Luglio 14, 2024

Incontro con Elisabetta Pilia: energia, coscienza e pensiero ci proteggono dalle esuberanze dell’ego_di Simonetta columbu

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Studiosa di spiritualità, di magia, di cinema… tutte materie che ci interessano molto. Sappiamo che
potresti dirci tanto, e sicuramente quest’intervista non basterà, sull’energia. Che cos’è l’energia?
Come gestirla? Come stimolarla? Ma partiamo dal principio….

Cos’è l’energia?

L’energia è una forza vitale, è ovunque, la tradizione ci insegna che ogni essere vivente possiede un campo vitale che è emesso dall’energia del corpo ma al di là della materia fisica esiste una materia eterica che è il piano dell’informazione legato alla coscienza. Le onde eteriche create dal nostro corpo si propagano come quelle elettromagnetiche e possono essere non solo percepite ma anche viste, come ad esempio la lettura dell’aura. Queste onde formano il campo vitale.

Si parla tanto di ‘entanglement’, ma cos’è?

Nell’entanglement una particella non può essere considerata individualmente, ma solo considerando anche le altre particelle. Quindi non si tratta di particelle individuali, bensì di un insieme inseparabile di particelle. Non c’è limite spaziale. L’entanglement che tradotto dall’inglese significa ‘’groviglio-intreccio’’, implica una correlazione tra le particelle a distanza, quindi l’entanglement ha un carattere non locale della realtà fisica. Questa comunicazione avviene ad un livello molto sottile tra le particelle, e non essendoci un carattere locale della realtà fisica, anche a grandi distanze ci può essere questa connessione.

Pensare qualcuno ed incontrarlo…

Se si pensa a qualcuno e poi lo si incontra, in realtà c’è una connessione, c’è una forza, una potenza della nostra mente, ma più che della mente, direi della nostra consapevolezza e della nostra intenzione, che fa sì che entriamo in contatto con l’energia di un’altra persona e ciò può rendere possibile questo incontro.

Qual è il rapporto tra coscienza e incoscienza in questa materia?

C’è uno studioso e insegnante spirituale che apprezzo molto, lui è Tedesco e si chiama Eckhart Tolle. Mi ha stimolato la sua visione secondo la quale è necessario disfarsi dei condizionamenti collettivi che fanno parte dell’eredità degli uomini.

Perché?

Questi condizionamenti mantengono gli uomini in uno stato perenne di sofferenza, in delle prigioni create dal rumore della psiche e dell’ego nonché -la voce mentale- che vuole sempre categorizzare e comparare. Quando si riesce a non alimentare il mentale ma invece si riesce ad osservare i propri pensieri come un osservatore esterno ci si libera dalla tirannia della mente e si raggiunge un vero stato di unità con l’essere (il nostro essere). Questo stato di profondità e presenza attiva ci rende più svegli e coscienti di quando ci si identifica con il mentale. Questa condizione aumenta inoltre le frequenze vibratorie del campo energetico e si avverte una grande gioia. Tra ego e sé. Il mentale ci fa pensare al passato e al futuro ma non ci fa stare nel presente. Agli occhi dell’ego il presente non esiste, all’ego interessa le proiezione sul futuro e le speculazione sul passato. Un futuro in cui saremo felici “SE realizzeremo questo o quell’altro”. Ma non possiamo sapere cosa accadrà nel futuro e questa aspettativa può essere rovinosa e deludente. È molto importante invece saper canalizzare l’energia sul presente. Dare valore all’attività che svolgo nel qui ed ora, compresa la respirazione, che è un po’ l’essenza della meditazione. Il mentale dev’essere un mezzo a nostra disposizione, non dobbiamo invece esserne sudditi. L’ego nasce quando siamo succubi della mente creando un falso sé. Ma l’ego è un sé fantasma, non un sé reale. 

In che senso?

Il contenuto e la visione del proprio io (chi siamo) non deve dipendere ed essere contaminato dal pensiero mentale, ovvero da quella vocina che talvolta ci tortura, influenzata dalla nostra educazione, dalla società, quella vocina con perenni aspettative. Il dare retta a questa voce non ci porta quasi mai alla felicita, è invece una tirannia che crea visioni distorte.

Il pensiero e la coscienza non sono sinonimi.

Senza la coscienza il pensiero non può esistere Ma la coscienza non ha bisogno del pensiero. Non bisogna essere alla mercé del dialogo interiore involontario. Son importanti le pause tra lo stato mentale e non mentale. Ed è proprio nelle pause che può emergere la creatività. Il mentale se lasciato solo diventa sterile e distruttivo.

Emozioni. Le emozioni sono le reazioni involontarie sul mentale. Per esempio la collera non è altro che un pensiero ostile determinato da uno stato mentale e spesso non si è coscienti degli schemi del pensiero. Meno si sarà presenti agli schemi del pensiero più sarà grande la nostra carica emotiva, una carica produttiva e viva. Concentrazione e attenzione verso l’interiorità sono la parola chiave.

Purificazione.

La purificazione di luoghi, persone e cose non può realizzarsi mai se non attraverso la coscienza. Rimanendo in contatto con sé stessi ci son diversi rimedi per purificare gli oggetti, una via è far scorrere l’acqua visualizzando nella mente che tutte le energie che non ci appartengono e non vogliamo escano e vengano lavate. La luce del sole o quella della luna possono ricaricare energicamente. Si possono purificare anche gli ambienti per esempio con il fumo, pratica usata in tutto il mondo. Incenso e mirra si usano anche nella chiesa cattolica, e sono nostri alleati.

Dare e avere.

L’ equilibrio è la chiave di volta, bisogna proteggere il proprio campo vitale per poter dare energia.

Grazie Elisabetta! 

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