Ottobre 5, 2022

Putin e Dostoevskij_di Armando Santarelli

La scoperta delle ennesime atrocità perpetrate dall’Esercito russo ai danni del popolo ucraino, e le recenti, minacciose dichiarazioni contro l’Occidente di Vladimir Putin e di Marija Zacharova, l’arrogante portavoce del Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, non fanno che confermarmi nei giudizi espressi nella lettera del 3 marzo scorso indirizzata all’Ambasciata di Russia in Roma e pubblicata sulle pagine del Cagliaritano.

In quella missiva, in mezzo ad altre considerazioni, parlavo del male che, secondo me, si annida nell’animo di Vladimir Putin, e gli dicevo di andare a rileggersi Dostoevskij. Senza presunzione, quando ho formulato quel giudizio sapevo ciò che facevo; qui voglio esplicitare la mia affermazione.

Conosciamo tutti la grandezza del romanziere russo, la sua capacità di spaziare nell’universo letterario, di scrivere di amore puro e di perdizioni sataniche, di ateismo e di amore per Cristo, di penetrare nei recessi dell’animo delle classi nobili così come della gente più umile. E tuttavia non c’è dubbio che i temi fondamentali della sua opera siano individuabili nella psiche umana imperfetta e nel male in tutte le sue manifestazioni.

In Delitto e castigo, Raskol’nikov, giovane studente dominato da una tragica e invincibile esaltazione di sé e della liberà assoluta, si convince che da un omicidio potrà scaturire un bene maggiore, e uccide una vecchia usuraia e la mite sorella di questa. Raskol’nikov si pentirà dei suoi delitti; intanto, ha potuto sperimentare la potenza del male come frutto di un impulso diabolico e di una volontà arbitraria.

Nei Demoni, l’indifferenza morale di uomini interiormente vuoti è incarnata in Stavrogin, individuo che ignora ogni regola sociale e umana, tanto da non essere più in grado di distinguere il bene dal male.

Sempre nei Demoni, Stepàn Trofímoviĉ Verchovenskij e suo figlio Pëtr sono la personificazione del male che prende la forma della distruzione. In particolare, Pëtr è convinto che in nome delle sue concezioni tutto sia possibile e tutto gli sia dovuto. Ma la volontà di distruzione di Pëtr è figlia delle manchevolezze paterne, e in particolare del peccato della menzogna, che Stepàn Trofímoviĉ ha adottato per tutta la vita. “Il peggio”, afferma questi in un noto passo dei Demoni, “è che credo a me stesso anche quando mento”.

Che Putin sia diventato il più falso Capo di Stato del nostro tempo è cosa innegabile; le menzogne che continua a propalarci dall’inizio della guerra sono assurde, grottesche nonché distruttive, invisibili solo ai lacchè che ha scelto per compagni. Non credo, però, che qualcuno di loro si sia astenuto dal fargli una domanda che avrebbe dovuto far vergognare qualsiasi persona dotata di una mente razionale e moralmente sana, spingendola a non macchiarsi della gigantesca mostruosità cui stiamo assistendo: “Ma si può fare la guerra a un popolo che dimostra chiaramente di non voler diventare russo, che sente di appartenere a una Nazione che ha una sua costituzione, una sua lingua, una sua fisionomia, una sua bandiera, una sua cultura?”

Menzogne che hanno la loro genitrice nella patetica e funesta definizione di “operazione speciale” al posto di “guerra”. La Nemesi, però, è sempre in agguato: l’operazione speciale si sta risolvendo nella desertificazione di intere aree del Donbass, nella totale distruzione di città, villaggi, centri industriali, edifici pubblici, scuole, ospedali; ma soprattutto, a tutt’oggi, nella morte di centinaia di bambini innocenti, di centinaia di migliaia di soldati e civili ucraini, di quasi cinquantamila soldati russi.

Tuttavia, per l’uomo del Cremlino, e per i filoputiniani di casa nostra, la colpa è dell’Occidente – che ha reagito alle sue gentilezze verso i “fratelli” ucraini –  è della NATO – che non ha invaso alcuno Stato – è di Joe Biden, è di qualche centinaio di neonazisti ucraini!

A corollario di tutto ciò, il nuovo “ordine mondiale” che Russia e Cina sarebbero chiamate a realizzare. Che cosa? Un ordine mondiale dettato da Putin e Xi Jinping, i maggiori negatori, nell’ambito delle grandi Potenze, del diritto al dissenso, all’espressione del proprio pensiero, alla libertà individuale? Noi dovremmo prendere esempio da voi? No egregio Presidente, ci teniamo un Occidente che traballa, ma nel quale manifestiamo ogni giorno liberamente il nostro pensiero, nel quale possiamo partecipare democraticamente alla vita politica, nel quale possiamo andare in una trasmissione televisiva per criticare il nostro Primo Ministro senza timore di venire arrestati (o peggio).

Ma il carattere dostoevskiano che più si attaglia alla natura di Vladimir Putin è quello dei feroci funzionari che dirigevano le terribili colonie penali siberiane della Russia zarista. Ecco le parole di Dostoevskij nelle Memorie da una casa di morti (1860-1862): “La tirannide è un’abitudine: è dotata di capacità di sviluppo e alla fine si tramuta in una malattia. (…) Il sangue e il potere inebriano: sviluppano la volgarità e la depravazione; le dimensioni più anomale diventano accessibili alla mente e a i sensi, e infine si fanno dolci. L’uomo e il cittadino nel tiranno periscono per sempre. E il ritorno alla dignità umana, al pentimento, alla rigenerazione diventa per lui quasi impossibile. Inoltre la possibilità di un simile arbitrio agisce in modo contagioso anche sulla società tutta: un tale potere è seducente”.

Sangue e potere inebriano: ce n’è abbastanza, nella carriera politica e (dis)umana di Vladimir Putin per confermare che il male, in lui, non ha i tratti della banalità di cui parlava Hannah Arendt: il dittatore russo non sta rispondendo a nessun ordine, a nessuna necessità storica. Gli analisti geopolitici dimostrano che le guerre degli ultimi decenni hanno inseguito il petrolio e il gas: proprio le materie prime di cui la Russia abbonda. Tutto il quadro dell’aggressione a danno di uno Stato indipendente e democratico dimostra che il male, in Putin, si declina in un’espressione concretamente brutale assai più che in una dimensione metafisica.

Non c’è alcun dubbio che – a prescindere dai gravissimi problemi che ha provocato in mezzo mondo – questa guerra sia insensata, ingiusta, che la si poteva e doveva evitare; è altrettanto fuor di dubbio che la Storia condannerà un personaggio che agli appellativi di autocrate, tiranno, assassino, ha voluto aggiungere quello, ancor più infamante e nefasto, di criminale di guerra.

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