Marzo 16, 2026

Gigi Riva, intervista impossibile: tra guerre e Paradiso_di Attilio Gatto

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Gigi, come va?

“Beh, qui ci sono tanti amici. Anche Gianni Brera. Così San Pietro mi ha chiamato “Rombo di tuono”. Ma Brera litiga spesso con Grazia Deledda. La Premio Nobel dice che le ha rubato il mio soprannome.”

Che sensazioni si provano Quassù?

“È come giocare a Città del Messico. Solo che qui siamo più in alto.”

Ci si annoia in Paradiso?

“Ma no, ho prenotato un posto nella squadra di Scirea e Nenè. Mi vogliono bene. Mi hanno dato la mia maglia numero 11.”

Se non è noia, è gioia…

“Sì, una gioia particolare, il termine “gioia” non basta a contenere ciò che si prova. È una gioia che sa di tranquillità, ma anche di benessere, di calma, di pace. Nessuno qui le ha saputo dare maturazione linguistica. Si prova e si sorride.”

Ti manca la terra?

“Per niente. Io la vedo, vi vedo. E devo dire che è una buona postazione, direi paradisiaca. Purtroppo vedo anche le guerre e non mi piacciono. Eppure ci vuole poco per evitarle. Basta che l’umanità si aiuti, che ci sia qualche scaramuccia è inevitabile, ma la violenza porta violenza. Lavorate per la pace.”

Sei già sceso in campo?

“Certamente. Qui ci sono regole sane. Leali con i compagni e con gli avversari.”

Niente di nuovo per te, maestro di lealtà…

“No, non è così facile, qui la lealtà vale più di un gol. Se alzi la voce, tre turni in panchina.”

E a te va bene?

“Benissimo. Sono regole. Vanno osservate.”

E il gioco?

“Il gioco è entusiasmante. Qualche volta ti riesce di volare. Un dono di San Pietro ai più meritevoli. M’è riuscita una rovesciata a quattro metri da terra. La palla sembrava avesse le ali. Il portiere non l’ha vista arrivare. E s’è insaccata nell’angolino. Che soddisfazione!”

Tutto di sinistro?

“Qui potrei usare anche il destro. Ho imparato. Ma al sinistro sono troppo affezionato”

E’ una forza che viene dalla sensibilità, dalla solidarietà, sei il numero uno anche qui.

“Mmmm! Mica vero. Un giorno è arrivato Pelè. Ci siamo abbracciati. Poi in campo mi ha fatto impazzire. Ma bisogna accettarlo. E’ inutile gonfiarsi come la rana vicino al bue. Per fortuna c’è sempre qualcuno più bravo di te, da cui puoi imparare nuove giocate e nuove qualità da campione sul campo e nella vita del Paradiso”.

Abbiamo finito. Ci salutiamo. Riva ha un impegno importante: parlare con gli ospiti del Paradiso che non si sono ancora ambientati, aiutarli ad andare avanti. E mentre lui si volta e cammina dò un’occhiata al cielo dei calciatori: è un grande prato verde, una prateria, che potrebbe contenere mille campi di calcio. Ma nessuno ci pensa a queste sbruffonate da superuomo. Qui uomini e donne si fanno bastare un solo campo e nessuna guerra.

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