Maggio 22, 2022

Dedica ad un nonno molto speciale_di Angelica Grivél Serra

Sei mesi fa abbiamo adottato un nonno, alla soglia dei suoi 98 anni di vita. Beh, ecco, non che lui sia un vegliardo ordinario.

Si chiama Riccardo Cannas ed è il sarto di Ulassai, legato a mia madre da una cuginanza felice, che li rese affini e amici sin da quando lei era bambina, sebbene tra loro ci fosse uno straordinario scarto anagrafico.

Oggi, mio padre, dismessi i panni dell’imprenditore, converte su di lui la sua forza matura. Orienta tutto il quotidiano attorno al nonno Riccardo e alla fragilità che ha ormai incurvato la sua altezza, le vertigini di quel metro e ottanta che lui vestiva sin dagli anni Trenta, assieme al fior di conio delle sue camicie abbaglianti di bianco e di fresco appretto.

Mia madre, che gli riserva la premura di puntuali pasti equilibrati, soprattutto gli rinfranca la memoria, affinché lui non smarrisca mai la caratura del suo essere, del suo mestiere, della sua sagace ironia. Della sua intemerata probità.

Infine, mio fratello con i suoi sanguigni e puri 17 anni, ed io, già risoluta nel percorso del disincanto, abbiamo scoperto che un nonno adottivo è un nonno vero.

Una persona sulla quale germinare maree di tenerezza, alle quali egli risponde con fioriture d’affetto inatteso, inusitate persino per lui, figlio unico di madre vedova, araldo della propria solenne solitudine sinché non ha vinto l’urgenza di una famiglia.

E a dispetto di remoti fantasmi che a tratti fumeggiano e gli scuotono le mani inquiete, il mare di casa nostra che ora lui contempla dalla finestra è il suo ultimo paese. Estrema dimora del suo sguardo sereno.

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