

In pratica, prima di intraprendere delle nuove professioni dovremmo chiederci se siamo “congruenti” agli occhi del potenziale cliente che, presumibilmente, ci guarderà ed analizzerà prima di sceglierci. Insomma, potremmo anche adottare le azioni corrette per raggiungere l’obiettivo ma sarà il mercato a decretarne il fallimento e non la strategia adottata.

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