Maggio 22, 2022

Cosa ho imparato da Fiorenzo Caterini _di Giorgio Pisano

Ho intervistato Fiorenzo, nella rassegna video “Quattro passi con …”, a fine settembre del 2020. Lui, quartuccese come me, da quasi 30 anni vive e lavora a Tempio e, per l’occasione, ci siamo rivisti a Quartucciu.

Oltre ad essere un Ispettore del Corpo Forestale, Fiorenzo è, soprattutto, un Antropologo ed uno Scrittore e nella prima domanda gli chiedo, quasi scherzosamente, di fare un viaggio antropologico dentro sé stesso.

Esordisce dicendo che noi siamo fatti del nostro passato ed aggiunge: il nostro passato fa parte di noi ma non tanto in termini filosofici, quanto, organici. Le esperienze che noi accumuliamo nel corso degli anni creano delle connessioni neuronali e delle mappe mentali e sono quelle che condizionano il nostro agire quotidiano ed anche i nostri progetti per il futuro.

Noi siamo costituiti dal nostro passato al punto tale che molte cose che facciamo oggi, le mettiamo in atto con le modalità del passato.

Entrambi siamo stati degli atleti e mi fa notare come molte nostre attività attuali siano fortemente condizionate dal nostro passato sportivo. Dall’atteggiamento alla motivazione, dalla perseveranza all’ostinazione positiva, dall’impegno all’entusiasmo, passando per lo spirito di sacrificio.

Abbiamo tracciato le nostre connessioni neuronali, che è come aprire dei sentieri nella vegetazione più intricata. E quei sentieri ce li abbiamo ancora e li percorriamo tutt’oggi.

Subito dopo gli propongo una domanda su un tema che sarebbe stato oggetto di un suo intervento che si sarebbe dovuto tenere qualche mese prima, e che, per ovvi motivi, non si è tenuto, ovvero la differenza fra determinazione positiva ed ostinazione negativa.

Esordisce dicendo che l’ostinazione, nell’accezione negativa, è un attaccamento, una dipendenza, a volte tossica.

Questa riflessione è diventata talmente centrale che si è impadronita di me portandomi a scrivere un libro che, apparentemente, è un romanzo, ma in realtà è un libro antropologico con cenni di neuroscienza, in cui analizzo tante forme di pregiudizio e gli aspetti scientifici che ci stanno dietro.

Il pregiudizio non è altro che l’atrofia del pensiero.

Il pensiero precede l’azione, pertanto, se non siamo in grado di cambiare il pensiero non saremmo in grado di effettuare dei cambiamenti.

Il pregiudizio, metaforicamente, è come un’idea impacchettata che, una volta costituita, la chiudi in un cassetto, e, all’occorrenza, la togli fuori, ed io aggiungerei: senza averla mai messa in discussione.

Fiorenzo prosegue: certamente è una forma di risparmio energetico, ma che impedisce il cambiamento; insomma, il cervello a furia di risparmiare energia si atrofizza.

Il passaggio, dal pregiudizio al cambiamento o all’adattamento è il cuore del mio libro, che ha come attore non protagonista un vermicello di un millimetro con sole 312 cellule, che, apparentemente, sono pochissime, ma che fanno fare al vermicello delle cose straordinarie, come ad esempio scappare se nel suo ambiente vengono immesse sostanza tossiche.

Noi, invece, come essere umani, siamo dotati di miliardi di neuroni, ma che, forse, ci hanno complicato la vita.

Pensiamo ad esempio alle situazioni tossiche che spesso viviamo nell’ambito relazionale, oppure lavorativo, al punto tale che spesso ci ammaliamo poiché non siamo riusciti a scappare come fa il vermicello.

Certamente ci separa il 60% di patrimonio genetico da quel minuscolo filamento di un millimetro che è il vermicello ed anche milioni di anni di evoluzione, ma in quel 60% c’è tutto il nostro essere complicati, come ad esempio la capacità di distinguere la determinazione dall’ostinazione, per fare soltanto un esempio.

Queste ultime due parole chiave Fiorenzo le ha pronunciate ripetutamente in quell’intervista di 17 mesi fa, spoilerando quella che poi è diventata la quarta copertina del suo ultimo libro, che, in questi giorni, è su tutte le librerie.

Per concludere questo semplice contributo voglio restituire la parola a Fiorenzo, ma non all’intervista di 17 mesi fa, quanto ad post che ha pubblicato una settimana fa, dal titolo: Spintoni e ispirazioni, e ricordava il fatto che diversi anni prima, il 17 maggio del 2017, ci siamo incontrati a sempre a Quartucciu ed in quell’occasione, il suo amico di infanzia, Giorgio Pisano, lo esortò a scrivere un romanzo ed ha aggiunto: non che non avessi già in mente di farlo, ma quell’esortazione mi colpì in modo particolare, per cui iniziai subito a lavorarci sopra, sulla base di alcune tracce che avevo. Come dire, conta l’ispirazione, ma a volte dietro la genesi di una opera ci sta anche una spinta data al momento giusto.

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