Dicembre 1, 2021

Schubert XXVIII/Cinema_di Attilio Gatto e Stefania Morgante

“E ora faccio un film, lo fanno in tanti e io, che sono il sublime, forse non posso?”. Schubert regista non ce lo saremmo mai immaginato. Ma lui ama il cinema come sé stesso. Però non s’accontenta di una commedia tradizionale. Egli vuole innovare, come Hitchcock, come Orson Welles. Cinema sperimentale. Ha anche trovato i soldi. Li ha rubati a casa d’un amico. “Tanto lui che se ne fa, borghesuccio da strapazzo!”

Adesso siamo sul set. Schubert naturalmente è l’interprete principale del film da lui diretto. Ha deciso, è un film muto. Vuole tornare agli albori. Il massimo dell’espressività. Per sonoro solo musica, in sala. Tutto pronto per girare. Schubert si sente un genio della settima arte. Attraversa la scena con qualche balzo alla Charlot. Si muove con imbarazzo, si schermisce, abbozza un sorriso che diventa pianto quando ruzzola giù mentre scende le scale. Accidenti!, va proprio male, ma non è finita. Ecco due poliziotti. Cercano il denaro rubato da Schubert. Lui dice di essere un uomo onesto. E mentre gli mettono le manette, tenendo stretta la cinepresa, presenta le parole di Pasolini:”Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere in modo sleale.” Che film! Che finzione!

Illustrazione di Stefania Morgante

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