Agosto 6, 2021

Anna Saba, le sculture oltre la poesia_di Alessandra Menesini

Galeotto fu il nonno scultore. Non sa esattamente, Anna Saba, quando ha iniziato a maneggiare il compressore,  tra nuvole di polvere bianca. E non per modellare i graniti del natio guspinese bensì  per attaccare il marmo, la pietra che i Greci chiamarono  “splendente” Roccia metamorfica, dicono le enciclopedie, ad alto tasso  di luminoso carbonato di calcio. Materiale monumentale, di fiero carattere e coriacea resistenza, sul quale Anna Saba interviene senza brutalità, rispettandone l’inclinazione.

Le venature e le intrusioni, anche quelle delle brune trachiti, sono anzi per lei una sorta d’indicazione, un suggerimento a praticare linee e tagli, a tirar fuori una forma quasi già disegnata. Nella sua più recente personale, GEA, al Castello di San Michele di Cagliari, ha allineato tra i conci di calcare dei ruderi della chiesetta +pezzi in marmo, in alabastro, in basalto, in connubio con ramoscelli dissecati. Rametti, foglie e i versi di un  poeta greco. Un canto alla terra, il più maltrattato (da noi umani) dei pianeti.

Una sensibilità già evidenziata in una esposizione, alla Casa Foddis di Monserrato , di lavori che potevano essere letti dai non vedenti attraverso il tatto .Molte sono le sue opere esposte stabilmente negli spazi pubblici : a Cagliari alla Cittadella dei Musei ,all’ Exmà, all’Orto Botanico. A  Villanova Forru, al Museo Man di Nuoro. Ma notevole in particolar modo ,per la sua valenza narrativa, è una installazione conservata in permanenza+ al Museo Martel della Grande Miniera di Serbariu . S’intitola Camera Obscura questo splendido accumulo di oggetti, di carte, di mobili, di mirabilia , di flaconi , di lumi. Un cabinet da antico scienziato, un repertorio di unicorni , farfalle artiche, uova di Dodo, papiri e formule matematiche. Tutto falso, tutto verosimile . E segreto, perché il contenuto dello studio è visibile solo da un foro sul muro .

Anna Saba vanta anni di professione,  e sortite ,oltre che nella Sardegna intera, a Salamanca, New York, Roma , Barcellona, Spoleto, Milano. Artista  versatile  e capace di usare la carta, le forbici e la colla per realizzare libri d’autore e pregevoli collages , fa a parte di Plexus, movimento internazionale ideato e capitanato da quel genio di Sandro Dernini. La prima personale negli anni Ottanta alla Galleria La Bacheca , aperta e diretta da Lidia Scuto , ha dato inizio a una sfilza di titoli e date in un curriculum di inconfutabile spessore . Nonostante l’esperienza e la maestria , la scultrice continua a passare lunghi e amatissimi soggiorni a Pietrasanta , patria di scalpellini e cavatori . Qui ritrova le ascendenze toscane di sua madre Eura e gli immani massi delle Apuane .

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